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La nuova PENSIONE di vecchiaia
Con l’intervento sulle pensioni del provvedimento “Salva Italia” il Governo Monti ha introdotto quest’anno, nel sistema pensionistico italiano, una riforma strutturale che completa quella iniziata 17 anni fa, con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo.

di Gianni Tel - 50&Più

Una riforma che ha scontentato tutti, partiti di ex maggioranza e opposizione, organizzazioni sindacali, lavoratori e soprattutto i pensionandi e pensionati.

Il risultato concreto di questa riforma è una scomoda e amara verità: tutti andranno in pensione più tardi e con una rendita ridotta rispetto alle aspettative  con cui si era partiti.

Ma vediamo di riassumere in sintesi le regole per l’accesso al pensionamento di vecchiaia sulla base dell’attuale normativa.

La riforma “Monti-Fornero” ha modificato dunque l’intera disciplina delle pensioni.
In luogo di tutte le precedenti ipotesi di “pensione di vecchiaia”, sia retributiva che contributiva, da quest’anno è previsto un solo trattamento pensionistico di vecchiaia che si consegue, con riferimento a tutti i lavoratori e per l’anno 2012, in presenza di un requisito minimo contributivo pari a 20 anni (che sostituisce il vecchio requisito di 20 anni di contribuzione per la pensione di vecchiaia retributiva e quello di 5 anni per la pensione di vecchiaia contributiva) ed una età pari a:

-    66 anni per i lavoratori dipendenti del settore privato e autonomi, compresi quelli iscritti alla gestione separata Inps (co.co.co. e lavoratori a progetto);
-    62 anni per le lavoratrici dipendenti del settore privato;
-    63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome del settore privato, comprese quelle iscritte alla gestione separata Inps (co.co.co. e lavoratrici a progetto);
-    66 anni per i lavoratori dipendenti del settore pubblico (uomini e donne).

Oltre al requisito di età e di contribuzione, se il lavoratore appartiene pienamente al regime contributivo (cioè ha iniziato a lavorare a partire dal 1° gennaio 1996), per il diritto alla pensione di vecchiaia occorre che soddisfi un’ulteriore condizione: l’assegno di pensione non deve risultare di importo inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale mensile, pari quest’anno a € 643,50 (in precedenza questo limite era di 1,2 volte).

Non è necessario soddisfare la predetta soglia minima da parte di chi è in possesso di un’età pari a 70 anni; in tal caso, inoltre, è sufficiente anche un’anzianità contributiva minima effettiva di soli 5 anni.
Nella tabella che si riporta sono riassunti tutti i requisiti per le diverse casistiche, le varie età con le rispettive  decorrenze. Età, peraltro, che restano comunque soggette agli adeguamenti alla aspettativa di vita, nonché a una clausola di salvaguardia la quale stabilisce l’elevazione a 67 anni a partire dal 1° gennaio 2021, qualora questo limite non fosse raggiunto naturalmente per effetto dei periodici adeguamenti statistici (speranza di vita).

Va ricordato poi che la revisione del requisito di età per la pensione di vecchiaia ha previsto l’abrogazione definitiva delle finestre di pensionamento.

Già da quest’anno e per gli anni successivi la pensione decorre dal mese successivo a quello di maturazione dei requisiti per il diritto (ossia cessazione dal lavoro per i dipendenti e non per gli autonomi).



L’aspettativa di vita
Con questo sistema ogni tre anni l’Istat certifica la speranza di vita degli italiani: se questa cresce, automaticamente crescono i requisiti anagrafici per le pensioni di vecchiaia e per le pensioni anticipate (già pensioni di anzianità), per un periodo di uguale durata. Questo sistema entrerà in vigore il 1° gennaio 2013, quando l’incremento sarà di 3 mesi.

Gli ulteriori incrementi avranno cadenza triennale fino al 2019 e cadenza biennale dal 1° gennaio 2021. La crescita dei requisiti è automatica, viene disposta con un Decreto ministeriale il quale si limita a recepire i dati circa la speranza  di vita forniti periodicamente dall’Istat. La legge non prevede un meccanismo inverso, e cioè la riduzione dei requisiti anagrafici nel caso (peraltro improbabile) di riduzione della speranza di vita. La crescita dei requisiti in misura pari all’aumento della speranza di vita si va a sommare a tutti gli altri meccanismi di crescita graduale dei requisiti anagrafici già vigenti.



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