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L'intervista: 
Hanne Ørstavik  


«L’AMORE AL CENTRO DEI MIEI ROMANZI»


Dopo aver ricevuto vari premi negli Stati Uniti, è stato da poco pubblicato in Italia un suo romanzo breve, intitolato Amore, ventidue anni dopo la prima stampa norvegese. Lei è una delle migliori scrittrici scandinave, intellettuale di prestigio, tradotta in mezzo mondo.

di Raffaello Carabini


Hanne Ørstavik, tra i maggiori autori della Scandinavia, ha pubblicato il suo primo romanzo, appena 25enne, nel 1994. Da allora ne ha scritti altri 15, vinto numerosi premi, è stata tradotta in 26 lingue ed è riconosciuta come una delle intellettuali più carismatiche di Norvegia. Vive in Italia dal 2017, ma solo lo scorso anno è stato tradotto da noi il suo romanzo A Bordeaux c’è una grande piazza aperta, del 2013. 

A febbraio la giuria di uno dei maggiori premi letterari americani, il “Pen Award”, decretò come migliore traduzione di un romanzo scritto in un’altra lingua e pubblicato nel 2018, quella del suo Amore, che già il “National Book Award” aveva inserito nella rosa dei finalisti.

Amore è un titolo impegnativo, un sentimento sfaccettato e complicatissimo. Perché questa scelta?

Amore è una parola che utilizziamo spesso, crediamo di sapere cos’è. Ho voluto riaprire la parola, farci chiedere di nuovo cosa significa l’amore. Qual è il rapporto tra le parole e quello che viviamo? Si può dire amore, ma dov’è? La presunzione è che ci sia sempre amore tra madre e figlio, ma è sicuro che sia sempre così?

Lei afferma che ogni suo romanzo è legato per una sorta di necessità al precedente. Qual è stato il passaggio da Amore, in cui il rapporto madre/figlio è vivo pur nella sua incomunicabilità, al suo recente romanzo pubblicato in Italia A Bordeaux c’è una grande piazza aperta, in cui parla di un amore estremamente fisico?

Se si seguono cronologicamente i miei romanzi, io penso che diventi visibile il filo di una ricerca continua su aspetti vari dell’amore, con uno scopo: come imparare ad amare. Ho cominciato a scrivere Amore nel 1995, quando mia figlia era neonata. Sentivo il bisogno di investigare l’amore cosiddetto “naturale”, soprattutto ho voluto investigare in profondità la domanda: come posso essere sicura che lei (mia figlia) sappia che l’amo? Ho scritto A Bordeaux c’è una grande piazza aperta quando mia figlia stava per lasciarmi  per vivere la sua vita, e la mia vita era di nuovo aperta verso altri tipi di amore. È diventato necessario investigare cosa sia l’amore in una relazione tra due che vivono il sesso diversamente, sia come luogo dell’affetto sia come atto corporale e basta.

Al tempo della Rete com’è cambiato l’amore? Sia quello tra genitori e figli che quello tra due persone? Stiamo andando verso un periodo di totale deresponsabilizzazione dell’amore?


L'articolo continua sulla rivista 50&Più di Novembre 2019






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