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L'intervista: Maurizio Damilano

«Non c'è sport né vittoria senza divertimento e passione» 


Il campione olimpico, uno dei nostri più grandi marciatori, è stato il testimonial della XXIV edizione delle Olimpiadi 50&Più. Ecco la sua lunga carriera ai massimi livelli. Ai giovani e ai più âgée raccomanda di riscoprire il movimento che è alla base della marcia: camminare. Meglio se in maniera vigorosa

di Luisella Berti

Mosca, 25 luglio 1980. Un giovane atleta piemontese sta disputando la sua prima Olimpiade. La sua specialità è la marcia sulla distanza di 20 km. Ha 23 anni e si chiama Maurizio Damilano. Con tenacia si impegna fino in fondo e vince la medaglia più importante per un atleta, l’oro olimpico. «Salii sul podio altre due volte, in occasione delle Olimpiadi dell’84 e dell’88, ma certamente quell’oro rimane il momento più esaltante per me e quello più ricordato della mia carriera».

Quell’Olimpiade fu molto particolare. L’Unione Sovietica aveva invaso l’Afghanistan, ben 65 nazioni boicottarono i Giochi, tra le quali il Giappone, gli Stati Uniti, il Canada. Qual era il clima che si respirava tra voi atleti?
Al di là delle discussioni che precedettero quell’Olimpiade, tra noi atleti c’era il dispiacere per alcuni nostri colleghi che non poterono disputare i Giochi. La scelta italiana fu di non partecipare in forma ufficiale, infatti partecipammo sotto la bandiera del Comitato Olimpico Internazionale e non sotto quella italiana. Inoltre, non parteciparono gli atleti tesserati con le società militari. Al di là di questo, a Mosca non c’era tensione, le gare si svolsero con molta tranquillità e senza problemi. La cosa poi si ripeté alle Olimpiadi del 1984 di Los Angeles, quando il boicottaggio ci fu da parte delle Nazioni dell’Est. 

Quella vittoria fu inaspettata, lei invece ci credeva?
Venivo da risultati importanti, ma vista la giovane età, e che fossi alla prima Olimpiade, non tutti credevano in una vittoria immediata. Me la giocai fino in fondo contro avversari più favoriti. Quello che mi avvantaggiò di più, fu la correttezza tecnica nei confronti degli altri atleti. Questa fu un po’ la chiave della mia vittoria. 

A quell’Olimpiade partecipò anche suo fratello gemello, Giorgio, che arrivò undicesimo. Già all’epoca eravate allenati dal fratello maggiore Sandro?
Abbiamo iniziato la nostra attività assieme e sempre seguiti da Sandro.

Come è nata la passione per la marcia?
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L'articolo continua sulla rivista 50&Più di Ottobre 2017




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