Si è conclusa con successo il 6 dicembre scorso, la decima edizione di Passioni in musica, organizzata da 50&Più Forlì Cesena dedicata al tema dei profughi e della pietà.
Un pubblico che ha sfiorato le oltre novanta presenze ad evento, cinque lezioni-concerto, un ricco programma che ha proposto partiture che andavano da Monteverdi a Sostakovic, dalla tonalità alla dodecafonica: questi alcuni dati della manifestazione.
La splendida sala settecentesca dell’Aurora del forlivese Palazzo Albicini e la chiesa romanica di San Pietro a Forlimpopoli hanno fatto da cornice agli eventi di “Passioni in musica”. Musica e parola hanno intessuto un dialogo serrato sul tema delle migrazioni, argomento che da secoli continua a essere drammaticamente attuale per il continente europeo e in particolare per i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Attraverso un lungo viaggio che parte da Omero e dai tragici greci, le cinque lezioni-concerto si sono interrogate su cosa significhi abitare la terra e se l’abitare può essere inteso come un diritto. Forse, questa la conclusione a cui si è giunti al termine della manifestazione: bisognerebbe auspicare un radicale cambio di prospettiva, dove la parola ‘diritto’ è sostituita da communitas. Una parola che unisce cum di un munus, e cioè di un dovere, di un diritto, di un dono-da-dare: questi sono i tre significati della parola latina. La communitas vede infatti nella terra il principio costitutivo di ogni uomo: provenienti dall’humus e all’humus destinati a tornare in quanto mortali. Una presenza che non può essere permanente ma solo provvisorio, da proteggere e amare con infinita pietà.
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