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L'intervista: Licia Colò

«Viaggio per raccontare un mondo che ci vogliono rubare» 


«Parlare di ambientalismo ormai è una moda. Per rispettare la natura, non è pensabile rinunciare all'aereo o rinnegare l'auto; piuttosto, guai a ignorare la raccolta differenziata: fa molti più danni. Conta la consapevolezza nelle scelte quotidiane»

di Giada Valdannini

Esistono luoghi al mondo di indescrivibile delicatezza dal punto di vista ambientale. Ecosistemi la cui principale minaccia è in assoluto l’intervento dell’uomo. A questi, ma anche alla salvaguardia delle nostre città, mira l’Anno Europeo del Turismo Sostenibile. Dodici mesi - quelli che stiamo vivendo - per sensibilizzare i viaggiatori sull’importanza del rispetto della natura. 
Per questa occasione, dal World Economic Forum, è stata stilata una classifica dei Paesi più ricchi in ambito naturalistico, a seconda della presenza di siti di pregio, aree e specie protette e domanda di turismo sostenibile. Tra le mete indicate, al top, il Brasile, che ha la fortuna di possedere una ricchezza di risorse naturalistiche tra le più diversificate al mondo. Ma anche Italia, Cina, Australia, Francia, Indonesia, Tanzania e Kenya. 

E proprio di quest’ultimo Paese, nel più vasto Continente africano, ci ha parlato Licia Colò, apprezzato volto televisivo, dagli Anni ’90 alla guida di programmi incentrati su animali e natura. Una sua autentica passione che, negli anni, si è anche trasformata in esperienza di viaggio. Viaggio che, lavoro a parte, è per lei «sinonimo di libertà».
 

Licia Colò, viaggiatori e turisti sono due categorie differenti?

So di andare un po’ controcorrente perché molte persone tendono a mettere in evidenza questa distinzione, ma è una cosa che io non amo. Il viaggio è libertà, non esiste che ci siano regole che distinguano il viaggiatore dal turista. Se è libertà, che io voglia partire, staccare la spina e starmene tutto il giorno sulla spiaggia senza fare niente, nessuno mi può accusare. Premesso ciò, esistono opportunità che, a mio avviso, non vanno perse: anche se uno vuole fare il classico viaggio turistico di relax, nulla ci vieta di aprire la mente e andare fuori dal villaggio, farsi un giro in una città non inserita nel tour, visitare un paesino, un accampamento con spirito aperto al confronto. Allora, già questo trasforma il semplice turista in un viaggiatore.

La sua esperienza di viaggio come comincia?

È un po’ nel Dna perché i miei genitori erano i classici viaggiatori: già negli anni Sessanta, si girava in roulotte andando da tutte le parti. In più, essendo mio padre un pilota, abbiamo girato il mondo per via del suo lavoro. Io stessa ho iniziato a muovermi da sola a otto anni, prendendo l’aereo; poi, a quattordici, raggiungevo gli Stati Uniti per conto mio. Ma era normale, niente di particolare. 


Lei ha una figlia, Liala, dodicenne. La lascerebbe spostare da sola da un capo all’altro dell’Oceano?…

 

L'articolo continua sulla rivista 50&Più di Luglio-Agosto 2017


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