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Il CIBO nella pattumiera
Mentre l'Ufficio statistico dell'Unione europea rivela che il 24,5% della popolazione italiana (1 su 4) è a rischio povertà, secondo Coldiretti, nonostante la scure della crisi, circa il 30% dei prodotti alimentari che vengono acquistati finisce nella pattumiera.

«Mangia tutto o finirai per andare a raccoglierlo con il cesto bucato!», oppure: «Non si butta il cibo: è grazia di Dio». Alzi la mano chi non ha mai sentito frasi del genere, magari da parte dei propri bisnonni, nonni, genitori. Frasi di altri tempi, quando magari il vino, il latte, l’olio erano alla mescita, la carne la mangiavamo una volta la settimana, quando andava bene, e non si buttava via niente, ma proprio niente. Tutto veniva riutilizzato, riproposto, reinventato. Il bisogno, d’altronde, aguzzava l’ingegno. Poi, da stentato Paese che viveva di un’economia di sussistenza alimentare, abbiamo cominciato a ingranare tutte le marce della crescita e qualcosa è cambiato nel nostro modo di approcciarci ai consumi e ai beni di consumo. La parola spreco deve essere divenuta all’ordine del giorno, ma dentro questa tendenza c’è un istinto al consumo permanente e compulsivo che ci fa comprare più del necessario. E di conseguenza buttare.

In piena crisi recessiva

Secondo Coldiretti, nonostante la situazione economica, circa il 30% dei prodotti alimentari acquistati fa una “brutta fine”, una tendenza che si sta rivelando in aumento. Ad andare a “visitare” quotidianamente il bidone della spazzatura sono soprattutto gli avanzi della tavola, ma anche prodotti che hanno avuto “tutto il tempo” di scadere o andare a male. In quest’ultimo caso, frutta e verdura scalano la classifica.

Una risposta, ma con qualche insidia
Sempre stando a Coldiretti, negli ultimi tre anni sono raddoppiati i gruppi di acquisto: da consumatori “veloci” gli italiani hanno cominciato gradualmente a cambiare il modo di fare la spesa, cercando prodotti biologici e di qualità, ma a prezzi contenuti. I gruppi d’acquisto consentono un risparmio di circa il 20% sulla spesa alimentare, ma possono nascondere un’insidia: il risparmio si ottiene acquistando grandi quantità di cibo che, se non conservata opportunamente, rischia di essere buttata.

Dove si annida lo spreco…
Lo spreco alimentare, secondo la Fao, caratterizza l’intera filiera mondiale, non solo quella nazionale attestandosi intorno agli 1,3 miliardi di tonnellate di cibo buttato nel mondo. Ogni europeo butta via, in media, 179 chili di alimenti. Insomma un’enorme quantità di cibo che finisce nel secchio perché magari, nei Paesi in via di sviluppo sono assenti le infrastrutture per farlo arrivare dai campi ai consumatori, mentre nei Paesi più ricchi continua a prevalere lo spreco. In breve, ne abbiamo troppo.

… E come ridurlo
Andrea Segré, docente di Politica Agraria Internazionale e Comparata, presidente di Last Minute Market - società dell’Università di Bologna che nasce nel 1998 come attività di ricerca - parlando del problema del food waste (cibo buttato) non sembra avere dubbi al riguardo. Come riportato anche nello studio Spreco alimentare: come ridurlo dal campo alla tavola, sono le cifre dell’Unione europea a descrivere una situazione per certi versi allarmante: il 43% dei principi nutrizionali conservati nel nostro cibo viene sprecato. Manca, inoltre, una posizione comune a livello mondiale e per questo Segré propone la creazione di una banca dati internazionale.

