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L'intervista: Marco Malvaldi    

«MI VEDO COME ALDO, UNO DEI VECCHIETTI, DEL BARLUME: COME LUI AMO L’ITALIANO RICERCATO, LA MUSICA BAROCCA E IL BUON CIBO»

Lo scrittore toscano deve la sua notorietà alla banda (dei vecchietti) del BarLume, che ha ridato smalto al giallo all’italiana. Un successo che si ripete in ogni avventura dell’irresistibile quartetto di investigatori ottuagenari

di Paola Stefanucci

Marco Malvaldi, ex ricercatore di Chimica, autore di romanzi storici, fine divulgatore scientifico, per milioni di lettori e telespettatori è - per intenderci - simpaticamente “quello dei vecchietti del BarLume”. Il riferimento è al suo ciclo di gialli pubblicati dalla storica casa editrice Sellerio e alla relativa miniserie Tv lanciata da Sky, I delitti del BarLume. Ne sono protagonisti il “barrista” (laureato) Massimo e gli anziani Aldo, Ampelio, Pilade, ovvero il Del Tacca del Comune, e il Rimediotti. Tutti abituali frequentatori del BarLume, nonché infaticabili e ruspanti “Sherlock Holmes” che del pettegolezzo hanno fatto il proprio (infallibile) metodo investigativo. A questa squadra di investigatori per diletto - che si esprimono spesso in vernacolo pisano - vanno aggiunti, nella cornice immaginaria di Pineta, sulla costa toscana, altri due indelebili personaggi: la bella banconista Daniela e il commissario Vinicio Fusco. In ogni storia “il Malvaldi” dosa, con precisione stechiometrica, man mano che scorrono le pagine, trovate argute e colpi di scena esilaranti. Il nostro chimico approdato alla letteratura sa come tenere avvinti lettori e lettrici di tutte le età, ma anche i numerosi saggi da lui pubblicati non si finirebbe mai di leggerli. Merito del linguaggio limpido e dello stile godibile. Ne citiamo un paio, tra i più recenti, pubblicati dalla Rizzoli: Le regole del gioco. Storie di sport e altre scienze inesatte dove spiega, tra l’altro, le leggi aerodinamiche che regolano il calcio di punizione alla Pirlo, e Le due teste del tiranno. Metodi matematici per la libertà che ha conquistato (ex aequo con La tempesta in un bicchiere. Fisica nella vita quotidiana, di Helen Czerski) il Premio Asimov. La massima gratificazione per chi sia, come lui, “abitato” dalla chimica e dalla scrittura. Lo abbiamo intervistato. 

Marco, si racconta che lei abbia scoperto tra alambicchi e provette il suo talento di narratore: è andata davvero così?

Sì, quando ero ricercatore all’Università a Pisa, toccava a me scrivere i verbali delle riunioni del Consiglio dei dottorandi. Lo facevo rendendoli divertenti, tanto che cominciarono a leggerli e a passarseli negli altri dipartimenti. Divennero “virali”. 

Così decise di tentare la fortuna… 

Inviai a tredici case editrici il mio primo romanzo La briscola in cinque, scritto per rilassarmi mentre ero impegnato con la mia tesi di laurea in Chimica e lasciato lì nel cassetto. Mi rispose solo Sellerio. 

Che subito fiutò le potenzialità degli arzilli vecchietti, assidui del BarLume. A tal proposito, si è ispirato a qualcuno in particolare?...

L'articolo continua sulla rivista 50&Più di luglio/agosto 2018





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