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Le nostre città del FUTURO
Le nuove tecnologie ridisegnano il profilo e la vita delle nostre città

Quello che è stato…
I futuristi le immaginarono svettanti, piene di luci e strade, su più livelli, percorse da milioni di macchine, enormi e in continua espansione quasi si trattasse di organismi viventi. Avrebbero aspirato il vecchio mondo con i loro grattacieli che si perdevano nelle nuvole come nuove Torri di Babele, rimescolando l’umanità che le abitava in un vortice di idee e scoperte senza fine. Questo agli inizi del Novecento, quando di suolo da consumare ce n’era tanto. Oggi, nella realtà, le città contemporanee mostrano qualche crepa nella loro elegante vernice, con risultati spesso discutibili. Per molto tempo la crescita della città ha significato creazione di periferie dormitorio, spesso alienanti nella loro architettura, dove finivano o venivano sospinti i ceti più poveri. E oggi? Qual è il destino delle città?

Quello che sarà… Le città possono diventare “intelligenti”: un’opinione che ha trovato d’accordo anche il Ministro Profumo, arrivando ad annunciare alcuni mesi fa lo stanziamento di un miliardo di euro per sviluppare “Smart Cities” in Italia. Ma cosa rende una città “intelligente”? La risposta è semplice: aumentare gli aspetti positivi del vivere in città, progettando in modo “intelligente” l’economia, la mobilità, l’ambiente, la rete sociale, la qualità della vita, la partecipazione.

Un binomio che cambia la città. Per una città “intelligente” bisogna unire il modello “digitale” (efficienza informatica e comunicazioni) con l’idea che oggi abbiamo della qualità della vita. Non servono a nulla, infatti, internet ad altissima velocità o le migliori tecnologie del mondo, se poi non si può godere di quegli spazi che rendono più gradevole la vita cittadina come un bel parco, un teatro, un museo, un’area sportiva. È inutile conoscere il traffico in tempo reale, se si passa qualche ora a cercare posteggio e non si può dire la propria sulla costruzione di una nuova tangenziale.

Il punto di partenza: la tecnologia. Di certo per imboccare la strada delle città “smart” bisogna partire da grandi interventi sulle infrastrutture tecnologiche. Facciamo qualche esempio: a Masdar, negli Emirati Arabi Uniti, tutti gli edifici, lampioni o dispositivi ha un’elevata tecnologia che massimizza il rendimento energetico e riduce gli sprechi; a Saragozza il “Padiglione d’acqua digitale”, una scultura “responsiva”, è fatta di muri di getti d’acqua che si disattivano per permettere di passare senza bagnarsi; a New Songdo City, in Corea del Sud, e a PlanIT Valley, in Portogallo, stanno progettando nuovi centri urbani con infrastrutture e servizi avanzati costruiti partendo da zero.

C’è chi nasce già intelligente. La città tecnologica nasce soprattutto per proteggere l’ambiente e ridurre l’inquinamento, ridisegnare la gestione delle risorse naturali e valorizzare la bellezza del territorio, grazie anche all’apporto dei suoi cittadini. A PlanIT Valley, in Portogallo, ad esempio, il villaggio che sorgerà - studiato da architetti, ingegneri e informatici - diventerà un modello eco-sostenibile in grado di comportarsi con intelligenza, come si trattasse di un cervello umano. Un’idea, quella di partire da zero che riguarda altri tre progetti di edilizia urbana, sempre a New Songdo (Corea del Sud), Masdar (Abu Dhabi) e Caofeidian (Cina).

Partire da zero. I vantaggi sono tanti rispetto all’intervenire su una città già esistente: pianificare bene un’opera fa risparmiare circa il 30% delle risorse usate nell’edificazione, riducendo l’impatto ambientale. Inserire le tecnologie più all’avanguardia nella struttura stessa della città, la rende un laboratorio perfetto per la sperimentare e sviluppare nuove conoscenze in ambito tecnico-scientifico. “Intelligente” fin dalla sua origine, in queste città lo spreco è ridotto al minimo e la sicurezza è massima. Un esempio? Tra i progetti proposti c’è una rete di sensori che, posizionati nelle pareti di ogni edificio, raccoglie informazioni inviandole ad una centrale di elaborazione. Se scoppia un incendio, le squadre di soccorso possono essere indirizzate non solo all’edificio coinvolto, ma proprio alla stanza che sta bruciando. Più precisi di così!
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