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Quando il fattore ETA’ conta


La Strategia “Europa 2020” cerca di portare al 75% il tasso di occupazione della popolazione nell’età compresa tra 20 e 64 anni. I cittadini europei lavoreranno più a lungo, ma un sondaggio dell’Eurobarometro rivela che esistono ancora discriminazioni legate all’età.

Pubblicato il ottobre 16, 2012 08:52 da www.50epiu.it

L’aumento dell’occupazione e l’allungamento della vita lavorativa sono obiettivi importanti, che le politiche europee e nazionali si sono poste già dalla fine degli Anni ’90. Il tasso di occupazione dell’Unione a 27 per le persone di età compresa tra 55 e 64 anni è così passato dal 36,9% del 2000 al 46% del 2009, ma resta un tasso di occupazione molto inferiore rispetto a quello compreso nel gruppo tra 20 e 64 anni, pari al 69% nel 2009, e nonostante l’aumento dell’età media di uscita dal mercato del lavoro dell’Unione a 27, passata dai 59,9 anni del 2001 ai 61,2 anni del 2007.

Il sondaggio Eurobarometro. Nell’Unione europea entro il 2060 ci saranno solo due persone in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni, per ogni persona con oltre 65 anni. Questo potrebbe far pensare ad un atteggiamento di maggiore attenzione verso i lavoratori “over” e invece un sondaggio Eurobarometro 2012 - condotto su un campione di 31.280 intervistati dai 15 anni di età in su, in tutti e 27 i Paesi dell’Unione, con l’aggiunta di cinque Paesi non membri (Croazia, Islanda, Macedonia, Norvegia e Turchia) - sull’esclusione dei lavoratori anziani, lancia un pericoloso allarme.

Troppe discriminazioni. Il sondaggio Eurobarometro 2012 chiarisce da subito che vanno assolutamente modificati gli atteggiamenti sullo stesso invecchiamento: la discriminazione per ragioni di età sul luogo di lavoro è addirittura quella denunciata con maggiore frequenza. Circa una persona su 20 ha subìto direttamente una discriminazione per l’età sul luogo di lavoro (il 6%) mentre una su sette (il 15%) ne è stata testimone. Inoltre - punto dolente ma allo stesso tempo indicativo - circa 7 cittadini su 10 ritengono che i lavoratori più anziani non siano visti in modo positivo dal datore di lavoro e che la loro età sia così un motivo determinate per ritirarsi.

Eppure… I lavoratori più anziani possono imparare cose nuove. E anche se l’apprendimento cambia con il passare del tempo, questo non dipende strettamente dall’età. Da qui il loro necessario accesso alla formazione per aggiornare le abilità professionali: perché l’invecchiamento in molti casi rende i lavoratori migliori e più forti di prima. Senza contare che la partecipazione attiva al mondo del lavoro è un fattore importante e decisivo per invecchiare attivamente. Ma nel campione di intervistati tra i 40 e i 55 anni emergono maggiori probabilità di avere sperimentato discriminazione sul posto di lavoro, se non addirittura per l’accesso ai servizi finanziari, con alcune sensibili differenze geografiche: in media, i cittadini dei 12 “nuovi” Stati Membri (Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Cipro) hanno manifestato più probabilità di riportare casi di discriminazione in base all’età, rispetto ai cittadini degli altri 15 “vecchi” Stati Membri.

Il tasso di occupazione degli over 50 in Italia. Con i dati alla mano dell’Eurobarometro 2012, cosa succede in Italia a livello occupazionale per gli Over 50? Si è partiti nel 2000 con la seguente situazione suddivisa per fasce d’età: 36,5% (55/59), 18,0% (60-64 anni), 3,1% (65 e oltre). Si è arrivati nel 2010 alle seguenti percentuali: 52,7% (55/59), 20,5% (60-64 anni) e 3,1% (65 e oltre). A mano a mano che si sale, la percentuale abbandona l’iniziale impennata e si appiattisce nuovamente, dimostrando che non c’è miglioramento ma solo stabilità dopo i 65 anni. Dunque, sono confortanti i dati per la prima fascia d’età con una forbice di oltre 15 punti percentuali, ma si assiste poi ad una battuta di arresto.

Il 2012, Anno Europeo dell’Invecchiamento attivo. L’Anno Europeo dell’Invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni sta per concludersi. 50&Più ha abbracciato da subito, con tante attività sull’intero territorio nazionale, la promozione di un Anno che vuole promuovere la qualità della vita e il benessere della popolazione degli over 50 attraverso uno spirito di solidarietà tra le generazioni. Una buona vita lavorativa è una piattaforma importante per promuovere l’invecchiamento attivo, perché il lavoro favorisce la cooperazione tra le generazioni dei giovani, degli individui di mezza età e degli anziani. Da questo cambiamento di mentalità possono nascere importanti risultati, come l’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione lavorativa.

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