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CINEMA & OVER: ciak, si gira!
Dalla poltrona del cinema allo schermo: le storie degli over raccontano esperienze, vissuti, stagioni diverse. Dopo gli adolescenti di Moccia, ecco gli ultracinquantenni del cinema francese e americano, dalla vita reinventata alla malattia, dall’amore maturo alla crisi di coppia.

di Alessandra Miccinesi, articolo tratto dalla Rivista 50&Più di dicembre

«Sprecare l’amore per un vecchio?», dice lui. «Ma l’amore non è mai vecchio», risponde lei. Il “lui” in questione è Calvero, il clown alcolizzato dagli occhi spenti del film Luci della ribalta, mentre parla con la giovane ballerina che gli spezzerà il cuore. Dialogo fulminante tratto dal capolavoro di Charlie Chaplin sulla ferale e caparbia potenza dell’amore. Sentimento assoluto che non invecchia, e che risponde solo a se stesso. Oggi più di ieri. 

Nessuna regola vale infatti in amore, tranne quella dettata dalla legge del cuore. Ne è passata di acqua sotto i ponti dal malinconico Limelight (1952), l’ultimo film americano di Charlie Chaplin; sontuosa meditazione sul senso della vita e sulla fragile condizione della maturità, che in tempi non sospetti affrontò con una certa dose di scandalo la materia scottante del sentimento amoroso tra un anziano e una giovane. In questi sessant’anni tanto cinema è passato sullo schermo, per raccontare alle platee mondiali storie d’amore in cui rifugiarsi, scaldarsi, e perché no, trovare consolazione. 

Eppure, forse per paura di dare scandalo o per eccesso di “pruderie”, la Settima Arte ha sempre preferito raccontare il capitolo “innamoramento e amore” partendo dal battito pulsante di cuori giovani. Vietato ai maggiori, anziché ai minori: oggi la tendenza sembra essere questa. Da qualche stagione, l’arte cinematografica ha registrato una inversione di tendenza. E si è messa a raccontare l’amore dell’età matura.

Esigenza dettata dai cambiamenti che hanno impresso nuova fisionomia alla società globale, sempre più longeva e attiva. I turbamenti adolescenziali descritti da giovani registi come Silvio Muccino o Federico Moccia, tanto per rimanere nel bel Paese, hanno lasciato il posto a commedie corali brillanti in cui la lama della comicità affonda nel burro della crisi economica, oltre che nei farraginosi rapporti uomo-donna. 

La popolazione mondiale sempre più in là con gli anni, complici le aspettative di vita considerevolmente aumentate e rinnovate progettualità, hanno contribuito a modificare il quadro generale. 
Risultato? I nonni oggi chattano coi nipoti sul web, viaggiano per il mondo, divorziano e si risposano anche oltre i sessanta.

Il cinema non poteva non intercettare questa tendenza, confermando l’adagio di Jean Renoir: «L’arte cinematografica consiste nell’approcciarsi alla verità degli uomini, non di raccontare storie sempre più sorprendenti». Detto fatto. I registi hanno cominciato a puntare la macchina da presa sui settantenni, scoprendo una gran voglia di infrangere tabù anacronistici legati alla vitalità e alla passionalità di anziani desiderosi di dimostrare che l’entusiasmo e il sentimento esiste anche quando il corpo invecchia e le rughe cambiano la geografia del viso.

 Nella prima metà degli anni Ottanta, in tempi non sospetti, ci pensò Ron Howard con la commedia fantasy Cocoon - 2 premi Oscar e 1 Golden Globe vinti (1985) - a raccontare l’inguaribile voglia di giovinezza di una comunità di arzilli vecchietti della Florida, che recuperano l’energia dei tempi andati grazie ai bozzoli depositati sul fondo di una piscina da generosi extraterrestri. 

Solo quattro anni prima, nel 1981, Henry Fonda girava il suo ultimo film, Sul lago dorato, l’unica pellicola che regalò l’Oscar alla star di Hollywood in tandem con Katharine Hepburn. Diretto da Mark Rydell, On golden pond (titolo originale del film interpretato anche da Jane Fonda) è la trama delicata di un complesso intreccio familiare che include tre generazioni, sulle quali domina per tenerezza e profondità di sentimenti l’anziana coppia di coniugi. 

Nella love story torrenziale narrata da Gabriel Garcia Marquez ne L’amore ai tempi del colera, portata al cinema nel 2007 da Mike Newell, il poeta Florentino Ariza (Javier Bardem) s’innamora al primo sguardo della bella Fermina Daza (Giovanna Mezca e pasticcera sopraffina - è corteggiatissima da un architetto single (Steve Martin). 

Il ruolo di moglie matura, che combatte per rinfocolare l’intesa sessuale anche dopo trent’anni di ménage, si addice alla Streep, che quest’anno ha recitato in coppia con Tommy Lee Jones nella commedia Il matrimonio che vorrei, di David Frankel, tentativo maldestro di certo cinema hollywoodiano per riproporre il vecchio dilemma: la terapia di coppia serve a riaccendere la passione sopita o ad accendere quella che non c’è mai stata? Le pulsioni sessuali tengono banco, in modo esplicito e senza veli, in Settimo cielo, bellissimo film tedesco di Andreas Dresen premiato ai festival di Cannes e Trieste, che nel 2009 sollevò polemiche in Europa per aver raccontato la sessualità tra anziani.

L’eros tra ultrasessantenni, mostrato senza autocompiacimento da Dresen, è un delicato mosaico di corpi segnati dalla vita, martoriati dall'età e dagli acciacchi del tempo, che riscoprono innamoramento e batticuori, insieme con il piacere fisico e la bellezza di intese sessuali ormai archiviate. Caduti gli ultimi muri e infranti gli ultimi tabù, insomma, la terza età al cinema pare essere il filone aureo di rinnovate stagioni del cuore (e dell’industria), da assaporare con sguardo sereno anche in sala. Gianni Di Gregorio ce l’aveva raccontato nel 2008 in Pranzo di ferragosto, col linguaggio colorito della romanità verace, in cui il regista - anche interprete - virava in commedia il dramma degli anziani abbandonati in città da figli e parenti durante le ferie estive. Una gestione delicata, quella degli over 60.

...l'articolo prosegue sulla Rivista 50&Più

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