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Italia: spinte di SOPRAVVIVENZA

Censis: alla crisi il Paese reagisce strenuamente e fa leva sull'impegno personale e sulla famiglia.

Il 46° rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato a Roma il 7 dicembre, ci mostra una Italia alla prova della  sopravvivenza dove, per di più, Istituzioni politiche e soggetti sociali hanno vissuto come “separati in casa” attuando il Governo, da un lato, i suoi provvedimenti di rigore in campo economico  e il Paese, dall’altro, le sue strategie di riposizionamento.

Nel 2012, di fronte a “fenomeni enormi” di speculazione internazionale, di crisi dell’euro, di modifica degli assetti geopolitici internazionali ma anche di fronte ad “eventi estremi”, come la dinamica dello spread e  il pericolo di default, ci siamo ritrovati inermi con le preoccupazioni della classe di governo, le drammatizzazioni dei media e le inquietudini popolari.

I soggetti economici e sociali sono rimasti soli con le loro strategie di sopravvivenza ma non si sono sentiti coinvolti nell’azione di governo fidandosi poco delle strategie tecnico-politiche non seguite da una adeguata implementazione amministrativa e organizzativa.

Alcuni degli aspetti più salienti emersi dal Rapporto annuale Censis

"Risparmio, rinuncio, rinvio"
: il Censis indica così "le tre 'r' dei consumi familiari", alla base del crollo delle spese. "Nel primo trimestre 2012 la flessione delle spese delle famiglie è stata del 2,8% e nel secondo trimestre vicina al 4% in termini tendenziali". Nel 2012 i consumi reali pro-capite, pari a poco più di 15.700 euro, "sono tornati ai livelli del 1997". Mentre è in "drastica riduzione"anche la propensione al risparmio, "dal 12% del 2008 all'attuale 8%". E' quanto emerge dal 46° Rapporto Censis sulla situazione del Paese.

Boom di chi cerca lavoro - "Tra primo semestre 2011 e primo semestre 2012 il numero delle persone in cerca di lavoro è aumentato di oltre 700mila unità", a 2,75 milioni. "Incremento davvero eccezionale, +34%", rileva il Censis nel rapporto annuale. Mentre è "anticiclica" la dinamica dell'occupazione femminile, con 110mila nuovi posti tra 2010 e 2011, +1,2%; "Tendenze destinate a consolidarsi ancora di più nel 2012", con un saldo di +118mila unità nel primo semestre. In controtendenza anche l'occupazione nelle cooperative sociali.

"Nei primi sei mesi dell'anno il numero degli occupati ha registrato una flessione dello 0,3%", indica il rapporto annuale del Censis. Segnalando che "sono stati bruciati più di 240mila posti di lavoro destinati ai giovani". La crisi "ha dato una netta accelerazione ad un processo di invecchiamento già in corso da tempo": la quota di under 35 al lavoro scende al 26,4% nel 2011 dal 37,8% di dieci anni fa.

La reazione delle famiglie alla crisi "La paura c'è" ma gli italiani reagiscono alla crisi anche con "difese strenue": è quanto si rileva dal rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del Paese. In due anni 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o preziosi; l'85% ha eliminato sprechi ed eccessi, il 73% va a caccia di offerte; il 62,8% ha ridotto gli spostamenti per risparmiare benzina, si vendono meno auto e c'è un boom delle biciclette: ne sono state vendute 3,5 milioni; 2,7 milioni di italiani coltivano ortaggi da consumare ogni giorno.

Politica e società sempre più lontani - Italia "separata in casa" per sopravvivere alla crisi: da una parte ci sono le istituzioni politiche alle prese con il rigore sui conti, dall'altra i soggetti economici e sociali, che, "rimasti soli", attuano "affannose strategie di sopravvivenza". E' un paese caratterizzato da una "parallela discontinuità" quello che ci tratteggia il Censis. "I soggetti sociali – osserva il Censis - non si sono sentiti coinvolti dall'azione di governo perché sospettosi che alle strategie tecnico-politiche non seguisse un'adeguata implementazione amministrativa e organizzative e perché restavano in attesa di una proposta di percorso comune". L'istituto di ricerca sottolinea che "non è scattata la magia dello sviluppo fatto da governo e popolo e il rigore del governo non ha avuto lo spessore per generare forza psichica collettiva".

Tre grandi spinte di sopravvivenza: «restanza», differenza, riposizionamento. Proprio nei mesi di più drammatica difficoltà, nel sottofondo della dinamica sociale ha cominciato a vedersi una “autonoma tensione alla solidità”. Sono emerse tre grandi spinte di sopravvivenza. La prima è stata il fare perno sulla “restanza” del passato, per riprendere e valorizzare ciò che resta di funzionante del nostro tradizionale modello di sviluppo: il valore dell’impegno personale, la funzione suppletiva della famiglia rispetto ai buchi della copertura del welfare pubblico, la centratura sulla prossimità nella quale si sviluppano le relazioni cruciali, la solidarietà diffusa e l’associazionismo, la valorizzazione del territorio come dimensione strategica di competitività del sistema.

La seconda spinta è stata la crescente valorizzazione della differenza e la voglia di personalizzazione: esempi ne sono il politeismo alimentare, con combinazioni soggettive di cibi e anche di luoghi ove acquistarli; la forte crescita degli acquisti online, la diffusione di siti web con offerte low cost e di gruppi di acquisto solidale; la personalizzazione dell’impiego dei media, sia per la fruizione dei contenuti di intrattenimento, sia per l’accesso alle fonti di informazione, secondo palinsesti multimediali “fai da te”, autogestiti, svincolati dalla rigida programmazione delle grandi emittenti; la miniaturizzazione dei dispositivi tecnologici, la proliferazione delle connessioni mobili, l’esplosione dei social network, grazie ai quali diventano centrali la trascrizione virtuale e la condivisione telematica delle biografie personali. La terza spinta è stata data dai processi di riposizionamento: esempi ne sono il riorientamento dei giovani verso percorsi di formazione tecnico-professionale dalle prospettive di inserimento lavorativo più certe, la rinnovata vitalità di pezzi del tessuto produttivo (le cooperative, le imprese femminili, il settore Ict e le applicazioni Internet, le start-up nell’alta tecnologia e le green technologies), l’espansione della distribuzione organizzata e delle attività di commercio via web, l’aumento delle quote di mercato dell’Italia nelle aree emergenti del mondo grazie a specializzazioni produttive diverse dal tradizionale made in Italy, il cambiamento del modello di internazionalizzazione grazie a un di più di strategia che si è tradotto in un aumento degli investimenti in partecipazioni all’estero.

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