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Le perle della memoria

Una collana di libri scritti a mille mani: sono“Le Perle della Memoria”. Ciascun volume è frutto del lavoro di centinaia di ricercatori guidati da decine di coordinatori; ma è il risultato soprattutto della collaborazione di una folla di anonimi autori, tutti impegnati a fermare nel tempo valori ed esperienze da conservare per le generazioni future.

I volumi finora pubblicati sono:


1 - Il mangiare di una volta;

2 - I mestieri di un tempo;
3 - La spesa familiare;
4 - Come giocavamo;
5 - Come vestivamo;
6 - Il prato di narcisi: ovvero i modi del corteggiamento e i riti nuziali;
7 - L’emigrazione italiana a cavallo tra ’800 e ’900;
8 - Come viaggiavamo: dal calesse alla 600;
9 - Come abbiamo sconfitto la guerra;
10 - Di padre in padre;
11 - I luoghi dell’incontro;
12 - Le parole che cantavamo;
13 - La festa del Santo patrono. I luoghi, la memoria, il racconto;
14 - L’utilizzo della scrittura, come comunicazione, nelle età della vita; 
15 - La cittadinanza difficile. Memorie di vita femminile;
16 - Pubblicità!;
17 - Vacanze in bianco e nero. La villeggiatura nel’900;
18 - Dalla bottega all’ipermercato.




Il mangiare di una volta


Gli anni a cui si riferiscono le testimonianze riportate nel primo volume della collana Le perle della memoria (fonti orali che arrivano fino ai primi anni del Novecento) erano ancora segnati da diffusa indigenza alimentare: non esistevano beni alimentari superflui, tutto andava consumato. I valori e i modelli di comportamento, caratteristici delle culture tradizionali delle diverse parti d’Italia, presentavano notevoli differenze ma anche profonde analogie... affinità e contraddizioni che in questa ricerca sono state fedelmente registrate.


I mestieri di un tempo

Per acquisire i dati utili alla ricerca I mestieri di un tempo si è operata una precisa scelta metodologica: far parlare direttamente, il più possibile, i protagonisti. E’ per questo motivo che il volume può rappresentare un itinerario da ripercorrere per la dilatazione della nostra consapevolezza storiografica. Il quadro dei mestieri tradizionali viene qui delineato a partire da un’accurata ricognizione degli strumenti di lavoro, componendo un prezioso documento corredato anche da un notevole supporto iconografico.

La spesa familiare

Il materiale presentato costituisce un campionario esemplare di quelle “fonti povere” che da tempo gli storici hanno imparato ad apprezzare e utilizzare. I libri di conti familiari, in primo luogo e poi gli altri documenti relativi al tema: inventari corredali, prontuari gastronomici, repertori merceologici e, infine, le testimonian-ze-intervista che hanno rivelato un volto dell’Italia domestica tradizionale. Il complesso documento conserva le tracce di un vissuto personale, familiare e sociale che lungo i percorsi della memoria è giunto fino a noi con la suggestività e l’interesse delle migliori testimonianze del passato.

Come giocavamo

I giochi e i giocattoli hanno storia ben più antica e un significato ben più profondo di quello che ad essi comunemente si attribuisce. Studiati più dalla pedagogia che dalla etnografia e dell’antropologia, essi hanno importanza perché documentano le forme tradizionali e popolari della vita infantile e del tempo libero, rispecchiano usi, credenze, riti maturati negli anni. Il volume, contenente anche molte fotografie, costituisce un’approfondita riflessione sulla problematica del gioco nelle sue varie articolazioni e analizza i numerosi dati forniti dalla ricerca.

Come vestivamo

L’industria si serve della moda per la vendita dei prodotti, ma la moda a sua volta è foggiata sulle esigenze profonde dell’epoca in cui si vive. Si può parlare di bellezza e di funzionalità, ma sono categorie insufficienti per spiegare i fenomeni della moda. Il vestito ha un valore simbolico che non può essere trascurato, perché esprime appartenenza, relazionalità, aspettative. Gli abiti “di un tempo” vengono qui presentati e offerti alla visione come interessanti testimoni di epoche trascorse, di usi quasi cancellati dalla memoria.

