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ITALIA: un territorio consumato
Negli ultimi dieci anni, secondo l’Istat, sono spariti circa 1.500.000 ettari di terreno coltivabile. Così, il Belpaese rischia di perdere il suo primato agricolo e ambientale, non lasciando nulla alle generazioni future.

Si dice Italia e si pensa subito alle coltivazioni, all’allevamento, al cibo di qualità, alla buona cucina che da sempre ci contraddistingue, a campi arati a perdita d’occhio in modo perfetto, quasi dipinti sul terreno. E invece, inaspettatamente, i dati sul consumo di suolo agricolo nel nostro Paese rivelano una situazione tutt’altro che “agreste” e “bucolica”: saremmo anche il Paese con la migliore gastronomia del mondo, che vanta - secondo il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali - 240 prodotti iscritti nel Registro Dop e Igp, ma in 10 anni, secondo il VI Censimento dell’Agricoltura dell’Istat, ci siamo “mangiati” circa 1.500.000 di ettari di superficie coltivabile. Ciò significa che abbiamo perso l’8% di quella che viene definita in gergo tecnico SAT, la Superficie Agricola Totale. Di pari passo, sempre nello stesso periodo, la SAU, cioè la Superficie Agricola Utilizzata, si è ridotta del 2,3%, quasi 300.000 ettari in meno.

Tendenze generali nel mondo e in Italia
 Mentre nel resto del mondo si consumano ettari di foreste, in particolare nei Paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti, per creare aree agricole da sfruttare in modo intensivo ed energia a buon mercato, in Italia l’abbandono delle aree coltivabili, la loro riconversione in aree edificabili rappresentano il vero problema, messo a nudo soprattutto dai recenti eventi idrogeologici. La maggiore “impermeabilità” del suolo, prodotta dalla cementificazione, sommata all’incuria verso l’ambiente ed ai cambiamenti climatici, ha reso ancora più fragile a livello idrogeologico

Un consumo di suolo che non sembra fermarsi
In un recente incontro sul tema, Italia Nostra e Coldiretti hanno lanciato l’allarme. Con gli attuali ritmi di consumo del territorio e con l’eccessiva urbanizzazione in corso, il rischio è di stravolgere irrimediabilmente il volto del nostro Paese, modificandone in modo irreversibile il clima e le condizioni ambientali e sociali.

I dati dell’Istat sull’agricoltura
Non è inutile allarmismo. Le cifre provvisorie dell’Istat per il VI Censimento dell’Agricoltura evidenziano dati positivi solo in due regioni: Sicilia e Sardegna. Il 46% della Superficie Agricola Utilizzata è soprattutto in Sicilia, con 1.384.043 ettari e una crescita, nel decennio che va dal 2000 al 2010, pari all’8,2%. La Sardegna, invece, possiede 1.152.756 ettari e ha sviluppato un +13% di superficie coltivata. Per il resto, nelle altre regioni che si concentrano soprattutto nel Nord e nel Centro Italia, i dati risultano in caduta libera con notevoli picchi negativi. Nel Nord-ovest la superficie agricola crolla a -5%, nel Nord-est -6,1% e nel Centro raggiunge addirittura -9,5%.

Una crisi senza fine?
In questo periodo circa 800.000 aziende agricole sono scomparse: si parla di un 32,2% in meno. E anche a fronte di un aumento della SAU per azienda agricola - che da 5,5 è passata a 7,9 ettari -, la produzione agraria e zootecnica è diminuita dell’8,79%. La manodopera, inoltre, si è progressivamente trasformata, diventando sempre più extrafamiliare, abbandonando l’antico sodalizio familiare del mondo rurale.

C’è chi dice no
Cassinetta di Lugagnano, un piccolo comune del Parco Lombardo della Valle del Ticino in provincia di Milano, è salito alle cronache televisive e giornalistiche dopo che l’amministrazione - sindaco in testa - ha promosso una campagna di “crescita zero”, cioè di risparmio del territorio. L’amministrazione ha deciso di non prevedere nessuna zona di espansione, di non procedere a nessun nuovo piano residenziale se non recuperando edifici già esistenti, valorizzando il centro storico con il suo patrimonio artistico ed architettonico, e soprattutto “salvaguardando” l’agricoltura.

Riscoprire il valore della terra e dell’agricoltura, delle coltivazioni pregiate conviene a tutti: significa non solo rivalutare una delle maggiori ricchezze italiane, ma curare anche il territorio, sottoporlo ad una manutenzione costante, in grado di prevenire i fenomeni di dissesto idrogeologico degli ultimi anni. Il cibo, l’aria, il paesaggio dipendono dalla terra e l’Italia dispone di un suolo fertilissimo grazie ai mari, ai laghi, ai fiumi, alla sua struttura geofisica, e non a caso vanta il più alto numero di prodotti Dop al mondo. Se ci pensiamo bene un’inversione di tendenza nella gestione del territorio, questo Paese, se la merita.
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