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Inferiore a  MILLE euro

Il magro assegno pensionistico fa il pari con il crollo del potere d'acquisto delle famiglie. E ora anche il lavoro domestico “attrae” gli italiani e cresce la componente degli over 50.  I dati del bilancio sociale Inps riferiti al 2011.

Il 52% dei pensionati Inps (7,2 milioni di individui) presenta redditi pensionistici inferiori a 1.000 euro mensili e il 24% (3,3milioni) si colloca nella fascia tra 1.000 e 1.500 euro mensili. Il 12,7% riscuote pensioni comprese tra 1.500 e 2.000 euro mensili e il restante 11,2% gode di un reddito pensionistico mensile superiore a 2.000 euro. Lo si legge nel bilancio sociale Inps dove si ricorda anche il persistente divario di genere rispetto all'assegno pensionistico percepito.

Donne: pensioni povere
Lo scarso numero di pensioni femminili di anzianità mostra come la grande maggioranza delle assicurate Inps non abbia alle spalle carriere lavorative lunghe e continuative: sul totale delle pensioni Inps di vecchiaia e anzianità vigenti  pari a circa 9,3 milioni di pensioni, solo 750 mila sono quelle di anzianità delle donne (8%), mentre le pensioni maschili di anzianità sono oltre 3 milioni (pari ad un terzo). Allo stesso tempo la quota di pensioni femminili di vecchiaia (circa 3,4 milioni) rappresenta il 37% del totale dei trattamenti di vecchiaia e anzianità in essere.

Le differenze tra uomini e donne sono dunque evidenti: gli uomini percepiscono l’81% di tutte le pensioni di anzianità e le donne il 65% di quelle di vecchiaia. In termini di importo, va considerato che la pensione di vecchiaia media ha un valore mensile pari al 43% di quella di anzianità (649 euro rispetto a 1.514 euro). Inoltre, dall’analisi degli importi medi per sesso emergono delle differenze notevoli anche all’interno della stessa tipologia di pensione: 1.595 euro mensili per la pensione di anzianità maschile, appena 1.165 euro per la stessa pensione di anzianità erogata ad una donna. Per le pensioni di vecchiaia, invece, i valori sono 562 euro medi mensili per le donne e 811 euro per gli uomini.

Giù il potere d'acquisto delle famiglie
Anche il 2011 è stato un anno di crisi per l’economia italiana e di difficoltà per le famiglie. Dall’elaborazione dei dati Istat si evidenzia che il Pil si è incrementato rispetto al 2010 solo dello 0,2% e che i redditi delle famiglie ne hanno risentito in maniera rilevante, considerato che sono aumentati dell’1,9% in termini monetari ma si sono ridotti dello 0,9% in termini reali. Il potere d’acquisto delle famiglie si riduce per il terzo anno consecutivo: complessivamente dal 2008 ad oggi la riduzione è stata del 3,8% (che sale al 5,2% rispetto al 2007).

Il lavoro domestico: meno stranieri più italiani
I lavoratori domestici iscritti all’Istituto nel 2011 sono 651.911 (numero medio annuo) con una riduzione del 5% rispetto al 2010. Solo il 20,5% dei lavoratori domestici è italiano il restante 79,5% è formato da stranieri anche se nel 2011 la componente italiana è cresciuta del 2,5% e quella straniera si è ridotta del 6,7%. Gli stranieri sono occupati prevalentemente nell’assistenza agli anziani e ai disabili e nei lavori domestici.

La classe di età più numerosa è quella tra i 40 ed i 49 anni e mentre si riducono i lavoratori domestici con un’età compresa tra i 19 ed i 49 anni, contemporaneamente, crescono quelli over 50.

Il lavoro dipendente: calano gli apprendisti
Nel 2011 la media annua (primo semestre 2011) è di 12.425.553 unità con una riduzione di 5.165 unità rispetto al 2010. Gli operai rappresentano il 52,4% del totale dei dipendenti, gli impiegati il 39,1%, gli apprendisti il 3,9%, i quadri il 3,4% ed i dirigenti l’1%.

