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Riforma del Lavoro: le NOVITA’
Cosa cambia per over 50 e giovani, cosa accade all’Articolo 18 e agli ammortizzatori sociali.

Sin da martedì scorso, quando il Governo ha iniziato la procedura di fiducia sulla Riforma del Lavoro, la celerità è stata alla base dell’intero percorso. Lo scopo? Ottenerne l’approvazione della Camera per poi presentarla al Consiglio europeo, con l’impegno però di risolvere problemi come gli “esodati”, alcuni aspetti della flessibilità in entrata e gli ammortizzatori sociali. Nel complesso il provvedimento, una volta a regime, costerà circa 2,2-2,5 miliardi di euro l’anno.

Fiducia sì, ma con le attenuanti

La politica si è soffermata sulle criticità evidenziate dalle Parti Sociali e, anche se consapevole dei problemi generati dalla legge, ha garantito al Governo l’appoggio in una fase così delicata. Intanto, la platea dei 65.000 “salvaguardati” si è allargata ad altri 55.000 lavoratori, un risultato ottenuto spostando dal 4 al 31 dicembre la scadenza degli accordi sulla mobilità o cassa integrazione.

Flessibilità, non precarietà
Il ministro Elsa Fornero ha ribadito le ragioni di una riforma che vuole sistemare la flessibilità in entrata consentendone un giusto uso che non scivoli nella precarietà. Alle critiche dell’imprenditoria ha risposto che la flessibilità rappresenta un valore per le imprese ed è da queste, non dai sussidi pubblici, che proviene il vero lavoro. Quello che deve cambiare è l’atteggiamento delle persone, perché il posto di lavoro non è un diritto, va guadagnato: definizione che ha scatenato molte polemiche.

Cosa cambia per l’Articolo 18

Dopo quaranta anni di onorato servizio l’Articolo 18 cambia: viene cancellato il reintegro automatico rendendo un po’ più facili i licenziamenti individuali. Il licenziamento discriminatorio intimato resta sempre nullo, ma nei casi di licenziamento disciplinare illegittimo ci sarà un indennizzo, il cui ammontare oscilla tra le 12 e le 24 mensilità stabilite sull’ultima retribuzione globale. Il giudice avrà meno discrezionalità e potrà decidere il reintegro solo in base ai casi previsti dai contratti collettivi (le cosiddette tipizzazioni). Nei licenziamenti economici il reintegro avviene solo per manifesta insussistenza delle ragioni e sarà obbligatoria la conciliazione (non potrà essere bloccata da malattia fittizia del lavoratore, ma solo da maternità e infortuni sul lavoro) prima dell’eventuale risoluzione del rapporto. Un’altra novità consiste nello snellimento burocratico della procedura di impugnazione: il giudice infatti è tenuto a programmare un’udienza preliminare entro 40 giorni dal deposito del ricorso.

Come cambiano gli ammortizzatori
Anche l’Aspi incassa il via libera. Partirà dal 2013 e sostituirà definitivamente dal 2017 tutte le altre indennità di disoccupazione e di mobilità, estendendosi anche ad apprendisti, artisti e dipendenti della PA. Per ottenerla i requisiti dovranno essere: un’anzianità assicurativa di almeno 2 anni e 52 settimane di contribuzione nell’ultimo biennio. La sua durata sarà di 12 mesi fino a 54 anni di età, salendo a 18 mesi una volta superata questa età. Dopo i primi 6 mesi vi è un abbattimento della cifra del 15% e di un ulteriore 15% dopo altri 6. In via sperimentale, dal 2013 al 2015, sarà possibile vedersi liquidato l’intero importo dell’Aspi per avviare magari un’attività in proprio. E c’è anche la mini-Aspi che prevede una contribuzione minima di 13 settimane  negli ultimi 12 mesi per poterne usufruire. I co.co.pro. in regime di monocommittenza si vedono invece rafforzata la cosiddetta una tantum che sale fino a 6.000 euro per 6 mesi di lavoro, ma per accedervi dovranno aver conseguito nell’anno precedente un reddito lordo massimo di 20.000 euro.

