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La Sanità

Lo scenario

La salute rappresenta ancora una delle maggiori fonti di preoccupazione dei cittadini italiani ed europei.

Allungamento della vita e denatalità stanno generando un invecchiamento della popolazione che inevitabilmente si lega ad un aumento delle disabilità e delle patologie croniche.

Il tutto porta ad un incremento dei costi delle cure sanitarie e assistenziali  e delle pensioni.

Di certo occorre pensare a come contenere i costi e modificare il quadro dell’offerta ma soprattutto bisogna pensare anche alla domanda dei prossimi anni.

Il futuro dei servizi sanitari  dipenderà sempre meno da fattori impersonali come la demografia e la mutazione dei quadri patologici e sempre più dalla capacità dei governi europei di sviluppare approcci flessibili ai nuovi problemi.

La questione chiave è politica!

Non occorre tanto pensare ad un nuovo modello di protezione sociale quanto calibrare di nuovo i profili della cultura sociale ed economica; ciò vuol dire modificare gli attori del sistema, spostare l’attenzione più sulla prevenzione e sugli stili di vita che sulla cura ma anche favorire, ad esempio, i servizi domiciliari per limitare i ricoveri molto più costosi e specialistici.

Per sottrarsi alle inefficienze organizzative e burocratiche il nodo centrale deve riguardare l’utilizzo di nuove e più accessibili tecnologie nei settori della prevenzione e delle cure.

La novità che nell’ultimo decennio è emersa ha riguardato la possibilità di sviluppare sistemi che sfruttino la concorrenza e la possibilità di compiere scelte alternative ma soprattutto di scindere gli interessi dei fornitori dai finanziatori.

Tutto ciò è stato possibile  in tutti i Paesi  europei che hanno sviluppato sistemi misti di finanziamento della spesa sanitaria non solo pubblici ma mettendo in concorrenza pubblico e privato e lasciando al cittadino la scelta.

In Italia l’approccio è di tipo dirigistico e procede per livelli di contrattazione delle risorse fra Stato ed enti locali; il massimo delle energie viene dedicato alla definizione dei livelli di spesa  così che in periodi come questo, di crescita della domanda di salute e di contrazione delle risorse, si procede per tagli di spesa.

Il risultato è che i costi del servizio sanitario crescono e i servizi peggiorano.

Altri Paesi europei hanno conseguito risultati migliori allocando le risorse in modo più efficiente e migliorando i profili organizzativi del servizio e la formazione del personale;sono state eliminate così vaste aree di spreco che nel nostro sistema rimangono proprio per le rigidità sopra descritte.

Principale obiettivo della prossima riforma del federalismo dovrebbe essere dunque quello di invertire radicalmente i criteri attualmente in uso; la materia sanitaria, anche in base alla attuale delega di competenza, è quella che di certo può ottenere i massimi vantaggi da un avvicinamento del decisore politico amministrativo al cittadino.

I principali deficit della sanità italiana sono senza  dubbio quelli che riguardano l’organizzazione e la gestione delle risorse e i processi di diffusione delle informazioni e di comunicazione col cittadino.

Sul primo fronte possono incidere solo riforme che competono al decisore pubblico, visto che la salute è un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione, ma sul secondo fronte le associazioni di rappresentanza come 50&Più possono dare un apporto significativo non solo per migliorare i contenuti e la qualità dell’informazione sui servizi presenti sul territorio ma anche per promuoverne di nuovi in base alla domanda e ai bisogni emergenti.

