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Confcommercio: Italia più povera
Nel 2012 il Pil procapite torna ai livelli del 1999 e i consumi procapite ai livelli del 1998: un balzo indietro di quasi 15 anni. In questo scenario, ulteriori aumenti delle aliquote Iva sarebbero una «Caporetto» per famiglie e imprese. L'altolà al governo arriva dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

"In Italia e in Europa servono fatti, e servono oggi perché domani sarebbe troppo tardi". Così il presidente Carlo Sangalli ha aperto la sua relazione all'Assemblea annuale Confcommercio -Imprese per l'Italia svoltasi il 21 giugno a Roma presso l'Auditorium Conciliazione.

Servono i fatti dunque. Occorre “rimettere in moto la domanda interna. Altrimenti l’Italia produttiva non riparte e i conti non tornano”. Non manca la denuncia di una eccessiva pressione fiscale e la necessità di un taglio delle imposte – “Diteci quando si inizierà a ridurre le tasse. Lo chiediamo a chiare lettere ed attendiamo una risposta urgente ed altrettanto chiara” – perché, continua Sangalli, “rischiamo davvero lo schianto dell’Italia produttiva”. Accanto al taglio delle tasse, bisogna “procedere con determinazione sul terreno della spending review recidendo inefficienze, improduttività e sprechi”.

E soprattutto bisogna “bloccare l’aumento programmato delle aliquote Iva perché rischia, tra il 2011 ed il 2014, di tradursi in minori consumi reali per circa 38 miliardi di euro”.
Altro che salvezza: insieme al “carico da 90” delle maggiori accise e dell’impennata della fiscalità energetica, sarebbe la “Caporetto” delle famiglie, delle imprese, del lavoro!”.

Ma intanto sulla congiuntura e sulle prospettive di medio termine, ha detto Sangalli, "pesa come un macigno l'impatto delle manovre correttive degli andamenti della finanza pubblica", tanto che oggi "l'Italia è decisamente più povera" e "si fa ancora più profondo il divario tra Nord e Sud, fioccano chiusure di imprese e fallimenti, cresce soltanto la disoccupazione".

In un altro passaggio della sua relazione Sangalli si è soffermato anche sull'Imu, definita «una vera e propria mazzata per gli immobili legati all'esercizio dell'attività d'impresa». Per gli immobili strumentali il presidente di Confcommercio ha dunque chiesto «il dimezzamento dell'aliquota base di prelievo». L'impatto dell'Imu «è una ragione in più per mettere mano ad una equilibrata riforma delle locazioni commerciali», ha concluso.

Come se ne esce quindi?Sangalli ha proposto di "rilanciare con forza il capitolo delle privatizzazioni e delle cessioni di quote importanti del patrimonio immobiliare pubblico" e sottolineato la necessità di "sconfiggere evasione ed elusione. Anzi, oggi più che mai "abbiamo bisogno di un patto tra tutti i contribuenti in regola, quale che sia il loro ambito di attività, e tra questi contribuenti, le istituzioni, l'amministrazione finanziaria" e chiediamo, con urgenza, quel fisco "sempre più efficace e sempre meno intrusivo di cui ha detto lo stesso presidente Monti".

Quanto poi al capitolo degli aiuti alle imprese, la tesi di Confcommercio è che vadano privilegiate cinque "I": "la "i" dell'istruzione e dell'innovazione, ricerca e sviluppo; la "i" dell'intelligenza di un modello di crescita che faccia leva sul patrimonio ambientale e culturale del nostro Paese; la "i" dell'internazionalizzazione sorretta dalla qualità di un "made in Italy" che va giustamente tutelato e dalla cooperazione vincente tra sistema manifatturiero e sistema dei servizi; la "i" dell'integrazione e della crescita attraverso i contratti di rete ed i distretti del commercio e del turismo; la "i" degli investimenti infrastrutturali, a partire dal sistema dei trasporti e della logistica".

 Per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro, Sangalli ha sottolineato che "nonostante i miglioramenti, restano tratti fortemente critici come l'aggravio burocratico nella gestione dei rapporti di lavoro e le ambiguità interpretative degli interventi in materia di flessibilità in uscita" e resta "l'urgenza di scelte di riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro, a partire dall'Irap".

"Dalla parte delle imprese e del lavoro: è la scelta di campo che chiediamo alla politica tutta, ma, oggi, anzitutto allo strano governo ed alla sua strana maggioranza", conclude Sangalli, avvertendo: «il tempo stringe. La risposta è urgente».
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