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Il futuro nelle mani della TERRA

«L’incertezza nel domani e il diffuso senso di precarietà sono figli di questi tempi. Molti hanno deciso di “reagire” e si sono rimessi in gioco: alcuni reinventandosi, altri rivalutando ciò che possedevano, tutti riscoprendo e investendo nel lavoro agricolo».


di Romina Vinci
Articolo tratto dalla rivista 50&Più numero di gennaio 2013, realizzato nell'ambito dell'inchiesta sulla crisi del mercato del lavoro in Italia, dal titolo Ricomincio da me.

Sfoglia l’anteprima on line del numero di gennaio 2013.

- 1,6 milioni sono le imprese agricole presenti in Italia e impiegano 1.094.365 lavoratori dipendenti.
- + 6,2% è l'aumento di posti di lavoro registrato nel settore agricolo nel secondo trimestre del 2012.

San Gavino Monreale è un piccolo Comune della provincia del Medio Campidano in Sardegna. Conta meno di diecimila abitanti, ma detiene un importante primato: produce circa il 60% dello zafferano italiano. Valentina Saba è una ragazza nata e cresciuta in queste zone che ha deciso di riprendere in mano questa tradizione, per farla tornare alla ribalta.

«Era il 2006, in quel momento si parlava de riconoscimento dello zafferano come Dop (Denominazione di Origine Protetta, ndr) e così ho deciso di aprire una piccola azienda, a me intestata, per continuare ed incrementare questa produzione. Mio nonno aveva una piccola coltivazione, come del resto la maggior parte degli abitanti di San Gavino. Io mi sono occupata di ingrandirla. La mia famiglia mi è stata vicino, siamo entrati all’interno del sistema di controllo e, quest’anno, abbiamo ottenuto la tanto agognata certificazione».  Valentina ha un terreno di circa duemila metri quadri ed il quantitativo di prodotto è in costante aumento, toccando anche la soglia di un chilo di zafferano. «Il bulbo fiorisce in autunno. Il lavoro è costante, perché tutto l’anno bisogna controllare il terreno.

Il periodo più intenso è tra ottobre e novembre, quando avviene la raccolta e la pulitura». Nei momenti in cui il lavoro è più concitato, la sua azienda arriva a far lavorare anche venti persone. Valentina con il suo zafferano partecipa a molte sagre, ben oltre i confini della Sardegna (ad esempio, al salone del gusto di Torino, nonché in importanti eventi fieristici a Milano).  Valentina ha 31 anni, laureata in Architettura, sta frequentando una scuola di specializzazione a Torino. Ammette che le piacerebbe trovare un lavoro consono al suo percorso accademico, però, allo stesso tempo, è ben decisa a portare avanti la sua azienda. E lancia un monito ai suoi coetanei: «In questo periodo riscoprire l’agricoltura è molto importante, perché è un settore che, se gestito bene, può dare davvero molto».

Ed i numeri recentemente diffusi dalla Confederazione Italiana Agricoltori le danno ragione: quello agricolo oggi è l’unico settore del nostro Paese che cresce e crea nuovi posti di lavoro. Il valore aggiunto (l’aumento di valore che si verifica grazie all’intervento nei fattori produttivi) nel 2011 è salito dell’1,1%, mentre il numero dei posti di lavoro nel secondo trimestre del 2012 è aumentato addirittura del 6,2%. Un comparto che, sebbene sia sovente poco considerato e maltrattato, sarebbe però in grado di dare lavoro in poco tempo a più di 200mila disoccupati.

Secondo i dati diffusi dall’associazione, infatti, le imprese agricole in Italia sono 1,6 milioni e impiegano 1.094.365 lavoratori dipendenti. In crescita, poi, le imprese individuali guidate dagli under trenta: sono quei giovani che, una volta completato il proprio percorso di studi, decidono di tornare alla terra. E non sono soltanto figli che rilevano o continuano l’attività dei genitori, ma anche neolaureati preparati e determinati i quali, a causa di una crisi che chiude le porte dei loro settori di competenza, scelgono di scommettere sulla vita dei campi. 

Così pure Enrico Badolino, che nella sua casa in campagna, a Fiano Romano, coltiva ortaggi di stagione. «Niente serre o espedienti artificiali», ci tiene a sottolineare. I ritmi del lavoro sono scanditi dalle stagioni: «Ci si sveglia molto presto la mattina e si lavora tanto, soprattutto d’estate». Ma cosa significa coltivare la terra? «Viviamo fra la terra, ne siamo legati completamente, indissolubilmente. Maneggiarla, odorarla, annaffiarla.. Capirne i ritmi e i doni è un mezzo efficacissimo per trovare armonia ed equilibrio». A sentirlo parlare sembra di trovarsi di fronte un uomo navigato, ma in realtà la barba incolta, le unghie sporche e una voce pacata non riescono a celare la purezza di uno sguardo, che è più efficace di una carta d’identità.

Enrico Badolino non ha ancora compiuto trent’anni, eppure le idee le ha ben chiare: «Corpo e spirito si fondono, tutti dovrebbero ricercare il rapporto con la terra». Ma qual è il percorso che lo ha portato a proferire tali parole? «Ho una casa in campagna e una lunga tradizione di famiglia: mai equazione è stata più semplice».
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