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Occupazione: è ora di RIPARTIRE

I dati sul mercato del lavoro in Italia sono a dir poco scoraggianti. Eppure ci sono settori dove l’occupazione è in salita. Ci sono nuove professioni da esplorare, altre molto richieste e sulle quali puntare. Alcuni consigli dalle agenzie del lavoro per proporsi o riproporsi più preparati sul mercato del lavoro.


di Luisella Berti

Sintesi dell’articolo tratto dalla rivista 50&Più, gennaio 2013, realizzato nell'ambito dell’inchiesta dedicata alla crisi del mercato del lavoro in Italia dal titolo Ricomincio da me

Sfoglia l’anteprima on line del numero di gennaio 2013.

Il 2012 è stato un anno nero per il lavoro come non si vedeva ormai da anni. Un bilancio negativo con un aumento vertiginoso delle persone in cerca di lavoro salite a quota 2 milioni 753.000. Dati implacabili che il Censis analizza nel 46° Rapporto sullo Stato Sociale del Paese. L’emergenza principale sta nell’occupazione giovanile, visto che nel primo semestre 2012 sono stati bruciati più di 240.000 posti di lavoro destinati ai giovani, con una diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del 4%. La crisi dell’occupazione, sebbene in misura diversa, riguarda tutti. Dei 2 milioni 753.000 italiani che nei primi sei mesi del 2012 risultavano in cerca di occupazione, più della metà, 1.426.358, ha meno di 35 anni. Un altro 24,9% (685.726) si colloca nella fascia intermedia, tra i 35 e 44 anni, mentre le generazioni dai 45 ai 65 anni costituiscono il 23,3% (640.742) delle persone in cerca di lavoro.

Non sembrerebbe, ma il pianeta lavoro offre qualche sorpresa, con settori che, nonostante tutto, hanno creato occupazione. Come ricorda il Censis, dal 2007 al 2011, l’occupazione nelle cooperative italiane è aumentata dell’8%. La cooperazione sociale, ha registrato tra il 2007 e il 2011 un vero e proprio boom, con una crescita del numero dei lavoratori del 17,3%.

Non solo,  ci sono professioni molto richieste dalle aziende ma che non trovano adeguata corrispondenza sul mercato del lavoro. Si tratta del bacino delle competenze tecniche che anche nel 2011 risultavano tra le più richieste dal mercato con un incremento del 15,4% al 2009. E tra i livelli alti della piramide occupazionale, le professioni dell’area tecnica sono quelle che presentano la più elevata incidenza di giovani con meno di 35 anni (il 26,3%). Ma, come scrive il Censis nel suo Rapporto, non è ancora compiuta la sfasatura tra sistema formativo e mercato del lavoro: nel 22,4% dei casi le aziende considerano tali figure di difficile reperimento.

A questo punto, vale la pena entrare nel merito delle professioni richieste e capire quali sono e saranno le dinamiche del lavoro nel futuro. Un quadro ce lo offrono le agenzie del lavoro che quotidianamente hanno a che fare con le aziende in cerca di personale e i candidati in cerca di una occupazione. A tale proposito abbiamo interpellato Adecco (www.adecco.it) e Randstad (www.randstad.it).

Iniziamo con i giovani. «Il mercato del lavoro - afferma l’Amministratore Delegato di Randstad Italia, Marco Ceresa - sta cambiando non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente. Nei primi sei mesi del 2012 abbiamo avuto una riduzione delle richieste di personale da parte delle aziende del 10% rispetto al semestre precedente. Ma non è solo questo il dato interessante, stiamo assistendo ad una polarizzazione delle richieste che si concentrano su profili alti o su profili bassi, la crisi più forte riguarda i profili medi. La ragione è legata principalmente all’aumento della scolarizzazione avvenuta negli ultimi anni, abbiamo più giovani diplomati o con lauree a tre anni. Questo comporta una grande disponibilità figure professionali che soddisfano però un livello medio di occupazione». Più in dettaglio Marco Ceresa spiega: «Oggi le aziende cercano o giovani brillantissimi, disposti anche ad andare a lavorare all’estero, molto flessibili, che vengono messi nella condizione di assumere livelli di responsabilità molto velocemente, oppure c’è richiesta di lavori più operativi. Il consiglio per i giovani che decidono di studiare è di tentare di dare il massimo nello studio, nell’apertura mentale, nei viaggi, nelle letture, nella specializzazione, altrimenti il rischio è quello di trovare impieghi dove magari gli studi fatti non servono a nulla».

