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Scuola: campanella “AMARA”
L’aumento medio per le spese scolastiche è salito del 3% rispetto ad un anno fa. A questo bisogna aggiungere eventuali spese per le ripetizioni, la baby-sitter, il pre-post scuola, per le famiglie che non possono contare sull’aiuto dei nonni.

Puntuale anche quest’anno suona la campanella. In alcune Regioni del Nord Italia è suonata già da qualche giorno, in altre si appresta a farlo: gioia dei genitori che finalmente sembrano riacquistare un minimo di respiro dalla lunga estate dei ragazzi, sofferenza per gli studenti a cui la sveglia mattutina ormai strappa il sopore delle mattine estive. Ma la campanella quest’anno suona “amara” per molte famiglie che hanno già affrontato la spesa per il corredo scolastico e per chi, nonostante tutto, resiste e aspetta gli sconti last minute.

I dati di Federconsumatori. E c’è davvero di che preoccuparsi se, come calcolato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, la spesa media per un ragazzo di prima media, tra libri e materiale scolastico, si aggira intorno ai 940 euro (488 per il corredo e 452 per libri e dizionari). Se poi si considera un ragazzo che frequenta il primo liceo, la spesa fa un balzo verso i 1.233 euro (488 corredo + 745 per libri e dizionari). L’aumento medio rispetto allo scorso anno è stato del 3%.

Oltre la scuola
. I genitori, si sa, lavorano. O comunque così dovrebbe essere. E allora chi bada ai bambini piccoli di ritorno da scuola? È necessario provvedere alle spese per una baby-sitter o, qualora la scuola lo preveda per il servizio di pre-post scuola. Altri soldi che escono dalle tasche degli italiani e che possono incidere, sempre secondo Federconsumatori, così: 370 euro al mese, nel caso di una baby-sitter che si occupi dei bambini per 2 ore al giorno; 53,50 euro nel caso si scelga il servizio di pre-post scuola. Per avere anche solo un’idea della fluttuazione dei prezzi dal 2010, basta collegarsi al sito di  Federconsumaori: www.federconsumatori.it.

I nonni: meno male che ci sono. In queste situazioni i nonni sono di vitale importanza. Chi più di loro è disponibile a guardare per qualche ora i nipoti più piccoli, non creando aggravio sulle già martoriate tasche di padri e madri italiane. Una catena della solidarietà che, quando viene spezzata o quando - peggio - non c’è, crea davvero enormi problemi alle famiglie. I nonni italiani, tra l’altro, sono secondo share-project.org (www.share-project.org/) quelli che si occupano di più dei loro nipotini rispetto agli omologhi europei, arrivando a punte del 33,1% nel quotidiano. Un esercito di angeli custodi che vivono seconde paternità e maternità, ma con l’occhio sereno di chi le ha viste tutte.

E le ripetizioni? Eh, già… e dove le mettiamo?. Sempre Federconsumatori  ci dice che possono costare al mese, effettuando solo 2 lezioni a settimana, da un minimo di 80 ad un massimo di 224 euro. Qui la soluzione potrebbe essere questa: se i genitori non hanno il tempo di cimentarsi in equazioni, lingue, teoremi e analisi grammaticali, possono sempre provare ad organizzare gruppi di studio con il più bravo della classe, ovviamente offrendo un’ottima merenda in cambio dell’aiuto per il proprio figlio. Un modo, insomma, anche per rafforzare i rapporti tra compagni di classe.

Dati Ocse: l’Italia investe davvero poco nella scuola. A tutto questo si aggiunge il Rapporto Ocse 2012, veramente impietoso: non solo le famiglie sono schiacciate dai costi della scuola, ma lo Stato non investe sufficienti risorse per migliorarne la situazione, tanto che siamo scivolati al penultimo posto tra i paesi industrializzati per la spesa nella scuola. L’Italia investe il 4,7% del proprio Pil nel settore dell’istruzione contro una media Ocse del 5,8%. Negli anni la quota di Pil investita è solo leggermente aumentata nel nostro Paese, mentre è in calo, fra il 2000 e il 2010, la percentuale di spesa pubblica destinata all’istruzione: passa dal 9,8% al 9%. Senza contare che ci collochiamo ai primi posti fra i Paesi non anglosassoni per livello delle tasse universitarie, con un sostegno dello Stato a chi vuole studiare che scarseggia: l’82% degli studenti non gode di benefici.

Prestiti per studiare. Sarà per questo, per gli eccessivi costi da sostenere nell’immediato che ci si indebita. Secondo un’indagine Prestiti.it, nel primo semestre del 2012 banche e finanziarie hanno concesso oltre 30 milioni di euro in prestito agli italiani per pagare le spese scolastiche. Il dato è in calo del 45% rispetto al 2011, a conferma della difficoltà  economica delle famiglie nel sostenere l’istruzione dei figli. I prestiti non riguardano solo libri e quaderni e tasse scolastiche, ma anche i master e i corsi di perfezionamento, che possono arrivare a costare somme ingenti.

La scuola e l’istruzione in Italia stanno diventando sempre più una corsa a ostacoli per l’organizzazione e l’economia delle famiglie.
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