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Lavorare a lungo, lavorare MEGLIO

In occasione dell’Anno Europeo dell’invecchiamento attivo, l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro (Eu-Osha) lancia un nuovo servizio web per i lavoratori in età avanzata.

Nei prossimi anni, i giovani che accederanno al mondo del lavoro saranno sempre meno, con un significativo aumento della percentuale di quelli più anziani. D’altra parte le  previsioni del rapporto delle Nazioni Unite intitolato "Ageing in the Twenty-First Century" e presentato lo scorso 2 ottobre a New Delhi in occasione della Giornata internazionale dell'anziano,  dicono che tra meno di 40 anni gli anziani saranno il 30% della popolazione mondiale, una percentuale che in Italia sale al 38,4%. I datori di lavoro, pertanto, dovranno contare sempre più su lavoratori anziani e questo potrebbe andare a loro vantaggio. Alcuni studi Eurostat confermano che i lavoratori più anziani non solo sono più dediti al luogo di lavoro, ma tendono ad assentarsi meno per malattia rimanendo più a lungo nel proprio posto di lavoro. Le loro competenze, l’esperienza e la maturità risultano poi superiori a problemi come l’aumento delle patologie dovute all’età.

L’importanza di essere over. Ma non sono semplicemente i motivi di salute o il minore assenteismo a rendere gli over 50 più appetibili per i datori di lavoro. Pensiamo soltanto ad attributi come la saggezza, il pensiero strategico, la percezione olistica o la capacità di giudizio: sono tutti elementi che aumentano o emergono per la prima volta con l’avanzare dell’età. E con l’età si accumulano anche esperienza lavorativa e competenze. Inoltre, è provato che le prestazioni cognitive non calano in modo evidente fin dopo i 70 anni.

L’abilità lavorativa va mantenuta. Tanto attivismo ha bisogno di essere aiutato e moltiplicato. È per questo che anche l’Europa dice la sua per aiutare a mantenere l’abilità lavorativa nel tempo: sul sito dell’ Eu-Osha (http://osha.europa.eu/it/priority_groups/ageingworkers) si possono trovare statistiche, informazioni utili ed esempi pratici sulle misure che cercano di migliorare le condizioni di lavoro delle persone più anziane, come l’adeguamento delle mansioni lavorative e le valutazioni dei rischi legati all’evoluzione demografica.

L’Europa, un luogo sicuro. La tutela della salute e la sicurezza sul lavoro sono due elementi chiave che favoriscono l’allungamento dell’età lavorativa, anche in Italia. Un sondaggio europeo dell’Eu-Osha lo afferma con chiarezza: l’80% degli Italiani pensa che le buone pratiche di sicurezza siano importanti per aiutare le persone a lavorare più a lungo prima del pensionamento. A tal proposito Christa Sedlatschek, direttore dell’Agenzia, ha dichiarato che un’attività lavorativa soddisfacente e sicura è ciò che ci vuole per invecchiare in modo attivo, proprio perché i giovani lavoratori di oggi sono i lavoratori anziani del futuro. Per favorire questa situazione la Commissione europea ha incaricato l’Eu-Osha di varare un progetto che analizzi le strategie in grado di migliorare salute e sicurezza dei lavoratori anziani.

In Italia i lavoratori più anziani. E in Europa? Torniamo per un attimo alle cifre e alle dinamiche demografiche dell’Europa: secondo il Libro bianco sui sistemi previdenziali della Commissione europea nel 2020 i lavoratori italiani avranno l’età di pensionamento più alta d’Europa: 66 anni e 11 mesi contro 65 anni e 9 mesi della Germania! Anche l’Unione europea sta affrontando importanti cambiamenti demografici: aumento dell’aspettativa di vita - come si è detto più volte - e una riduzione dei tassi di natalità. Tutti elementi che ci indicano che vedremo un notevole incremento di lavoratori più anziani. Oggi meno della metà dei soggetti tra i 55 e i 64 anni che lavorano nell’Unione lasciano il mercato del lavoro prima dell’età pensionabile.

Dove intervenire per correggere la direzione. Dunque, un numero piuttosto elevato di persone con esperienza ed energia finiscono per arenarsi in una pensione “senza fine”. Ma il proseguimento dell’attività lavorativa per gli over 55 Italiani, secondo l’Eurobarometro, sarebbe ostacolato da alcune questioni tutt’altro che marginali: l’esclusione dai programmi di aggiornamento e training (76%), l’impossibilità di ridurre gradualmente le ore lavorative (75%) e per finire la discriminazione, da parte degli altri lavoratori (63%). Ma invecchiamento attivo significa “invecchiare in buona salute” e “partecipare appieno alla vita della collettività”, dando vantaggi non solo a se stessi ma a tutta la società. E in questa direzione lavora anche il sito dell’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, fornendo informazioni, supporto, link utili, statistiche, riflessioni e aggiornamenti.

Per saperne di più: http://osha.europa.eu/it/priority_groups/ageingworkers.

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