Le proposte

In particolare 50&Più ritiene che le priorità da affrontare in questa materia siano due:
  • la realizzazione di una rete informativa territoriale unica per l’accesso ai  servizi sanitari, socio-sanitari e assistenziali da realizzare a livello di distretti con l’utilizzo di tutte le moderne tecnologie. In tal senso andrebbe accelerato il processo di creazione dei PUA (Punti Unici di Accesso)  già presenti in molte regioni italiane.
  • la previsione di  forme miste (pubblico/privato) di copertura del rischio di non autosufficienza.
I punti unici di accesso (PUA), come unica porta di accesso sul territorio all’insieme dei servizi socio assistenziali e sanitari:
•   forniscono informazioni aggiornate (on-line ove possibile)sulle diverse opportunità, risorse prestazioni,servizi esistenti e accessibili sul territorio;
•   raccolgono le domande di accesso a prestazioni e servizi e le inoltra agli uffici competenti;
•   effettuano una prima lettura dei bisogni proponendo al cittadino le prestazioni accessibili in base al suo bisogno;
•   forniscono risposte dirette a bisogni semplici e attiva l’Unità di valutazione multidimensionale per i bisogni complessi.

Oltre a cercare di unificare la dizione e l’immagine dei Pua a livello regionale comunale e di distretto nonché a collegarlo con i servizi domiciliari organizzati a livello di Asl e coi servizi comunali sociali occorre ancora studiarne unitariamente i profili strutturali e organizzativi e darne adeguata informazione (ubicazioni, orari, modalità di accesso).

L’esperienza realizzata in Liguria dimostra che, in una fase di maturità della rete dei Pua e per favorirne l’accesso ai cittadini nei territori montuosi di cui il nostro Paese è pieno, è utile studiarne il collegamento con le strutture del terzo settore.

La presenza capillare sul territorio di associazioni di rappresentanza degli anziani come 50&Più può facilitare la diffusione delle informazioni messe in rete su tutto il sistema territoriale dei servizi socio-sanitari e assistenziali.

La non autosufficienza è una grande minaccia perché comporta un bisogno di assistenza a lungo termine (long term care), e le società moderne debbono affrontarla al più presto sistematizzando e classificando i bisogni ma soprattutto razionalizzando gli interventi e assicurando i relativi rischi.

La copertura dei bisogni relativa a questa area assorbirà quote crescenti della ricchezza nazionale specie nei Paesi evoluti ad alto tasso di invecchiamento. E’ per questo che è stato varato il fondo non autosufficienza; per la verità con esigue risorse a livello nazionale. E’ per questo che molte regioni stanno intervenendo su questa materia ma manca una visione sistemica che consenta di integrare le varie risorse pubbliche e private e di coprire tutte le aree di un bisogno così complesso.

La risposta pubblica non può,da sola, coprire queste aree di bisogno in continua crescita mentre l’assicurazione privata, per ora sperimentata (con due diverse scale di valutazione del rischio) in Francia ed in America, è probabilmente fuori dalla capacità di concorso alla spesa da parte della maggioranza degli anziani italiani.

Per le generazioni future la copertura di questo rischio andrebbe introdotta nei contratti di lavoro. Per gli anziani di oggi  bisogna trovare forme di copertura che non accollino tutto sui bilanci pubblici e integrino questi interventi con formule assicurative private.

Certo è che associazioni come 50&Più che vivono in costante contatto con i possibili utenti di questo servizio sono quelle che meglio possono collaborare alla individuazione del bisogno e alla ricerca delle possibili soluzioni:

Si propone, quindi, la costituzione presso il ministero di una commissione (composta oltre che dai tecnici della pubblica amministrazione anche da rappresentanze degli anziani e da imprese assicurative leader in questo settore) per l’avvio di un sistema misto pubblico-privato di assicurazione del rischio long term care, con l’obiettivo di definire la scala di valutazione del rischio di perdita della autonomia, il tipo di contratto (a premio annuo costante o a rimborso), la struttura di contratto (semplice o aperto) e l’importo finanziabile a carico del fondo non-autosufficienza con il concorso degli aggiuntivi stanziamenti regionali. Tra gli obiettivi della commissione dovrebbe esserci anche quello di prevedere una gestione unificata dei due fondi per la non-autosufficienza.

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