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DISUGUAGLIANZE del Belpaese
Lavoro, salari, istruzione, povertà: il divario tra Nord e Sud del Paese. Rapporto Istat 2012.

Il rapporto Istat 2012 fotografa un Paese in difficoltà, dove il divario della povertà tra Nord e Sud resta ampio. Dentro questa macro disparità, ce ne sono tante altre. Una delle maggiori? Meno opportunità professionali e salari più bassi per le donne rispetto agli uomini.

Povertà
Al Sud sono povere 23 famiglie su 100, al Nord 4,9 (dati 2010). Il 67% delle famiglie e il 68,2% delle persone povere risiedono nel Mezzogiorno.

Negli ultimi 15 anni - continua l'Istat - la povertà relativa ha registrato una sostanziale stabilità. La percentuale di famiglie che si trovano al di sotto della soglia minima di spesa per consumi si è mantenuta intorno al 10-11%.

Prezzi
Sul fronte dei prezzi, il tasso di inflazione è quasi raddoppiato nel 2011 rispetto all'anno precedente e l'aumento dei prezzi dei prodotti acquistati più frequentemente, il cosiddetto '”carrello della spesa” composto ad esempio da alimentari e abbigliamento, è stato "particolarmente elevato". Tutto ciò si è tradotto in una "debolezza della spesa per consumi" causata soprattutto da una "progressiva riduzione del potere d'acquisto delle famiglie". Dunque, la minore spesa per acquisti non ha evitato una parallela "riduzione della propensione al risparmio".

''Complessivamente dal 2008 - si legge nel Rapporto - il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,1 per cento in valori correnti, ma il potere d'acquisto (cioè il reddito in termini reali) è sceso di circa il 5 %''.

''Per compensare la diminuita capacità d'acquisto, le famiglie consumatrici hanno ridotto di 0,9 punti percentuali la propensione al risparmio (definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile), portandola all'8,8%, il valore più basso dal 1990'', continua l'Istat.

Meno opportunità per i figli
''Bassa fluidità sociale'' in Italia; le opportunità di miglioramento rispetto ai padri ''si sono ridotte e i rischi di peggiorare sono aumentati''. Rara la salita sociale solo l'8,5% di chi ha un padre operaio riesce ad accedere a professioni apicali.

Salario
Tra il 1993 e il 2011 le retribuzioni contrattuali in Italia in termini reali sono rimaste ferme. E' quanto si legge nel Rapporto annuale Istat secondo il quale la crescita per le retribuzioni di fatto è stata di quattro decimi di punto l'anno.

Sommerso

Il sommerso in Italia vale fra 255 e 275 miliardi, cioè fra il 16,3% e il 17% del Pil. Lo stima l'Istat nel suo rapporto annuale, con riferimento al 2008. Il dato è in riduzione rispetto al 2000, quando il peso sul Pil era oltre il 18%. Con la crisi l'area dell'economia sommersa si è ''verosimilmente allargata''.

Occupazione
Gli occupati in Italia sono aumentati tra il 1995 e il 2011 di 1,66 milioni di unità (+7,8%) ma la crescita si è concentrata nel Centro Nord mentre il Sud ha fatto un passo indietro (da 6,4 a 6,2 milioni di lavoratori). Nello stesso periodo l'occupazione nei paesi Ue a 15 è aumentata di 24,7 milioni di unità (+16,6%). Tra il 1993 e il 2011 gli occupati maschi sono scesi di 40.000 unità mentre le occupate sono passate da 7,6 a 9,3 milioni (1,5 mln in più nel Centro Nord, 196.000 al Sud).

Demografia

L'aumento della sopravvivenza e la bassa fecondità continuano a rendere l'Italia uno dei paesi più ''vecchi'': attualmente si contano 144 persone di 65 anni e oltre ogni 100 con meno di 15. Nel 1992 la proporzione era di 97 a 100. In Italia si vive sempre più a lungo: gli uomini in media 79,4 anni, le donne 84,5, con valori leggermente più bassi nel Mezzogiorno (78,8; 83,9).

Dal 1992 a oggi gli uomini hanno guadagnato 5,4 anni di vita media, le donne 3,9, soprattutto grazie alla riduzione della mortalità nelle età adulte e senili. Continuano a nascere però sempre meno bambini: nel 2011 sono venuti al mondo 556 mila bimbi, circa 21 mila in meno rispetto al 2008. Il numero medio di bambini per donna è 1,42.

Alla crescita demografica contribuiscono soprattutto le donne straniere (2,07), mentre le italiane si fermano a 1,33. In generale, si rovescia la geografia della fecondità: le regioni più prolifiche sono quelle del Nord (1,48) e del Centro (1,38).

Donne e reddito
Le mamme sono molto più penalizzate dei papà nell'accesso al mondo del lavoro: la probabilità di trovare lavoro per le madri rispetto ai padri è infatti 9 volte inferiore nel Nord, 10 nel Centro e ben 14 nel Mezzogiorno. Così l’Italia è in fondo alla classifica europea per il contributo “rosa” ai redditi della coppia: il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce redditi, contro il 19,8% nella media Ue27. A superare l'Italia è solo Malta dove tale percentuale sale al 51,9%. Subito dopo il Belpaese c'è la Grecia (31,4%). Al contrario, nei paesi scandinavi le coppie in cui la donna non guadagna sono meno del 4%; in Francia il 10,9% e in Spagna il 22,8%.

Nel Rapporto 2012, l’Istat evidenzia che ''le minori opportunità di occupazione e i guadagni più bassi delle donne, insieme alla instabilità del lavoro, sono fra le principali cause di disuguaglianza in Italia''. E soprattutto tra i giovani che rischiano di essere ''a lungo'' atipici.
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