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Lo scenario e l'azione di Governo

Ci sono oggi alcune emergenze che hanno evidenziato le contraddizioni insite in un sistema spinto di globalizzazione come è quello che si è affermato negli ultimi  anni.

Le emergenze riguardano in primo luogo la transizione demografica in atto per la quale più che parlare, come fanno tutti, di invecchiamento della popolazione ci sentiamo di affermare il nuovo protagonismo delle fasce di età matura.

C’è poi la crisi dei mercati finanziari che incide sull’economia europea ma soprattutto sui risparmi e quindi sulla capacità di autosostentamento delle famiglie italiane, specie anziane e monoreddito, già ampiamente penalizzate della perdita del potere di acquisto.

Lo scenario delle relazioni internazionali rende ancora più instabile questo quadro e ha fatto rivedere al ribasso nelle ultimi anni tutte le previsioni di crescita dei Paesi industrializzati.

Ci aspettano di sicuro ancora altri mesi molto duri in cui è bene non perdersi in dispute politiche di basso profilo ma concentrarsi sui veri problemi del Paese.

Questo quadro d’insieme impone un ripensamento adeguato del sistema di protezione sociale a partire da due fondamentali:
  1. l’integrazione fra risorse pubbliche e private resa più urgente dai vincoli di bilancio imposti dall’Unione europea, dalla crisi finanziaria mondiale e dall’emergere di nuovi bisogni socio-sanitari connessi al progressivo invecchiamento della popolazione;
  2. la conclusione di un vero patto sociale fra le Istituzioni centrali e periferiche e le rappresentanze dei cittadini (terzo settore, associazionismo, parti sociali, volontariato ) che parta da regole comuni e condivise, sulla base delle quali individuare le categorie in grado oggi di fornire un supporto a  decisioni economiche di certo non facili.
Il sistema di welfare deve essere ripensato non smantellato; politiche sociali, sanitarie, del lavoro, previdenziali e formative hanno la caratteristica di anticipare le scelte dei giovani e devono essere ripensate in un quadro di coerenza su obiettivi condivisi che a nostro avviso devono valorizzare tre grandi risorse finora messe ai margini e poco utilizzate:
  • gli anziani attivi (quelli che si collocano fra i 60 e i 70 anni) ancora prevalentemente in buona salute per i quali vanno facilitate, anche fiscalmente, le modalità di reinserimento nel mondo del lavoro oppure le opportunità di fornire un sostegno attivo e responsabile alle fasce deboli della popolazione;
  • la famiglia come nucleo fondamentale di promozione e sviluppo delle giovani generazioni, ma anche come ammortizzatore sociale delle carenze che si verificano nella rete dei servizi sanitari e socio-assistenziali;
  • i corpi intermedi che hanno il compito di collegare i bisogni della collettività al decisore pubblico nazionale o territoriale, supportandolo nell’impegno di garantire una efficace risposta, non tanto alle singole categorie di bisogni, ma ai problemi della società nel suo complesso.
Nel tempo bisogna puntare a costruire un welfare delle opportunità che, a partire dalla modifica degli  stili di vita e dei comportamenti di  parte della popolazione, crei un circolo virtuoso fra mercato e reti di solidarietà sociale permettendo ai vari attori (volontariato, associazionismo, cooperazione sociale ecc.) di costituire una rete di servizi sul territorio secondo precisi standard di efficienza e qualità.  

Dal 1998, 50&Più ha iniziato ad affermare, anche culturalmente, con una collana a ciò dedicata - Essere Anziano Oggi - la necessità di “liberare la forza dell’età matura”. L’anziano vitale è stato sempre al centro delle nostre riflessioni soprattutto per sfatare il luogo comune che vedeva questa categoria solo bisognosa di assistenza morale e materiale.

Oggi è una necessità assoluta scoprire all’interno della società risorse inespresse che possano agire come moltiplicatori di ricchezza e per prevenire gli stati di bisogno.

Peraltro, strumenti come l’assistenza sanitaria integrativa, la previdenza complementare, gli ammortizzatori sociali, le long term care, il cui sviluppo è divenuto ormai improcrastinabile e a cui debbono concorrere sempre più soggetti privati, richiedono una politica dei redditi mirata.

Da molto tempo pensioni e salari non sono più allineati al costo della vita e, negli anni, la perdita del potere di acquisto, testimoniata dal calo dei consumi primari delle famiglie, non può costituire un quadro di base adeguato alla crescita di nuovi strumenti di protezione sociale.

Il libro bianco del Governo si interroga opportunamente sul concetto di povertà assoluta: un numero crescente di italiani con le loro famiglie si avvicinano a questa soglia e, la pur necessaria riduzione del pilastro pubblico di sostegno alla spesa previdenziale e sanitaria, non può che aggravare tale contesto.
D’altro canto il superamento del criterio di spesa storica nella attuazione del federalismo potrebbe peggiorare questo quadro se non supportato da meccanismi di solidarietà sociale e perequativi come peraltro prevede il testo di riforma.   

Il crollo dei mercati finanziari ha aggravato, come già detto, questo quadro impoverendo ulteriormente le famiglie.

A ciò si aggiunga che, dal 2006, la spesa sociale è stata vincolata al Patto di stabilità e ciò ha comportato nelle regioni, specie le più virtuose, l’impossibilità di spendere ingenti risorse.

L’immenso tasso di sommerso esistente nei servizi alle famiglie per l’assistenza ad anziani non autosufficienti e con pluripatologie, potrebbe essere trasformato in una opportunità per lo Stato; bisognerà fare emergere la convenienza della regolarizzazione dal punto di vista sia fiscale che contributivo.

E’ questo il momento migliore per far sviluppare un sistema di governance che affianchi al settore pubblico tutti gli attori sociali fino ad alimentare e diffondere una nuova cultura della responsabilità fra i cittadini ma anche all’interno delle istituzioni e delle amministrazioni.

Fra gli attori sociali di primo piano c’è  senza dubbio 50&Più, che da sempre si è fatta promotrice di questa logica e vuole oggi dare il suo contributo alla creazione di un modello sociale più equo e solidale, eliminando sprechi e carenze  e valorizzando le risorse rimaste finora inespresse.     

Questo documento costituisce il tentativo della 50&Più di essere propositiva nei principali quattro filoni del welfare (mercato del lavoro, previdenza, sanità e assistenza) ben conoscendo le problematiche di squilibrio dei meccanismi di spesa e le inefficienze generate da vecchi sistemi di individuazione e frammentazione dei bisogni e da complesse procedure di erogazione dei servizi.

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