I modi del corteggiamento e i riti nuziali

Una tappa fondamentale che non poteva mancare: il magico spazio che dal corteggiamento porta all’amore e al suggello del matrimonio. Dedicare un volume ai modi del corteggiamento e ai riti nuziali è un doveroso tributo all’amore, al sentimento più profondo e più nobile che esprime l’animo umano. E’ un volume ricco e denso di stimoli in cui infinite storie personali ricamano e danno colore a un percorso virtuale che va dall’incontro alla conoscenza, dal corteggiamento al fidanzamento, dal matrimonio alla condizione della donna.

L'emigrazione italiana tra 800 e 900


Oggi che per l’Italia l’emigrazione si è trasformata in immigrazione, non possiamo dimenticare la sofferenza connessa a questi fenomeni e, insieme, l’utilità reciproca che essi hanno rivestito sia per i paesi di origine che per quelli ospitanti. Ricostruire le memorie dell’emigrazione è rendere omaggio ad alcuni artefici dello sviluppo del nostro Paese, ed insieme è imparare a vivere in un mondo dove i confini scompaiono e ci ritroviamo, gli uni accanto agli altri, sempre più in un “villaggio globale”.

Come viaggiavamo dal calesse alla 600

Con questo lavoro si è voluto misurare la percezione che la gente comune ha avuto di un passaggio epocale, tanto importante da poter essere paragonato alle grandi rivoluzioni che hanno infiammato i decenni di fine ’700 o i primi anni del ’900. I testimoni di questa ricerca sono coloro che nel breve volgere della loro vita hanno visto e vissuto, attraverso l’avvento della motorizzazione, il passaggio a questo mondo improvvisamente nuovo.

Come abbiamo sconfitto la guerra

Gli anni dei conflitti e delle divisioni hanno forgiato una generazione capace di distinguere la pace vera dalla semplice assenza di guerra. Oggi siamo ancora lontani dall’aver costruito un mondo davvero pacifico. Tuttavia per coltivare e rendere produttivo quel clima positivo che sembra essersi instaurato tra i Paesi degli ex blocchi contrapposti c’è bisogno come non mai di qualcuno che ricordi, qualcuno che dica: “attenzione, perché io c’ero e so quanto basta poco perché la fiamma dell’odio - non importa se etnico, razziale, politico, religioso, culturale, sportivo perfino - riprenda ad ardere bruciando tutto ciò che incontra sul suo cammino”. Questo volume costituisce, appunto, un’antologia di preziosi “io c’ero”.

Di padre in padre, genitori figli nel secolo xx

Come è cambiato il ruolo di padre (e di madre) nel corso delle ultime generazioni? Il decimo volume delle Perle della Memoria coglie le voci di figli e figlie, padri e madri che partecipando dei due ruoli, lungo il percorso della loro vita, sono stati attori a volte capaci d’interpretazioni nuove a volte tenaci difensori della tradizione, ma si sono comunque misurati con questa condizione vitale per le “sorti” della società presente e futura. Dopo aver rovistato nel mucchio delle loro esperienze quotidiane dapprima nella parte di figli e poi in quella di padri, si dipana, quindi, il racconto delle esperienze dei testimoni di un “passaggio” che supera di gran lunga quello meramente generazionale, per inoltrarsi tra i segreti e gli aspetti riposti della vita materiale e sentimentale delle famiglie italiane nell’arco degli ultimi cento anni.

