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Consumi: in forte CONTRAZIONE


Confcommercio: la spesa delle famiglie segna meno 4%. Una diminuzione mai registrata negli ultimi 50 anni. In compenso negli ultimi 20 anni sono quadruplicate le spese per elettronica e telefonia, mentre quelle di beni/servizi per la salute sono salite al 67%.

Con la crisi economica i consumi delle famiglie si ricompongono e le voci di spesa con il segno positivo sono davvero poche. Il quadro della situazione ce lo offre il Rapporto Consumi 2012, realizzato dall'Ufficio Studi Confcommercio, la crisi economica in corso che, in termini di Pil ha riportato il nostro paese indietro di oltre dieci anni (-2,1% nel 2012), culminata con la maggiore contrazione degli ultimi cinquanta anni per i consumi (-4,0% nel 2012), si sta trasferendo negativamente sulle aspettative di reddito delle famiglie e sulla loro capacità di spesa.

Per l'anno che si è appena concluso, infatti, tutte le principali voci di consumo, in termini pro capite, hanno mostrato un segno meno, con un picco per il comparto mobilità e comunicazioni (-7,3%) e per viaggi e vacanze (-6,3%); analoghe performance, seppur di minore intensità, si registreranno nel 2013. Anche allargando l'analisi agli ultimi venti anni, l'andamento della spesa per abitante, in termini di quantità, registra, nel complesso, un incremento estremamente contenuto pari ad un tasso medio annuo di appena lo 0,5%; guardando alle singole voci di consumo, tuttavia, i beni acquistati sotto forma di tecnologia, come Tv, elettronica di consumo, telefonia risultano quadruplicati dal 1992 ad oggi, il consumo di beni/servizi per la salute si è accresciuto del 67%, i pasti al ristorante del 27%; in calo l'alimentazione domestica (-5%), abbigliamento e calzature (-8%); insomma, in un quadro di generale e prolungata stagnazione della domanda interna, si assiste ad una ricomposizione delle abitudini di consumo di un Paese che invecchia e che consuma sempre meno beni e servizi primari ma che non vuole rinunciare al tempo libero e alla tecnologia. La modesta ripresa del 2010, dopo il biennio nettamente recessivo 2008-09, si è esaurita già con il primo quarto 2011, subentrando ad essa una nuova fase recessiva contrassegnata da flessioni congiunturali del Pil reale per cinque trimestri consecutivi.

Nella media del 2012, secondo le ultime stime di Confcommercio, il Pil italiano è diminuito del 2,1%, mentre per il 2013 è attesa una flessione del prodotto interno lordo in quantità più contenuta (-0,8%).

La nuova ondata recessiva di fatto azzera il parziale recupero di poco più di due punti percentuali realizzato nel corso del biennio 2010-11, riportando indietro l'Italia di oltre dieci anni, sui livelli produttivi del 2001. La caduta della domanda interna è stata particolarmente pesante ed ha implicato, a sua volta, una flessione altrettanto consistente delle importazioni (-8,0%)

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