I buoni lavoro per i pensionati e i giovani nell’agricoltura
Introdotti dalla Legge Biagi, i buoni lavoro (o voucher) sono stati pensati per pagare occasionali prestazioni accessorie. Per evitarne un uso troppo “sciolto”, ora devono essere ad orario, numerati progressivamente e datati. Nel settore agricolo, ad esempio, l’uso del voucher sarà libero per fatturati sotto i 7.000 euro, ma al di sopra di tale tetto sarà consentito solo per i pensionati e per gli studenti sotto i 25 anni (se iscritti all’università o a un qualsiasi ciclo di studi).

55enni con lavoro a chiamata
All’inizio il limite minimo per l’applicazione del cosiddetto lavoro a intermittenza era costituito dalla forbice anagrafica 25/45 anni. Ora, il cosiddetto job on call (il cui utilizzo viene rigidamente controllato da una serie di accorgimenti burocratici per evitare che si trasformi in un rapporto di lavoro continuativo), viene esteso sino a 55 anni e abbassato sino a 24.

Incentivi assunzioni donne e over 50
La riforma del lavoro prevede anche“Incentivi all’occupazione per i lavoratori anziani e le donne nelle aree svantaggiate” prevede che in relazione ad assunzioni effettuate dal 1° gennaio 2013, con contratto di lavoro dipendente, a tempo determinato, in somministrazione, che riguardino lavoratori di età non inferiore a 50 anni, disoccupati da oltre 12 mesi, viene riconosciuta la riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro, per una durata di 12 mesi. Nell’ipotesi in cui l’iniziale contratto di assunzione sia trasformato a tempo indeterminato, la riduzione si prolunga fino a 18 mesi successivi la data di assunzione. Analogo prolungamento è riconosciuto quando l’assunzione sia fin dall’inizio effettuata a tempo indeterminato.

Le agevolazioni sono previste anche, nel rispetto del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione europea, del 6 agosto 2008, per le assunzioni di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali comunitari e nelle aree svantaggiate annualmente individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nonché alle assunzioni di donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti.


Cosa cambia per i giovani
Nell’ambito della flessibilità in entrata, l’apprendistato diventa per loro il principale contratto di inserimento con una durata che non potrà essere inferiore ai 6 mesi, fatta eccezione per le attività stagionali. Inoltre, da gennaio 2013, il rapporto tra apprendisti e professionisti non dovrà superare quello di 1 a 1 per le aziende con un numero di dipendenti inferiore a 10 unità. In tutti gli altri casi, il rapporto non potrà essere superiore a 3 su 2 e per assumere nuovi apprendisti diverrà necessario stabilizzare il 50% - nei primi tre anni dall’entrata in vigore della legge la quota scende al 30% - di quelli che già dipendono dallo stesso datore di lavoro.

I contratti a tempo costeranno di più
Il costo per le imprese in questo caso aumenta con un contributo aggiuntivo dell’1,4% (che servirà a finanziare l’Aspi) e passa da 6 mesi ad un anno la durata del primo contratto a termine, senza però - per il momento - che sia specificata la cosiddetta “causalona”, i requisiti per cui viene richiesto, al momento procrastinata di un anno. Anche le pause obbligatorie fra un contratto e l’altro si modificano, salendo per i contratti di meno di 6 mesi da 10 a 20 giorni e fino a 30 per uno di durata maggiore. Nel caso in cui la pausa obbligatoria non venisse rispettata, il contratto viene trasformato a tempo indeterminato.

Una stretta sulle Partite Iva e sui co.co.pro
Quelle con un reddito annuo lordo di almeno 18.000 euro sono ritenute vere, ma per evitare che nascondano proditoriamente un rapporto di lavoro subordinato, la collaborazione dovrà essere inferiore a 8 mesi in un anno solare e il reddito ottenuto da questo rapporto lavorativo non dovrà superare l’80% del totale dei corrispettivi ricevuti. Inoltre, il lavoratore non deve avere una postazione fissa o una scrivania, al massimo un cellulare aziendale. Anche per i contratti a progetto si è voluto evitare lo stesso destino, cioè l’eventuale escamotage di un rapporto lavorativo continuato. Così, tra gli elementi che vanno obbligatoriamente inseriti c’è il risultato finale che si vuole conseguire con il contratto e il corrispettivo non può essere inferiore ai minimi stabiliti per ogni settore di attività.
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