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La nuova PENSIONE ANTICIPATA

Di fatto, le nuove regole aboliscono la pensione di anzianità per chi al 31 dicembre 2011 non ha maturato i requisiti, introducendo come alternativa la pensione anticipata.

di Gianni Tel - 50&Più

L’attuale Governo “Monti” ha iniziato il suo operato indicando tre parole d’ordine: rigore, crescita ed equità.


Ad oggi però è stato applicato ampiamente soltanto il rigore e di conseguenza sono stati chiesti immensi sacrifici al Paese. Dal nutrito pacchetto fiscale, alla pesante riforma delle pensioni, al taglio alla spesa degli Enti locali, all’IMU sulla casa e all’aumento della benzina.

Sono ormai in molti a ritenere che è giunto il momento di cambiare rotta: è sbagliato contrapporre lo Stato Sociale e la crescita economica, anzi è proprio lo Stato sociale quel motore di sviluppo che potrebbe far ripartire il nostro Paese.

Ma vediamo adesso di riassumere in sintesi le regole per l’accesso al pensionamento anticipato sulla base dell’attuale normativa, introdotta dalla riforma “Monti-Fornero” che ha modificato l’intera disciplina delle pensioni.

I requisiti maturati entro il 2011
La riforma ha previsto una linea di demarcazione tra chi alla data del 31 dicembre 2011 ha maturato i requisiti per la pensione di anzianità con la previgente normativa, cioè ha raggiunto 40 anni di contributi o quota ’96 (per i dipendenti, 60 anni di età anagrafica e 36 anni di contributi o 61 anni di età e 35 di contributi) o quota ’97 (per gli autonomi, 61 anni e 36 anni di contributi oppure 62 e 35) e chi, non avendo raggiunto i requisiti, è soggetto alle nuove regole che, di fatto, aboliscono la pensione di anzianità.

I primi ottengono la pensione una volta trascorsi 12 o 18 mesi (rispettivamente per i dipendenti e per gli autonomi) dal compimento dei requisiti: il trattamento pensionistico viene messo in pagamento dal mese successivo.
Per gli altri, invece, le nuove regole portano, come si è detto, alla cancellazione della pensione di anzianità ed introducono, come alternativa alla pensione di vecchiaia, la pensione anticipata.

La pensione anticipata: nuovi requisiti
La legge, dunque, differenzia i nuovi requisiti per sesso:
-    Per i lavoratori dipendenti pubblici e privati e i lavoratori autonomi, dal 1° gennaio 2012, per maturare il diritto alla pensione anticipata occorrono 42 anni e un mese di contributi, elevati a 42 anni e due mesi dal 2013 e 42 anni e tre mesi dal 2014;
-    Per le lavoratrici dipendenti pubbliche e private e per le lavoratrici autonome, dal 1° gennaio 2012, occorrono 41 anni e un mese di contributi, elevati a 41 anni e due mesi nel 2013 e a 41 anni e tre mesi dal 2014.

Abolite le finestre mobili
E’ stata, poi, abolita la “finestra mobile”  in quanto il rinvio della corresponsione della pensione (12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi) è stato inglobato nei nuovi requisiti di anzianità contributiva.

L’adeguamento contributivo alla speranza di vita

In ogni caso, dal 2013, le anzianità contributive saranno aumentate per effetti degli adeguamenti alla speranza di vita.
Per la pensione anticipata, quindi, per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, dal 2013 saranno necessari 42 anni e cinque mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e cinque mesi per le donne.
Il requisito contributivo continuerà ad aumentare nel 2016 (si ipotizzano tre mesi) e nel 2019 (sempre tre mesi). Gli adeguamenti successivi avranno cadenza biennale e non più triennale.

