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INVECCHIARE nel XXI secolo
Nel 1950 nel mondo c’erano 205 milioni di sessantenni, nel 2012 il numero degli anziani è arrivato a 810 milioni. Si prevede che arrivi al miliardo in meno di dieci anni e che raddoppi entro il 2050.

L’invecchiamento della popolazione è uno dei fenomeni più significativi del 21esimo secolo che ha conseguenze importanti e di ampia portata per tutti i settori della società. In tutto il mondo, ogni secondo che passa, ci sono due persone che festeggiano il loro sessantesimo compleanno. Considerando che nel mondo, una persona su nove ha sessant’anni o più e che questa percentuale arriverà a una su cinque entro il 2050, l’invecchiamento della popolazione è un fenomeno che non può più essere ignorato.


Il documento Invecchiare nel ventunesimo secolo: un traguardo e una sfida, presentato nei giorni scorsi a Roma, presso la sede della Comunità di Sant’Egidio, realizzato dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), analizza la situazione attuale delle persone anziane e esamina i progressi effettuati nell’adozione di politiche e azioni da parte dei governi e altre parti in causa dopo la Seconda Assemblea Mondiale sull’Invecchiamento, riguardo all’attuazione del Piano di Azione Internazionale di Madrid sull’Invecchiamento, concepito per rispondere alle opportunità e alle sfide di un mondo che invecchia.

Si considera che una popolazione stia invecchiando quando le persone anziane diventano una percentuale proporzionalmente maggiore della popolazione totale. I tassi di fertilità in diminuzione e una maggiore durata della vita hanno portato all’invecchiamento della popolazione. L’aspettativa di vita alla nascita è aumentata in modo sostanziale in tutto il mondo. L’aspettativa di vita nel lasso di tempo tra il 2010-2015 è di 78 anni nei paesi sviluppati e di 68 nelle regioni in via di sviluppo. Entro il 2045-2050 i neonati avranno un’aspettativa di vita di 83 anni nelle regioni sviluppate e di 74 anni in quelle in via di sviluppo.

Nel 1950 nel mondo c’erano 205 milioni di sessantenni, nel 2012 il numero degli anziani è arrivato a quasi 810 milioni.  Si prevede che arrivi al miliardo in meno di dieci anni e che raddoppi entro il 2050, arrivando a due miliardi. Ci sono differenze sostanziali tra le diverse regioni del mondo. Per esempio, nel 2012, la percentuale della popolazione africana di 60 anni o più è del 6%, mentre è del 10% in America Latina e nei Caraibi, dell’11% in Asia, del 15% in Oceania, del 19% in America del Nord e 22% in Europa. Si prevede che per il 2050 le stesse percentuali arriveranno al 10% in Africa, 24% in Asia, 24% in Oceania, 25% in America Latina e nei Caraibi, 27% in America del Nord e 34% in Europa.

Come tendenza generale, le donne sono la maggioranza degli  anziani. Attualmente, per 100 donne sessantenni nel mondo ci sono solo 84 uomini. Per quanto riguarda gli ottantenni invece, si contano solo 61 uomini ogni 100 donne. Gli anziani non sono un gruppo omogeneo ai quali applicare politiche  “taglia unica”. Per questo il rapporto propone dieci priorità per ampliare opportunità delle persone anziane.

E’ importante non standardizzare gli anziani come un’unica categoria, ma riconoscere invece che essi sono diversi e differenziati come qualsiasi altra fascia d’età, per quanto riguarda l’età, il sesso, la provenienza geografica, l’istruzione, il reddito e la salute. Ogni gruppo di anziani, siano essi donne, uomini, molto anziani, autoctoni, analfabeti, che vivano in città o in campagna, ha necessità e interessi particolari che devono essere presi in considerazione in modo specifico attraverso l’adozione di modelli di intervento e programmi su misura.
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