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Italia tra crisi e deboli SPERANZE
Eurispes: Le maggiori difficoltà economiche si riscontrano nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni. Più della metà degli italiani pensa che nel 2013 la situazione economica non migliorerà. La propensione al voto scende dal 76,9% al 73,2%.

Una visione assai fosca e pessimista della condizione economica del Paese accompagna l’inizio del 2013, anche se con qualche lieve cenno di schiarita all’orizzonte. Secondo la rilevazione dell’Eurispes ne 25° Rapporto Italia.

L’80% dei cittadini è convinto infatti che la situazione economica generale sia peggiorata negli ultimi dodici mesi (per il 61,5% “nettamente” e per il 18,5% in parte); tuttavia il dato nella rilevazione dello scorso anno si attestava al 93,6%. Parallelamente, la quota di chi pensa che la situazione sia migliorata (nettamente o in parte) passa dall’1,4% del 2012 al 10,9% di quest’anno.

Il futuro che ci aspetta. La maggior parte degli italiani (52,8%) sono convinti che la situazione economica del Paese subirà un peggioramento nei prossimi 12 mesi, in molti sono sicuri che rimarrà stabile (27,9%) e solo 1 italiano su 10 indica un sicuro miglioramento. La prospettiva di un miglioramento della situazione economica nel prossimo anno sembra essere una percezione soprattutto delle persone in cerca di una prima occupazione, che ancora non hanno affrontato direttamente l’inserimento nel mercato del lavoro (17%). Di tutt’altro avviso chi è cerca di una nuova occupazione (ben il 61,4% crede che avverrà un peggioramento) e i casalinghi/e, tra i quali soltanto il 6,7% è fiducioso in un cambiamento in positivo della situazione economica. Gli imprenditori in particolare rappresentano la categoria più pessimista e sfiduciata nel futuro economico del nostro Paese che con il 65,5% di indicazioni di un peggioramento staccano di oltre 10 punti percentuali tutte le altre categorie.

Nel 2012, 7 italiani su 10 hanno visto peggiorare la situazione economica personale. Alla domanda su come la propria situazione economica personale sia cambiata nell’ultimo anno, oltre il 70% degli intervistati ha risposto che è peggiorata (per il 40,2% di molto, per il 33,3% in parte). Sono davvero pochi coloro che hanno visto la propria situazione migliorare: si tratta appena del 4,8% degli intervistati (lievemente 3,9%, e molto 0,9%).

In netto peggioramento la condizione di chi ha una partita Iva (molto per il 46,3%), con scostamenti rilevanti (più di 16 punti percentuali) rispetto a lavoratori con contratti di lavoro subordinato o atipico.

Risparmi intaccati e indebitamento. Il 60,6% degli italiani, 3 su 5, rivelano di essere costretti a intaccare i propri risparmi per arrivare alla fine del mese; il 62,8% ha grandi difficoltà ad affrontare la quarta (quando non la terza) settimana; il 79,2% non riesce a risparmiare, questo vuol dire che solo 1 su 5 riesce a mettere qualcosa da parte.

Ben il 62,3% dei prestiti è stato chiesto per pagare debiti accumulati e il 44,4% invece per saldare altri prestiti precedentemente contratti con altre banche o finanziare.

Tra i 45 e i 64 anni si rilevano maggiori difficoltà economiche: il 65,6% afferma, infatti, di essere costretta ad intaccare i propri risparmi, ben il 72,3% conferma grandi difficoltà nell’arrivare a fine mese, e l’87,8% non riesce a risparmiare. Ma anche i 35-44enni riferiscono nel 60,8% dei casi di dar fondo ai risparmi per arrivare a fine mese, nel 62,7% soffrono la crisi della quarta (o terza) settimana e nel 77,5% dei casi non hanno possibilità di risparmio.

Lavori informali per arrotondare. Il 26,8% del campione ha svolto servizi presso conoscenti per incrementare le proprie entrate (assistenza ad anziani, sartoria, babysitter, vendita di oggetti autoprodotti, pulizie, giardinaggio). Al Centro quasi un terzo del campione (32%) nell’ultimo anno ha svolto servizi presso conoscenti per arrotondare; nelle Isole il 29,9%, al Sud il 28,8%, al Nord-Est il 25,3%, al Nord-Ovest un più contenuto 21,1%.

In cerca di liquidità: in vertiginoso aumento il fenomeno dei compro oro. Tra i tanti segnali di affanno dei cittadini se ne evidenzia uno drammatico: nel corso dell’ultimo anno il 28,1% degli italiani si è rivolto ad un “compro oro”, con una vera e propria impennata rispetto all’8,5% registrato lo scorso anno.

La propensione al voto. Dal 2004 al 2013 il dato di persone che dichiarano di votare “sempre” è progressivamente diminuito, raggiungendo proprio nel 2013 il suo minimo storico: scendendo di oltre 7 punti percentuali, meno del 77% degli intervistati dichiara, infatti, di votare sempre. Entrando più nello specifico, chiedendo quindi agli intervistati se intendono recarsi alle urne alle prossime elezioni politiche, si osserva come il dato scende: 73,2% rispetto ai 76,9%.

Infine, oltre il 60% degli italiani si dichiara favorevole all’introduzione delle primarie come strumento per scegliere il proprio leader di riferimento.
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