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L'Assistenza

Lo scenario

Il panorama italiano dei servizi socio-assistenziali si è notevolmente ampliato e ha raggiunto  livelli di dinamicità, eterogeneità e complessità tali da imporre a tutti gli attori del settore (medici, famiglie, volontariato, enti programmatori ecc.) una capacità di lettura e orientamento molto elevata.

Sul piano dell’offerta esiste una molteplicità di soggetti dal volontariato, all’associazionismo, alle cooperative sociali fino all’impresa sociale nata nel 2006.

Le strutture residenziali e semiresidenziali a disposizione degli utenti sono di svariato tipo dalle case protette, alle comunità alloggio, alle case di riposo, ai centri diurni e così via ma sono presenti in modo molto differenziato sul territorio.

Sul piano della domanda i bisogni crescono e si diversificano col crescere della popolazione anziana delle patologie e con l’affermarsi di un modello di famiglia nucleare in luogo della tradizionale famiglia estesa in cui i compiti di assistenza e cura vengono spesso svolti da un familiare convivente.

Negli anni le politiche di spesa pubblica e le discipline per l’accesso ai servizi, come l’erogazione  e il controllo delle prestazioni, si sono molto differenziate anche in territori contigui determinando molte disparità di trattamento fra i cittadini, e d’altra parte la progressiva partecipazione degli stessi alla spesa ha comportato una loro maturazione come utenti-fruitori di servizi socio-assistenziali.

Quello che manca assolutamente, nonostante il varo della legge quadro sull’assistenza del 2000, che ha tentato di individuare come punto di raccordo fra offerta e domanda il segretariato sociale, è una struttura sul territorio che sia in grado di fornire tutte le informazioni aggiornate e in tempo reale sulla disponibilità di tutti i servizi e sulle loro caratteristiche di accessibilità per i cittadini.

Le normative degli anni ’90 hanno individuato nel terzo settore, nella sua accezione più ampia, il soggetto che, sulla base del principio di sussidiarietà, è in grado di attuare una soluzione di welfare mix (integrazione pubblico/privato sociale) producendo valore aggiunto in questa rete di servizi.

Tuttavia negli ultimi 17 anni questo sistema non è decollato per la fatica manifestata dagli enti pubblici ad abbandonare le competenze sulla erogazione dei servizi e anche perché i soggetti privati sono a tutt’oggi concepiti come  area di “supplenza di personale pubblico” ed esternalizzazione di manodopera a basso costo. D’altra parte la carenza di risorse ha fatto il resto dando luogo al meccanismo delle gare di appalto al massimo ribasso con gravi disagi sul fronte dei servizi.     

In Italia la famiglia continua ad essere il provider principale per l’assistenza alla persona disabile. A livello nazionale quasi l’80 per cento delle famiglie con disabili non risulta assistita dai servizi pubblici a domicilio e oltre il 70 per cento non ha alcuna assistenza pubblica né privata. Dall’evoluzione demografica attesa  avremo nei prossimi anni un cospicuo aumento delle persone bisognose di assistenza a domicilio a causa dell’incremento dei nuclei familiari con anziani soli.

Le proposte

E’ urgente realizzare strutture sul territorio che, in convenzione con il servizio pubblico, sulla base della rilevazione diretta dei bisogni dei loro utenti, siano in grado di mettere in rete tutti i servizi pubblici e privati presenti integrando le varie banche dati.

Per far questo è possibile costruire pacchetti di servizi a partire da diverse tipologie combinate di prestazioni. Ad ogni tipologia di servizi corrisponde un livello differenziato di bisogni socio-assistenziali espressi dall’anziano e dalla sua famiglia (un modello di social advisoring)

In questo modo si può differenziare l’offerta sulla base della personalizzazione del servizio. Si possono articolare tre tipologie di servizi:
  • Infosportello salute o punto unico di accesso:serve a fornire informazione al familiare o al care giver su rete di assistenza territoriale (assistenza domiciliare, strutture residenziali e semiresidenziali, servizi di trasporto esenzioni, diritto alla casa ecc.);
  • sostegno alla domiciliarità: oggi concretamente la  domiciliarità è supportata quasi esclusivamente da famiglie e da assistenti familiari; fino a che domotica e telemedicina non diverranno realtà diffuse sul territorio e fino a che l’housing sociale (case alloggio, comunità protette etc) non sia sufficientemente diffuso, diventa cruciale mettere l’anziano non autosufficiente o parzialmente autosufficiente in grado di sostenere l’impegno economico dell’assistente familiare. Perché il “nero” che, in questo settore incide notevolmente, emerga occorre almeno rendere deducibili dal reddito del pensionato l’intero importo del contratto o, dove esista l’accompagno, la differenza fra questo e l’importo percepito dalla collaboratrice;
  • sostegno alla famiglia: esistono già esperimenti avviati di elaborazioni di profili-utente cui possono abbinarsi diverse combinazioni di pacchetti servizi; la possibilità di avviare esperimenti significativi in zone mirate del Paese; in questo campo significa arrivare ad affermare un piano di cura della persona che tenga conto di tutti suoi bisogni socio-relazionali, spaziando dalle iniziative di anzianità attiva (banca del tempo) a condizioni di agevolazione nell’assistenza per periodi mirati (post-ricovero, ferie familiari ecc.) e mutua socio-integrativa (consulto medico, prestazioni specialistiche e diagnostica strumentale a prezzi contenuti) accesso a sistemi di finanziamento agevolato della spesa sociale.

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