Specializzazione e formazione sono le parole d’ordine
. Su questa linea anche i consigli di Alessia Gozzo, Candidate Manager di Adecco Italia, che invita anche ad avere un po’ di lungimiranza. «Quello che possono fare i giovani in cerca di occupazione è investire su professioni ad elevata specializzazione, una formazione orientata verso attività specifiche. Questo è lo scenario chiesto. Tanto per fare un esempio, le professioni legate all’ambito digitale, al web, ai social network che dal divertimento e dalla socializzazione, oggi vengono utilizzati dalle aziende come canale per veicolare informazioni sulla propria attività. Quindi un occhio anche a quelle che sono le nuove professioni».

E  per gli over 50?
Quali sono le professioni che garantiscono la ricollocazione? Anche qui, come per i giovani, c’è una certa polarizzazione delle competenze richieste. «Questa fascia d’età - afferma Alessia Gozzo - riguarda il 10% dei nostri contrattualizzati nei primi sei mesi del 2012. Nelle professioni c’è una distinzione tra quelle molto generiche e quelle di altissima specializzazione. Sicuramente l’ambito tecnico interessa un po’ tutti i settori produttivi. Quindi, profili tecnici molto specializzati su macchinari, come manutentori, montatori meccanici, saldatori, programmatori».

«C’è da dire che nel 10% degli over 50 assunti - prosegue Alessia Gozzo - c’è una leggera predominanza femminile. Probabilmente donne che rientrano nel mondo del lavoro, dopo aver cresciuto i figli. Anche in questo caso sono richieste o professionalità molto generiche o di livello più elevato. Questa distinzione avviene soprattutto nell’ambito della vendita e in quello amministrativo. Quindi impieghi senza competenze particolari, come può essere un addetto vendita, cassiera, data-entry; o ad alta specializzazione come consulenti e promoter commerciali, o contabili».

Over 50, troppo giovani per andare in pensione e troppo maturi per ricollocarsi. Ma è proprio così? «In genere - precisa l’Amministratore Delegato di Randstad Italia - se non ci sono limiti rispetto alle competenze richieste, le aziende prescindono dal fattore età. I limiti, invece, possono venire dai candidati stessi. Negli anni della crescita economica era abbastanza normale pensare che stipendio e benefit crescessero negli anni fino alla pensione. Questo non è più vero. Bisogna capire che l’appetibilità, la flessibilità, l’ammodernamento tecnologico in una persona che ha 50 anni non sempre è uguale ad quello di una persona che ne ha 30. Le aziende non accettano più il concetto più sei esperto, più sei maturo, più alto è lo stipendio. Questo è un dato di fatto. I consigli che do alle persone sopra i 50 sono: primo, di cercare sempre di aggiornarsi tecnologicamente, l’aggiornamento permanente è fondamentale; secondo, grande flessibilità. Non è detto che tu debba continuare a fare la carriera che stavi facendo. Se sei stato un ottimo venditore, se ti aggiorni puoi diventare un responsabile del credito. Per cui è molto importante il concetto di flessibilità, essere aperto al nuovo ed essere valutato non per l’età o l’esperienza che hai, ma per quello che puoi apportare in futuro».

Riguardo alle prospettive future dell’occupazione? La svolta secondo l’Amministratore delegato Randstad parte dai singoli: «Dal passaggio da un interesse individuale ad un interesse comune. Se oggi acquisto un prodotto che è fatto nel mio Paese, do lavoro a un mio concittadino; se lavoro bene e soddisfo un cliente anche estero, do lavoro a me stesso e a un mio compaesano. È troppo facile pensare che i problemi siano sempre generati da altri o affidare ad altri la soluzione del problema. Bisogna partire sempre da se stessi».

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