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Dov’è il tostapane? In CANTINA

Un tempo si cercava di aggiustarli. Ora sembra che siano concepiti per non essere aggiustati. Siamo così circondati da elettrodomestici vecchi, che non funzionano o, peggio, che non servono più.

Una volta, magari, si passava l’intera giornata a cercare di riparare la lavatrice che, tra l’altro, raramente sembrava rompersi. Un evento che mandava su tutte le furie le mamme, che si sentivano menomate dall’elettrodomestico più utile al loro lavoro. Che creava ansia nei padri, chini sull’elettrodomestico che - chissà perché, all’ultimo secondo - aveva tirato le cuoia. Eppure conveniva perderci un po’ di tempo. Oggi? Complici forse i grandi centri commerciali, traboccanti di offerte, indiscutibilmente quasi conviene acquistare un elettrodomestico nuovo, nella stragrande maggioranza dei casi. E il vecchio che fine fa? Se tutto va bene passa a miglior vita imboccando la “verde strada” del riciclo. In caso contrario… Beh, è meglio continuare la lettura.

Una scelta che costa molto. In termini ambientali il costo è molto elevato: un elettrodomestico abbandonato per strada, non correttamente smaltito, è quanto di più stupido si possa fare contro la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo. Innanzitutto, perché frigoriferi e televisori a tubo catodico - che costituiscono la maggioranza degli elettrodomestici - contengono sostanze dannose che richiedono un trattamento particolare; in secundis perché una legge obbliga i negozianti a ritirare il vecchio elettrodomestico per smaltirlo in modo corretto secondo il principio “uno contro uno”; in tertis perché viene mandata in rovina una quantità di materiali riutilizzabili nell’industria, a cominciare solo dal metallo o dalla plastica con cui è realizzato l’esterno. Una volta, dopo la guerra, in tutte le scuole elementari della neonata Repubblica Italiana una delle frasi che ricorreva di più nei temi dei bambini era la seguente: “L’Italia è un Paese povero perché non dispone di sufficienti materie prime, miniere, etc.”. Resta, comunque, una verità su cui dovremmo riflettere ogni giorno.

Ecodom e il suo rapporto sui Raee (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Il Consorzio italiano di Recupero e Riciclaggio degli Elettrodomestici (Ecodom) ha commissionato a Ipsos, uno dei maggiori istituti di sondaggio italiani, un’indagine che sensibilizzi su un corretto smaltimento degli elettrodomestici obsoleti o fuori uso. Con 3.262 interviste su un campione di 44.249.512 cittadini tra i 18 e i 74 anni, la ricerca sulle abitudini di utilizzo e smaltimento dai consumatori italiani ha fatto un ritratto con luci e ombre.

Quasi il 20% degli elettrodomestici. In media ogni famiglia possiede in casa più di 8 apparecchiature elettroniche tra rotte, vecchie o non più usate: quasi il 20% del totale degli elettrodomestici presenti. Alcuni, come videoregistratori o monitor CRT (38%), sono stati sostituiti da tecnologie più recenti, altri non funzionano. Tra le apparecchiature più spesso dimenticate in cantina, invece di essere riciclate, fanno la parte del leone le pianole (nel 48% dei casi restano in casa anche se non funzionano più), ma ci sono anche condizionatori portatili, boiler elettrici, friggitrici, tostapane, bollitori, macinacaffè.

Perché i cittadini devono essere informati. Per due ottime ragioni: la prima è la tutela ambientale, la seconda è incrementare la raccolta raggiungendo gli obiettivi della Nuova Direttiva Europea in materia (85% dei RAEE generati o il 65% della media di Apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute mercato nei tre anni precedenti).

Grandi elettrodomestici, piccolo problema. Mentre per quelli grandi la conoscenza sulle modalità di dismissione è buona, sembra più problematico il caso dei piccoli elettrodomestici e degli apparecchi informatici, spesso buttati nell’indifferenziata. Parliamo di mouse, tastiere, desktop, monitor piatti, portatili, casse stereo: materiali che vanno smaltiti correttamente, ma che guarda caso la sera fanno capolino (se tutto va bene e non li troviamo abbandonati per terra) nei secchioni dei rifiuti non riciclabili.

Ma fermiamoci per un attimo a pensare cosa stiamo buttando: ci sono Paesi del mondo dove il “rovistaggio” è ritenuto un lavoro, dove l’immondizia viene vista come l’occasione per recuperare materiali, metalli, plastiche che possono avere una seconda vita e che talvolta funzionano ancora perfettamente. Un’altra cosa: la Cina, il colosso d’Oriente, compra interi container dei nostri rifiuti e i materiali recuperati vengono riusati in un Paese avido di materie prime per mantenere il proprio trand economico. Bisogna dire altro?

Per saperne di più: www.ecodom.it/

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