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Confronto tra due TITANI

A Udine apre il 17 novembre la mostra I colori della seduzione. Giambattista Tiepolo e Paolo Veronese.

Si parte dagli affreschi della Galleria del Palazzo arcivescovile di Udine, opere giovanili di Tiepolo databili tra il 1726 e il 1729, prologo e punto di partenza della mostra, per poi intraprendere il viaggio visivo di un artista che si volle fare “discepolo” di Veronese. Un percorso di “emulazione” destinato a maturare nei decenni successivi e un accostamento che non sfuggì ai contemporanei, come il critico e amico Francesco Algarotti che lo definì “l’emulo di Paolo”.

Innovare il passato. Anche se quasi due secoli li dividevano, Tiepolo trovò in Veronese lo stimolo per superare la “maniera scura” o “tenebrosa”, fatta di un gusto della composizione grandiosa e teatrale con colori violenti e cupi. L’incontro con il pittore del ’500 fu il punto di partenza per maturare un linguaggio che lo rese uno dei grandi protagonisti della pittura del ’700. Così la sua tavolozza cominciò a schiarire dando ai soggetti maggiore serenità, divenendo in breve uno dei tratti distintivi delle sue opere. Tiepolo, infatti, fu un “ottimo tecnico della prospettiva”, ma riuscì a varcare il limite che essa offre usando i rapporti cromatici e luminosi.

Le due tele riunite. L’evento riunisce per la prima volta le due tele che componevano il Mosè salvato dalle acque, un’opera di Giambattista Tiepolo che fu tagliata agli inizi dell’800 senza più essere ricomposta. Ora è possibile vederla nella sua composizione originaria: il Mosè (finito alla Scottish National Gallery di Edimburgo) sarà riaccostato all’Alabardiere (dalla collezione Agnelli di Torino), così come appare in una copia attribuita a Giandomenico Tiepolo. Dal momento che le due parti del quadro hanno avuto situazioni conservative diverse, presentano colori un po’ differenti, problema risolto con un sistema avanzato d’illuminazione che restituisce una colorazione uniforme. E per rendere ancora più interessante il paragone fra i due e l’eventuale “debito” dell’uno nei confronti dell’altro, fa bella mostra di sé il Mosè salvato dalle acque di Paolo Veronese del Museo di Belle Arti di Digione.

Una mostra, quattro sezioni. Al di là delle forme e dei motivi, cosa significò per Tiepolo guardare a Veronese? Soprattutto rivisitarne i temi religiosi o di storia antica ma - questa volta - con impostazioni scenografiche e teatrali, prospettive architettoniche e opulenza decorativa. Poi, come detto, la conversione ad una tavolozza meno scura, fatta di colori puri e ombre colorate. Nelle quattro sezioni, di cui è composta la mostra, i due artisti sono messi a confronto nel trattare i temi religiosi, mitologici e storici: oltre al Mosè salvato dalle acque, infatti, sono esposti il Ratto d’Europa, le Cene e i Banchetti, l’Adorazione dei Magi.

Due artisti, un confronto complesso. Persino i bozzetti e i disegni presenti illustrano il modo in cui Tiepolo rilesse Veronese, adeguandolo e adeguandosi, traendovi ispirazione sia nella composizione spaziale che nei singoli motivi. Oltre alle tele, infatti, sono esposti alcuni fogli di entrambi che intrecciano un dialogo con le immagini. Come il disegno approntato da Tiepolo per il Banchetto di Antonio e Cleopatra, accompagnato dai pensieri del Veronese sul tema dei banchetti, rappresentati dallo studio per le Nozze di Cana: un allestimento suggestivo che chiarisce i diversi momenti del processo creativo di un grande protagonista della pittura del ’700 veneziano.

I colori della seduzione. Giambattista Tiepolo e Paolo Veronese

Castello di Udine - Galleria d’Arte Antica

Via Lionello 1 - Udine - 17 novembre 2012- 1° aprile 2013. Dal martedì alla domenica, dalle 10.30 alle 17.00.

Per informazioni: 0432/414717 - www.udinecultura.it

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