I luoghi dell'incontro

La ricerca sui "Luoghi dell'incontro" diventa laboratorio di riflessione e di composizione di esperienze diverse, che da individuali e collettive si trasformano in memoria storica della comunità locale e nazionale. La memoria è una ricostruzione a posteriori, che avviene attraverso il raffiorare dei ricordi in base agli stimoli e alle indicazioni del presente. In questa dimensione è stata condotta la ricerca finalizzata ad affrontare l'intreccio problematico tra memoria e luoghi dell'incontro. La ricerca è stata impostata come un processo di autoformazione e il suo esito è duplice: l'individuazione di alcuni snodi nella memoria sociale delle generazioni dell'Italia fascista e repubblicana e la produzione di percorsisulle modalità di costruzione delle memorie collettive degli ultimi cinquanta anni. In questo modo si spera di contribuire a creare l'identità di un popolo: rigenerando valori, simboli, forme di convivenza, attraverso processi di memorie, plurime e diverse. Questa ricerca delle "Perle della memoria", sviluppa una rete visibile di percorsi di memoria diffusi, registrando le differenze, ma anche le comuni appartenenze e valorizzando iniziative e strutture già esistenti.
La forte accelerazione della nostra vita tende a non assorbire e valutare le emozioni su cui la memoria si basa, come sugli affetti, sugli aspetti emozionali, nell'ambito dei sentimenti, delle passioni che comportano gli eventi. Le testimonianze portano uomini e donne in carne e ossa, con i loro sentimenti e le loro scelte di vita, con un impatto emotivo nei confronti degli eventi storici, a ricordare secondo l'impercettibile filo rosso delle emozioni. Le testimonianze riconsegnano così ai legittimi attori degli eventi e all'ascoltatore attento, il senso dell'essere nella storia.


Le parole che cantavamo


… non resta che chiederci: “Che cos’è una canzone?”
E per rispondere, ricorriamo alle parole più autorevoli che conosciamo: “Un’opera compiuta di chi compone parole in armonia tra loro, in vista di una modulazione musicale”. Era questa infatti la definizione di canzone che l’Alighieri, alla fine del Duecento, proponeva nel suo “De vulgari eloquentia”. Dante era un poeta e della musica delle parole se ne intendeva. Tecnicamente riconosciamo che questa definizione soddisfa anche noi moderni. Se non altro perché ci dice tutto dal punto di vista dell’autore, e con la massima semplicità. Ma, ai fini della nostra ricerca, non basta. Forse dovremmo ridefinire l’oggetto canzone, ponendoci, non dal punto di vista dell’autore, ma da quello di chi riceve la canzone, ossia dal punto di vista del fruitore. Come? Considerandola, per esempio, la trascrizione più semplice ed immediata -  e, proprio per questo attendibile - dei sentimenti, delle aspirazioni e delle pulsioni della gente in un certo momento della sua vita. E, aggiungerei, come uno degli strumenti più rapidi ed economici che abbiamo per sondare umori, febbre e cuore delle diverse epoche.
In definitiva, dal nostro punto di vista, la canzone potrebbe assumere la valenza di una fotografia o di un filmato d’epoca: diventerebbe un block notes fatto di quel tessuto impalpabile che è la memoria. Potremmo aprirlo con facilità (ci basta canticchiare due o tre parole di un refrain!) e, sfogliandolo, avere la bella sorpresa di trovarci di fronte a squarci illuminanti della nostra storia personale e collettiva.


La festa del santo patrono: i luoghi, la memoria, il racconto

“La festa patronale di un singolo luogo è un evento cerimoniale così complesso che, per analizzarla adeguatamente, gli studiosi compiono approfondite ricerche etnografiche, anche di anni. Non si poteva pensare che questa indagine avrebbe configurato un esaustivo compendio di centinaia di eventi festivi del nostro paese. L’oggetto della ricerca aveva il suo focus problematico sulla memoria ed il racconto della festa patronale, non sull’evento in sé stesso.
…Insisto nel sottolineare che ogni ricerca basata su fonti orali, su qualunque argomento si concentri, deve avere delle finalità “olistiche”, cioè deve riuscire ad evocare in qualche modo, anche se in maniera sintetica, l’intero vissuto degli intervistati, le loro condizioni di vita e di lavoro, le speranze, le tensioni di un intero mondo vitale. Il tema della festa patronale doveva riferirsi comunque ad almeno tre aree tematiche interconnesse: la dimensione festiva sacra e profana, la figura del Santo, la comunità locale.”

