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L'intervista: Dacia Maraini   

«HO SCRITTO UNA STORIA D’AMORE (E DI DISAMORE) PER PARLARE DI RESPONSABILITÀ»

A 81 anni, Dacia Maraini propone il suo nuovo romanzo Tre donne, una storia generazionale sull’acquisizione della responsabilità nei rapporti. Una famiglia al femminile, in cui i molti uomini coinvolti fanno deragliare gli equilibri.

di Raffaello Carabini

«La cultura in cui viviamo, quella del mercato, favorisce l’assenza di responsabilità: per essere dei buoni compratori non bisogna avere né memoria né progetti per il futuro, bisogna solo lasciarsi andare all’onda delle suggestioni immediate. E in fondo tutti siamo in qualche modo suggestionati dal mercato. Chi resiste finisce che ci batte la testa. È un sistema, un modo di essere, un’abitudine, ci entra dentro. Ci svuotano, ci impediscono di pensare al futuro. In fondo anche la politica, se non ha per il futuro dei progetti nobili di cambiamento, diventa un fatto di potere, di poltrone. La politica cade quando non ha più dei grandi ideali».

È quasi sconsolata Dacia Maraini, quando, parlandoci del suo ultimo romanzo, il coinvolgente Tre donne, affronta il tema della responsabilità oggi. Le sue pagine, ricche e sensibili, lo fanno vivere alle protagoniste, che faticosamente si rendono conto della sua importanza e del suo valore umano. Attraverso i diversi vissuti del sentimento amore.

Nel suo ultimo romanzo ci propone l’interazione tra tre donne appartenenti ad altrettante generazioni. Quali sono i principali valori delle ultime generazioni?

Non ho scritto un saggio sulle generazioni, ma ho raccontato una storia di tre donne che vivono insieme e hanno tre età diverse e tre modi differenti di mettersi in contatto col mondo. Non pretendo che rappresentino le generazioni. Sono tre donne con difetti e pregi, che hanno vissuto questa storia. La nonna e la giovanissima nipote sembrano ciniche e prive di responsabilità. Maria invece è anche troppo responsabile: mantiene la famiglia, passa le giornate a tradurre dal francese. Di fronte alla tragedia che coinvolgerà la famiglia, però, le altre due dovranno diventare a loro volta responsabili. Il libro vuole essere un racconto di come si può arrivare a diventare affidabili quando si è colpiti da un dramma.

Come si può vivere l’incontro, anche amoroso, tra generazioni differenti? Penso a lei e Moravia, ma anche all’attuale Presidente francese...

L’amore non conosce limiti, ci si può innamorare anche di un asino vero e proprio, come succede a Titania per volere degli dei e di Shakespeare. È bello proprio per questo. Non ci sono limiti all’amore in natura. Quelli che conosciamo e che tanto hanno influito sui nostri comportamenti sono dovuti a tabù sociali e culturali. Non è un caso che ancora oggi un uomo che si sposa con una donna di trent’anni più giovane sembra a tutti normale e viene visto con simpatia, mentre una donna che fa la stessa cosa, diventa una strega, un’arrampicatrice, o una pervertita.

Dopo mille esperienze, in che termini giudica il nostro tempo? Il “secolo breve” e quello che viviamo che si annuncia ancora più rapido...

L'articolo continua sulla rivista 50&Più di maggio 2018





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