Cosa fa Last Minute Market
Dal 2003 opera in tutta Italia recuperando beni invenduti (o non commercializzabili), dagli alimenti ai farmaci. Grazie soprattutto all’aiuto di giovani, affiancati da docenti e ricercatori dell’Università di Bologna, Last Minute Market ha sviluppato una filiera di donazioni/ritiri che tiene sotto controllo anche gli aspetti nutrizionali, igienico-sanitari, logistici e fiscali. Oltre a coinvolgere donatori e beneficiari, lavora a contatto con assessorati alle attività produttive, alle politiche sociali e culturali degli enti locali, con prefetture e Asl in modo da garantire la conformità alle normative vigenti, la trasparenza, il monitoraggio e la quantificazione dei risultati. Last Minute Market non gestisce direttamente i beni invenduti ma mette in contatto donatori e beneficiari permettendo al Terzo Settore un servizio di approvvigionamento continuativo di prodotti di qualità.

Lo filosofia seguita è quella della riduzione dello spreco
In una società dove si spreca molto, i consumi si possono abbassare senza necessariamente modificare il proprio livello di benessere. Basta raggiungere la logica della sufficienza, che cambia in modo concreto i modelli di consumo, riducendo a monte lo spreco delle risorse. I benefici sono per tutti. Alcuni numeri: solo in uno  ospedali di Bologna si recuperano ogni giorno 30 pasti pronti presso la mensa, per un valore complessivo di oltre 35.000 euro all'anno; a Ferrara si recuperano, presso le farmacie comunali, parafarmaci e farmaci da banco per un valore complessivo di circa 11.300 euro all'anno. A Verona otto mense scolastiche recuperano circa 8 tonnellate all'anno di prodotto cotto che corrispondono a circa 15.000 pasti; in alcune città, grazie a un accordo tra istituzioni e aziende multiutility, si è riusciti a ottenere uno sconto sulla Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) includendo anche lo smaltimento di parafarmaci e farmaci da banco.

Lo spreco non è solo economico ma nutrizionale
Buttare il cibo non è l’unico problema. C’è anche un impatto ambientale, sociale e - ultimo ma non meno importante - nutrizionale. Delle circa 4.600 calorie pro-capite, infatti, molte si perdono lungo la filiera e se ne consumano solo 2.000. Ci si potrebbe nutrire un’altra persona con quello che viene gettato. Per prima cosa gli sprechi andrebbero prevenuti, poi le eccedenze andrebbero donate alle persone bisognose. Al termine di tutto, gli sprechi alimentari possono essere convogliati nel settore delle bioenergie. Il cibo che si decompone nelle discariche, infatti, produce gas e contribuendo al riscaldamento globale.

La situazione nel nostro Paese
Dai dati di Coldiretti allo studio di Andrea Segrè e Luca Falasconi - Libro nero dello spreco in Italia, secondo cui si spreca il 25% del cibo prodotto - il quadro che emerge è quello di un’Italia che sperpera lungo l’intera catena di produzione e consumo. Così, ogni anno nella Penisola finiscono tra i rifiuti dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di alimenti: valore totale circa 37 miliardi di euro. Una quantità di cibo che basterebbe a sfamare, sempre secondo Coldiretti, circa 44 milioni di persone.

Tutta colpa della filiera?

Prima di prendersela con la tavola degli italiani è bene considerare che la filiera ha un ruolo importante, con perdite del 25% di frutta e verdura, gettate prima ancora di giungere nelle nostre case e migliaia di tonnellate di prodotti non raccolti. Poi, ci sono gli avanzi delle mense scolastiche e aziendali, e il buco nero della distribuzione tra prodotti deperibili non venduti e merce in scadenza.

La risposta della Unione europea
 L’Unione europea ha deciso di non stare a guardare, dichiarando che il 2014 sarà proclamato Anno Europeo contro lo spreco alimentare. Uno modo per sensibilizzare, innanzitutto, sugli effetti devastanti del consumo eccessivo di cibo, ma anche per lanciare una serie di iniziative che riducano gli sprechi del 50% entro il 2025.

Intanto cosa possiamo fare
Considerati i tempi delle istituzioni, ciascuno può fare poche e semplici cose: comprare solo il necessario, congelare il cibo in eccesso, utilizzare la fantasia per gli avanzi e se è troppo tardi, chi ha un giardino può sempre “compostare”.

Per saperne di più:
http://www.lastminutemarket.it
www.coldiretti.it
http://europa.eu
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