La scrittura come comunicazione nelle età della vita

“Dopo l’Unità d’Italia, e fino alla Seconda guerra mondiale, l’analfabetismo continuava ad essere molto diffuso tra i ceti poveri della popolazione sia rurale che urbana tanto che lo scrivano pubblico era una figura di grande importanza sociale perché attraverso il suo lavoro gli analfabeti potevano entrare in corrispondenza con persone lontane e assolvere a tutte le incombenze pubbliche. Lo scrivano pubblico svolgeva una professione di confine tra mondo letterato e mondo illetterato. Era un personaggio a due facce. Dalle descrizioni di chi non aveva bisogno dei suoi servigi appare come una persona patetica e dimessa che si accampa, con i poveri strumenti di lavoro (carta, penna e inchiostro) su un tavolino agli angoli delle strade o in una piazza di paese. Possiede copie di lettere adatte ai casi più comuni che usa secondo l’opportunità. Visto dalla prospettiva degli analfabeti, è il soccorritore pubblico, che permette di comunicare, attraverso la scrittura, con lettere a carattere sia pubblico sia privato, come quelle di corteggiamento e d’amore. Spesso anche chi sa scrivere fa ricorso a manuali e modelli o a frasi stereotipate nella corrispondenza, o a retorica spicciola in scritture intime che vogliono scimmiottare la posta del cuore. L’ultimo manuale in ordine di tempo risale agli Anni ’20, ma la sua diffusione è andata ben oltre quegli anni.
Allora andare ad indagare come i giovani di un tempo hanno vissuto la trasformazione della scrittura è fondamentale per capire ed esplorare la modalità ed il significato della scrittura stessa come forma di comunicazione; partendo dalle loro esperienze gli intervistati, attraverso il questionario, hanno contribuito ad entrare nell’oggetto della ricerca prestando voce, parole e testimonianze dirette”.


La cittadinanza difficile memorie di vita al femminile

Il mondo privato, sociale e politico: questi i tre filoni di studio affrontati nella ricerca. Tre spazi di realizzazione attraverso i quali le donne del secolo scorso sono passate, seguendo percorsi diversi, spesso difficili, quasi mai lineari. Spazi abitati anche dagli uomini, soprattutto da uomini che ne hanno definito le regole. Le donne del Novecento hanno “invaso” questi spazi, facendosi largo a fatica, e cercando, attraverso un lento processo di maturazione, l’individuazione di un’identità propria, originale, sganciata da un’arida emulazione degli stereotipi maschili. È importante che accanto alla voce delle donne appaia quella degli uomini, dei tanti uomini che hanno vissuto quella stessa storia da un angolo visuale del tutto differente.

Una prospettiva che possiamo immaginare, ma che non conosceremo mai fino in fondo (e non pretendiamo di farlo con questa ricerca), finché non ci fermeremo ad ascoltare anche la loro voce. Molti di loro hanno saputo leggere nella “fatica” esistenziale delle proprie madri l’inequità della condizione femminile del tempo. E, in alcuni casi, hanno reagito e risposto al sistema sociale dominante, definendo diversamente il proprio rapporto con le donne in casa, al lavoro, nell’impegno sociale e politico. La lunga marcia della difficile affermazione dei diritti di cittadinanza delle donne non è terminata e non tutte le donne ne sono consapevoli. Per questo è importante richiamare la memoria del passato: perché ricordando ciò che è stato non si torni indietro; perché analizzando la storia delle donne e degli uomini si possano favorire processi di piena affermazione della donna in tutti gli spazi, pubblici e privati, della vita sociale, evitando pericolosi “ritorni al passato”.



La pubblicità

«Piaccia o meno, la pubblicità è parte della realtà; in un certo qual modo è la realtà, comunque sia una rappresentazione alquanto fedele di ciò che ci circonda, uno specchio che ne riflette sommariamente i tratti essenziali sotto forma di parole, suoni, immagini, oggetti.Una sorta di “momento collettivo” che, anche lontano dai luoghi dove le merci vengono prodotte, conservate e vendute, ce ne rammenta insistentemente, talvolta ossessivamente, l’esistenza e, forse, il bisogno.  Per questo i messaggi e le immagini pubblicitari si trasformano nel corso del tempo. Non sono sempre uguali, semplicemente perché rispecchiano una realtà di volta in volta diversa. Mutano al variare della merceologia e al variare della nostra vita; sicché, attraverso gli uni e le altre la possiamo ripercorrere, la nostra vita, la possiamo ricostruire passo per passo. Un modo come un altro per leggere la Storia, ma anche la nostra forse meno maiuscola biografia. Tramite l’evoluzione dei beni che consumiamo, le cose che facciamo, gli abiti e gli odori che ci portiamo addosso, gli oggetti di cui ci serviamo quotidianamente, piuttosto che le storie degli eroi e dei condottieri di una volta, gli eventi e i personaggi epici che hanno cambiato il mondo, il cinema, la musica, il teatro, la letteratura, la moda o, che so, la storia del pensiero scientifico, la raccolta delle figurine Panini francobolli da collezione, l’evoluzione del giocattolo, dei viaggi o dei riti di corteggiamento. Un’occasione di memoria, dunque, né più né meno di tante altre. Anch’essa una “perla” della memoria collettiva».



