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L'intervista: Umberto Guidoni 

DA ASTRONAUTA A SCRITTORE, DALLE MISSIONI SPAZIALI ALLA TERRA PER RACCONTARE IL FUTURO 

«Vista dallo spazio la Terra è molto piccola e fragile. E ti rendi conto di quanto tutto quello che accade su questa bellissima sfera azzurra ti riguardi». Per questo Umberto Guidoni ha smesso i panni dell’astronauta: per dedicarsi.

di Luisella Berti

Dalle missioni spaziali a quella di scrittore e divulgatore. È in quest’ultima veste che Umberto Guidoni, il primo astronauta europeo a salire a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Ssi), porterà la sua esperienza di astronauta e astrofisico a Gold Age 2017, con l’incontro 8 passi nel futuro, titolo che riprende il suo ultimo libro dedicato ai più piccoli. «Insieme ad Andrea Valente - racconta - mi sono cimentato in uno sguardo a lungo raggio, immaginando scenari possibili. Sono racconti un po’ bizzarri utili, però, a far capire quali possibilità ci sono nel futuro per quanto riguarda lo sviluppo delle tecnologie, i rischi dei cambiamenti climatici, la possibilità di andare ad abitare da qualche altra parte nello spazio. 

Speriamo che il motivo del “trasloco” su un altro pianeta non sia perché abbiamo distrutto la Terra... 

Mi auguro proprio di no, ma certo il rischio esiste. Infatti, nella mia attività di divulgatore scientifico penso soprattutto ai giovani, alla loro determinazione, al loro rigore nel rispetto delle regole, e alla possibilità di poter influenzare anche gli adulti. Per questo mi auguro che siano proprio loro capaci di fare quel cambiamento che ci eviterà gli scenari peggiori e pericolosi. 

Come mai dopo due missioni spaziali ha deciso di smettere i panni dell’astronauta? 

Avrei potuto continuare, ma a un certo punto della vita bisogna fare delle scelte anche alla luce della famiglia. Mio figlio aveva dieci anni, avevamo vissuto sempre negli Stati Uniti, e a un certo punto abbiamo pensato di ritornare in Italia per fargli conoscere la scuola, la nostra realtà, che conosceva solo di sfuggita. Ci ha fatto piacere tornare. Una volta in Italia, ho svolto altre attività con l’Agenzia Spaziale Europea. Trovo, però, che la divulgazione, soprattutto con i più giovani, sia molto divertente. È un modo per avvicinarsi al futuro perché le nuove generazioni saranno protagoniste dei prossimi decenni. L’intento è far scattare nei giovani la curiosità, l’interesse, non necessariamente per diventare astronauta, ma per cercare di capire la realtà, e il mondo, che ci circonda. Nel futuro abbiamo bisogno di persone che sappiano affrontare problemi difficili.

Quali? 
...

L'articolo continua sulla rivista 50&Più di Novembre 2017




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