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"Vogliamo un Paese NORMALE"

Questa la richiesta lanciata oggi da Rete Imprese Italia nel corso della Giornata di Mobilitazione Nazionale.

"Oggi si alza in Italia la voce di centinaia di migliaia di imprese per chiedere una svolta nella politica economica del Paese. E' la voce delle imprese e delle professioni del commercio, dell'artigianato, dei trasporti, del turismo e dei servizi di mercato che oggi, per la prima volta insieme, si mobilitano in tutta Italia per chiedere alle forze politiche di puntare sulla ripresa e di investire sullo sviluppo. E' una voce forte, determinata, responsabile, di gente abituata da generazioni a pagare di persona con il proprio lavoro, ad investire le proprie risorse, a costruire e gestire attività a servizio delle persone, delle famiglie, del territorio. E' la voce di migliaia di imprenditrici ed imprenditori, che oggi, in ogni parte del Paese, hanno deciso di condividere, una volta di più, le ragioni profonde del nostro stare insieme". Il presidente di Confcommercio e numero uno di turno di rete Imprese Italia, Carlo Sangalli, ha così iniziato l'intervento che ha dato il via in tutta Italia alla Giornata di Mobilitazione Nazionale di Rete Imprese Italia, il soggetto di rappresentanza unitario del mondo delle pmi e dell'impresa diffusa promosso dalle cinque maggiori organizzazioni dell'artigianato, del commercio, dei servizi e del turismo: Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti.

Dopo aver ribadito che "il futuro del Paese è inscindibilmente legato alle piccole e medie imprese ed all'impresa diffusa", Sangalli ha sottolineato che "senza impresa non c'è futuro e non c'è salvezza dell'Italia", proponendo di "muovere dalle ragioni dell'economia reale, ovvero delle nostre imprese e del lavoro". In concreto, il presidente di Confcommercio ha suggerito di "portare alla ribalta delle decisioni politiche le ragioni della crescita e dell'equità", in Europa come in Italia. Ciò che le imprese domandano a gran voce è, in fin dei conti, un Paese normale, dove "fare impresa non significhi né la quotidiana odissea dello scontro con una burocrazia barocca e miope, né l'estenuante ricerca di un credito bancario sempre più difficile da ottenere".

Dove non essere costretti a "scontare i tempi biblici di pagamento delle pubbliche amministrazioni, facendo comunque puntualmente fronte ad una mole di tasse, che, per il contribuente in regola, sono arrivate oggi al 56 per cento circa di pressione fiscale complessiva". Dove "fare impresa significhi avere certezza del diritto, disporre di infrastrutture e servizi pubblici efficienti, pagare costi energetici secondo standard europei". Dove pmi e impresa diffusa siano "una risorsa e non una marginalità da superare". Le richieste del mondo rappresentato da Rete Imprese Italia sono tutte rivolte alla politica: "vogliamo vedere i programmi elettorali - ha detto Sangalli - e misurarli sulle esigenze tanto delle imprese che rappresentiamo quanto degli interessi generali dell'Italia. E non ci accontentiamo né di promesse, né di sogni e diffidiamo di ogni scorciatoia".

Le imprese non chiedono "privilegi ma opportunità e strumenti per tornare a crescere", ma pretendono nello stesso tempo "impegni puntuali e coerenza di azione". Dopo aver illustrato le proposte contenute nel documento "Le nostre ragioni" , Sangalli ha concluso il suo intervento con una nota di ottimismo, rivolta a quella "Italia produttiva che non frequenta i salotti buoni, che non ha santi in paradiso e che dei paradisi fiscali neppure conosce l'indirizzo": "tutti insieme, forze politiche, mondo delle imprese, mondo del lavoro, ce la faremo a vincere questa sfida. Perché il declino non è ineluttabile e perché un'Italia migliore è possibile".

Per saperne di più: www.confcommercio.it
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