Vacanze in bianco e nero la villeggiatura nel novecento

«Se guardiamo all’Italia degli ultimi Anni ’40, con le ferite ancora fresche del recente passato bellico, ci commuove la disperata ricerca di nuovi modi di essere liberi e felici. La gioia del mare, passione degli italiani, scoppiò come un fuoco d’artificio, mentre le coste italiane si riempivano di bagnanti ancora goffi nei costumi di lana intrisi d’acqua e di sabbia, ma felici di gettarsi nei cavalloni con l’entusiasmo di bambini. L’Italia andava finalmente in una vera vacanza.
E poi, con gli Anni ’50 e i primi segnali del miracolo economico, con le nuove utilitarie luccicanti, la villeggiatura diventò sempre più importante, segnale di una piccola agiatezza appena conquistata.
La vacanza come simbolo, dunque: simbolo del nuovo benessere negli Anni ’50 e ’60 e della trasgressione negli Anni ’70, con i campeggi liberi e le ragazze in topless, simbolo del riflusso negli Anni ’80 e ’90, con il lusso un po’ kitch dei grandi alberghi low cost, e simbolo della crisi nel nuovo millennio, quando la villeggiatura diventa sempre più breve e sporadica.
Il puzzle di questo secolo lo costruiscono le testimonianze di tanta gente, in tutta Italia. I ricordi ogni tanto si assomigliano, ma per chi li ha scritti sono unici. Leggendoli, possiamo ricostruire insieme una piccola epopea di cui siamo tutti protagonisti».


Dalla bottega all'ipermercato

In Italia gli ipermercati e i centri commerciali si diffondono incontrastati quando in altri Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, sono in chiaro decremento. Si è cercato di far credere che i nuovi templi del consumismo avrebbero costituito delle nuove centralità proprio per le periferie urbane dove erano stati collocati per la necessità di avere grandi spazi ed infrastrutture adeguate come le periferiche o i raccordi anulari, dovendo necessariamente accogliere una clientela fornita di auto. Di fatto in una realtà nella quale c’è sempre meno spazio per la progettazione urbanistica, i centri commerciali sono il frutto di interventi urbani ciclopici, con adeguati capitali trasnazionali investiti, che stravolgono e condizionano ampie parti non solo del territorio metropolitano, ma anche i territori extra-urbani nei quali vengono fatti sorgere.
Il mercato è diventato il sovrano assoluto nel definire l’assetto del territorio, determinando un consumo di suolo abnorme. Ogni tentativo di pianificazione viene scongiurato come un attentato alla libertà assoluta di intervento, come ostacolo alla “modernità”. Queste gigantesche città del consumo, della fantasmagoria delle merci vorrebbero essere indicate come il simbolo del trionfo della crescita economica illimitata, dell’incremento del commercio globalizzato che avrebbe dovuto portare sempre più benessere a tutti gli abitanti del pianeta.Eppure l’80% delle risorse continuano ad essere appannaggio di soltanto il 20% della popolazione mondiale. (…)
La vecchia bottega evocata nei vissuti di quanti vi hanno trascorso decenni di vita produttiva e relazionale non può essere considerata solo un esercizio per costruire la memoria del recente passato.
Tutti i movimenti che oggi a livello trasnazionale cercano di impegnarsi per un processo di crescita sostenibile, tra i loro obiettivi primario hanno il contrasto al processo di annientamento delle produzioni locali. Se le produzioni locali, come si auspica, si rivitalizzeranno anche nei Paesi del Nord del mondo, possiamo immaginare che ci sarà bisogno di nuove botteghe proprio simili a quelle sobrie di un tempo.

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