La penalità per i pensionati con meno di 62 anni
La pensione anticipata comporta anche una penalizzazione per coloro che vanno in pensione con una età inferiore a 62 anni. Si tratta di un taglio dell’assegno pensionistico per la quota di contributi maturati prima del 2012.
Detta penalizzazione, così come indicato nella tabella riassuntiva (tabella 1) è dell’1% e del 2%, rispettivamente, per chi va in pensione a 61 anni e a 60 anni. Il taglio è poi del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 60 anni.
Va detto, poi, che detta riduzione in percentuale non si applica ai lavoratori che maturano il prescritto requisito di anzianità contributiva entro il 31/12/2017, a condizione che la predetta anzianità contributiva derivi esclusivamente da “lavoro effettivo”, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, di servizio militare, di infortunio, di malattia e di cassa integrazione ordinaria.

Il correttivo per i lavoratori dipendenti del settore privato
Per attenuare gli effetti distorsivi derivanti dall’innalzamento repentino dei requisiti, in via eccezionale, è stato previsto che i lavoratori dipendenti (uomini e donne) del settore privato che entro il 31 dicembre 2012 maturano un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e che raggiungono i requisiti per il trattamento pensionistico di anzianità entro il 31 dicembre 2012, vale a dire “quota 96” (con almeno 60 anni di età), possono conseguire la pensione anticipata a 64 anni.

Per fare un esempio, un lavoratore nato nel 1952, che nel 2012 raggiunge 36 anni di contributi, e, quindi, avrebbe maturato i requisiti per la pensione con quota 96, con le nuove regole sarebbe dovuto andare in pensione nel 2018. Con il correttivo, potrà andare in pensione nel 2016, a 64 anni.
Il requisito, comunque, dei 35 anni di contribuzione deve in ogni caso essere perfezionato sulla base della previgente normativa con esclusione quindi della contribuzione figurativa per disoccupazione e malattia.

La possibilità di pensionamento a 63 anni
Per tutti i lavoratori iscritti al sistema pensionistico che hanno il primo contributo versato o accreditato dopo il 31 dicembre 1995, per i quali la pensione sarà calcolata interamente con il sistema contributivo, la legge di riforma ha previsto la possibilità di accesso al pensionamento anticipato a condizione che abbiano:
-    un’età anagrafica non inferiore a 63 anni;
-    almeno 20 anni di anzianità contributiva “effettiva”;
-    un importo di pensione maturata, alla decorrenza, di valore non inferiore a 2,8 volte l’ammontare dell’assegno sociale (circa 1.200 euro mensili nel 2012) rivalutato in base alla variazione medie quinquennale del PIL (Prodotto Interno Lordo).
Per contribuzione “effettiva”, poi, si intende quella versata e cioè: obbligatoria, volontaria, da riscatto, con esclusione di quella figurativa a qualsiasi titolo.
La tabella 2 riporta i requisiti richiesti per questa tipologia di pensione anticipata.

L’opzione per le lavoratrici dipendenti e autonome
La riforma ha confermato, infine, la possibilità di uscita a 57 anni (per le dipendenti private e pubbliche) e a 58 anni (per le lavoratrici autonome) che optano per il calcolo della pensione esclusivamente con le regole del sistema contributivo.
Questa possibilità è stata prevista, in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015. I requisiti anagrafici vanno abbinati ad almeno 35 anni di contributi.
A tal proposito l’Inps ha chiarito che detta opzione può essere esercitata a condizione che la decorrenza della pensione si collochi entro il 31 dicembre 2015, compresa la finestra mobile e l’adeguamento alla speranza di vita. In pratica, considerando la finestra mobile di 12 o 18 mesi, a secondo che si tratti di lavoratrice  dipendente o autonoma, e i  3 mesi, già certificati dal 2013, per l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, secondo l’Inps, per poter beneficiare dell’opzione in esame occorre aver maturato i requisiti richiesti entro il mese di agosto 2014 per le lavoratrici dipendenti e entro il mese di febbraio 2014 per le lavoratrici autonome.

E’ opportuno, comunque, data la complessa e particolare applicazione normativa, rivolgersi agli uffici del patronato 50&Più Enasco che, gratuitamente e presenti con le sue sedi su tutto il territorio nazionale, sono in grado di fornire tutte le informazioni e i chiarimenti necessari.





 

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