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L'intervista: 
Maurizio de Giovanni  


«SUCCESSO DOPO SUCCESSO NAPOLI SI TINGE DI GIALLO»


Dall’esordio nella narrativa nel 2005, il giallista partenopeo pubblica un successo dietro l’altro… senza sosta. Conteso dalle maggiori case editrici italiane - da Einaudi a Rizzoli, sino a Sellerio - il suo nome in copertina è ormai un potente magnete per i (suoi) lettori.

di Paola Stefanucci


Una firma di garanzia. Maurizio de Giovanni. Ed è subito best-seller. Anche oltre i confini nazionali. 
Ad ogni uscita lo scrittore e sceneggiatore napoletano marcia spedito verso la vetta delle classifiche librarie, grazie alla sua straordinaria abilità narrativa e alla feconda immaginazione. I suoi personaggi continuano a dominare l’immaginario letterario collettivo: il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, immerso negli anni Trenta del secolo scorso; l’ispettore Lojacono della serie I bastardi di Pizzofalcone, immerso nel presente; la poliziotta Sara Morozzi; il professore di antropologia, Marco Di Giacomo nel romanzo I Guardiani; l’assistente sociale Gelsomina Settembre, detta Mina. Noto anche per l’attaccamento granitico alla sua Napoli e al suo Napoli (la squadra del cuore), lo abbiamo intervistato.

Maurizio de Giovanni, quanto è grato al commissario Ricciardi?

Il commissario Ricciardi è inevitabilmente il personaggio cui sono più legato, non fosse altro perché lo conosco da più tempo rispetto agli altri, che pure sono “figli” miei. Quando mi intervistano al riguardo, dico sempre che c’è qualcosa di me in tutti i protagonisti dei miei romanzi - anzi no, considerando Bambinella e Aragona! - ma Ricciardi è uno dei miei preferiti e, di certo, quello a cui sono più grato: ha dato la stura a questa mia tardiva creatività che mi ha portato fin qui. Proprio il sentimento che nutro nei confronti di Luigi Alfredo mi ha spinto a concludere la saga con Il pianto dell’alba, uscito per Einaudi a giugno, nel momento di maggior successo. Non sono certo stanco di raccontarne, anzi, ma non sopporterei di intravedere noia negli occhi dei lettori. 

E all’ispettore Lojacono?

Lojacono mi ha permesso di dimostrare, prima di tutto a me stesso, che potevo ambientare i miei romanzi anche ai giorni nostri, rinunciando alla magia degli anni Trenta senza registrare una emorragia di lettori. Anzi, la serie di Lojacono è approdata in Tv addirittura prima di quella di Ricciardi e mi sono aggiudicato il Premio Scerbanenco, il maggiore riconoscimento del settore, grazie a Il metodo del coccodrillo, che può considerarsi un prequel de I Bastardi. Dunque, enorme gratitudine anche per Lojacono e tutta la squadra, che di recente è approdata alla Bonelli in quello che a mio parere è il più bel fumetto degli ultimi anni. 

È in debito con Sara?


L'articolo continua sulla rivista 50&Più di Ottobre 2019






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