La situazione di difficoltà sul mercato del lavoro, in conseguenza della crisi economica, è evidenziata dal calo degli apprendisti (-6% sul 2010 e -14,6% nel biennio), e degli operai (-0,2% nel 2011 e -0,3% nel biennio); mentre sembrano risentire meno della crisi gli impiegati (+0,4% nel biennio), i quadri (+2,9% nel biennio); e i dirigenti che, pur riducendosi dell’1,7% nel biennio, crescono dello 0,9%..Per quanto riguarda l’analisi di genere riferita al 2011 i maschi rappresentano il 58,8% della consistenza dei lavoratori dipendenti con una riduzione dello 0,5% rispetto al 2010 mentre le femmine rappresentano il 41,2% e crescono dello 0,9%.

I lavoratori autonomi: vivacità del commercio
I commercianti rappresentano l’unica categoria che tende a crescere (+0,8% nel 2011 e +2% nell’ultimo biennio) al contrario di artigiani (-0,3% nel 2011 e -1% nel biennio) e i lavoratori autonomi agricoli (-1,1% nel 2011 e -2,5% nel biennio).

Le imprese: la crisi colpisce di più l'edilizia
Il numero di imprese non agricole con lavoratori dipendenti iscritte all’Istituto è sostanzialmente stabile nel 2011 rispetto al 2010 anche se deve essere evidenziato che le imprese reagiscono in maniera diversa rispetto alla crisi attuale.

Il settore più in difficoltà risulta essere quello dell’edilizia con una riduzione del 4,8% nel 2010 e del 4,4% nel 2011 con una riduzione complessiva del 9% nel biennio conseguenza del sommarsi della fine del ciclo di espansione del mercato immobiliare con conseguente stasi e della crisi economica in atto.

Il settore industriale registra una flessione del 3,2% nel biennio e del 1% nel 2011.

Ammortizzatori sociali
Nel 2011 la Cassa integrazione guadagni nel suo insieme registra una riduzione delle ore autorizzate (-18,7%) si rileva un incremento del ricorso agli altri ammortizzatori sociali.

Nel 2011 l’ammontare della spesa per gli ammortizzatori sociali è stata di 19,1 miliardi di euro, dei quali 10,7 di prestazioni e 8,3 di contributi figurativi. La diminuzione di spesa rispetto al 2010 è di 0,3 miliardi. La spesa è ripartita in 5 miliardi per la Cassa integrazione, 11,6 miliardi per l’indennità di disoccupazione e 2,4 miliardi per l’indennità di mobilità. Rispetto al 2010 si registra una diminuzione di spesa per la Cig nel suo complesso di 649 milioni di euro (-11,4%) ed un aumento della spesa sia per l’indennità di disoccupazione (+1,1%) che per l’indennità di mobilità (+8,2%).

I pensionamenti del 2011: in forte diminuzione
Le nuove pensioni del 2011 sono complessivamente 964.487 e presentano un decremento medio del 14,5% rispetto al 2010 (1.127.501). Il 56% delle nuove liquidazioni è costituito da prestazioni di natura previdenziale (540.334) e il restante 44% da trattamenti assistenziali (424.153). L’importo medio mensile lordo ammonta complessivamente a 698 euro e l’età media dei beneficiari è di 66,4 anni.

La Social Card: beneficiari concentrati al Sud
In attesa della nuova Social Card, nel 2011 il totale dei beneficiari, con il diritto ad almeno un accredito nel corso dell’anno, sono stati 535.412. La concentrazione maggiore, il 71,4%, è presente nella zona meridionale e insulare; il 16,3% dei beneficiari vive nel Settentrione e il 12,3% nell’Italia centrale. L’importo totale erogato nel 2011 per le Social card è pari a €207.100.450,02 suddivisi in 2.589.517 accrediti effettuati nell’anno.

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