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Italia longeva ma culle VUOTE
Aumenta la speranza di vita e diminuiscono le nascite. La spesa sanitaria pubblica è più che raddoppiata in 10 anni, ma spendiamo il 26% in meno di Francia e Germania.

Forte tendenza all'invecchiamento e, al contempo, culle fra le più vuote d'Europa. A livello nazionale si registra la presenza di una persona di 65 anni e più ogni cinque residenti e poco più di una persona over 75 ogni dieci. D'altro canto nel 2009 il tasso di fecondità totale (Tft) presentava un valore decisamente inferiore al livello di sostituzione (ovvero 1,41 figli per donna contro 2,1), e le prime stime rispetto al 2010 sembrano confermare questo trend negativo. Inoltre, nonostante che la spesa sanitaria pubblica sia raddoppiata negli ultimi 10 anni, spendiamo il 26% in meno di Francia e Germania.
E' quanto emerge dal Country Report Italia 2013, il documento di studio e analisi dello stato di salute degli italiani prodotto dall'Associazione di iniziativa Parlamentare e legislativa per la salute e la prevenzione, e presentato ieri a Roma.

Complessivamente, il dato italiano della popolazione di 65-74 anni corrisponde al 10,3% della popolazione residente, mentre quella di 75 anni ed oltre al 10,0%. Le regioni che detengono, ormai da tempo, il primato di regione più vecchia e più giovane d’Italia sono, rispettivamente, la Liguria e la Campania.

Da osservare è anche il rapporto tra generi, che sottolinea lo sbilanciamento a favore delle donne che godono di una sopravvivenza più elevata. Nel dettaglio, la quota di donne rappresenta, a livello nazionale, il 53,6% della popolazione di 65-74 anni ed il 62,3% della popolazione over 75 anni.

"La sanità del futuro è compatibile con l'universalità delle cure solo a patto di un radicale recupero di efficienza in un contesto di immutata efficacia", ha detto Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento Sanità pubblica del Gemelli, uno degli autori del report intervenuti oggi alla presentazione. "È necessario definire in maniera rigorosa, chiara e trasparente, i servizi che lo Stato può garantire ai cittadini attraverso la tassazione generale e impegnarsi poi a erogare effettivamente tali servizi a tutti gli italiani, indipendentemente dalla regione di residenza. Queste prestazioni dovranno essere facilmente misurabili, in modo che ogni cittadino possa comprendere quali sono i suoi diritti ed essere in grado di esigerli. Ciò è particolarmente importante nelle fasce di popolazione più anziane, spesso ostaggio della propria condizione di fragilità".

"Occorre rilanciare il dibattito sulla sanità in Parlamento arrivando - ha detto il senatore Antonio Tomassini, presidente dell'Associazione - In futuro è lecito immaginarsi un Ssn in grado di fornire nuovi modelli di assistenza sanitaria, con particolare attenzione alle cure primarie e alla continuità ospedale/territorio, coinvolgendo nel ruolo di attivi protagonisti i medici di medicina generale con la copertura h24, anche con l’obiettivo di decongestionare le attività di emergenza/urgenza all’interno delle strutture ospedaliere".

Il Rapporto evidenzia l’aumento della spesa sanitaria pubblica avvenuta negli ultimi 10 anni passata dai 51,7 miliardi di euro agli attuali 113,5 miliardi di euro (se si considera la componente privata si arriva a 144 miliardi di euro).

Rimane ferma la tutela alla salute per tutti, si precisa nel Documento. “L’art. 32 della Costituzione Italiana, nel sancire la tutela della salute come “diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività” obbliga, di fatto, lo Stato a promuovere ogni opportuna iniziativa utile alla migliore tutela possibile del “valore” salute.

“La crisi finanziaria  - è scritto - sta inducendo nei decisori italiani  l’adozione di politiche di contenimento drastico della spesa pubblica e, poiché è forte nel nostro Paese la convinzione che la sanità sia essenzialmente una voce di costo da controllare e ridurre, il diritto alla tutela della salute corre
rischi sempre maggiori”.

Un crescente razionamento delle risorse, “spesso cieco e fine a se stesso, porterà a minare quelli che sono stati i principi fondanti ed ispiratori del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con la conseguente creazione di un sistema nuovo, ma peggiore e profondamente iniquo”.

E come se non bastasse, ecco alcuni dati:
- Censis, luglio 2012: 9 milioni di italiani hanno rinunciato totalmente o parzialmente alle cure;
- Ocse, 2012: Italia spende in sanità il 26,1% in meno rispetto a Francia e Germania;
- Cittadinanzattiva: la spesa privata dei cittadini per l’acquisto di farmaci di fascia A (rimborsati obbligatoriamente dallo Stato) è in crescita del 21% rispetto al 2010;
- Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane: tutte le regioni italiane si avviano a chiudere il 2012 in deficit a causa della sanità;
- Corte dei Conti, 2012: nel 2011 tagli superiori alle attese nella sanità per 2,9 miliardi.

Il Report parla poi di un 22,8% di “over 14” fumatori, e di una "lenta, ma costante crescita" delle persone che hanno smesso di fumare (20,2% vs 23,4%). Quanto all'alcol, la prevalenza di consumatori a rischio negli adulti (19-64 anni) "presenta un notevole svantaggio maschile (20,5% vs 5,3%)", e i consumi maggiori si registrano soprattutto nelle regioni settentrionali. Dilagano i chili di troppo: sono aumentate negli anni (2001-2010) le persone in sovrappeso (33,9% vs 35,6%) e obese (8,5% vs 10,3%). In generale, la quota di popolazione in condizione di sovrappeso o di obesità cresce con l’aumentare dell’età per poi diminuire lievemente negli anziani e risulta più diffusa tra gli uomini.

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