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In caso di incapienza fiscale è possibile trasferire le detrazioni per ristrutturazione al familiare convivente?

In caso di incapienza fiscale è possibile trasferire le detrazioni per ristrutturazione al familiare convivente?

 

Risposta a cura di 50&PiùCaaf




DOMANDA

La presente per richiedere delucidazioni in merito ai requisiti necessari per accedere ai benefici fiscali legati alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo da me acquistato nel corso del 2018.

I miei dubbi derivano dal fatto che diversi professionisti hanno affermato che non posso usufruire dei suddetti benefici in quanto svolgo la mia professione di avvocato in regime forfettario.

Se tale circostanza fosse confermata, vorrei sapere se può beneficiarne mio padre (anch’esso titolare di partita IVA) con il quale conviverò fino al termine dei lavori di ristrutturazione e che si è dichiarato disposto a sostenere le relative spese.

 

Grazie








       
       
   
 
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di 50&Più Caaf, invia una mail a:
comunicazione.esterna@50epiu.it

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RISPOSTA

Per i soggetti che, sui redditi di impresa o di lavoro autonomo, hanno aderito al cosiddetto regime forfettario è prevista l’applicazione di un’imposta “sostitutiva” delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali. Questi ultimi, in assenza di altri redditi soggetti ad Irpef, non hanno capienza per usufruire degli ordinari benefici fiscali previsti dal legislatore ai fini Irpef.

In ambito fiscale, si definisce capienza la possibilità che ha un contribuente di ridurre l’imposta sul reddito utilizzando le detrazioni Irpef. A tal fine, anche in riferimento alle detrazione fiscale del 50% sugli interventi di ristrutturazione, è necessario valutare la capienza Irpef in relazione al proprio reddito, che potrebbe non essere in grado di accogliere, anche parzialmente, queste detrazioni.

Tornando al suo quesito se lei non è titolare di altri redditi non potrà usufruire di alcun beneficio fiscale sulle spese di ristrutturazione sostenute per l’immobile ad uso abitativo che ha acquistato nel corrente anno.

E’ bene evidenziare che la detrazione relativa alle spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, di cui all’articolo 16-bis del Tuir, spetta anche al familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (Circolare 11.05.1998 n. 121, paragrafo 2.1). Per familiari si intendono, a norma dell’art. 5, comma 5, del TUIR, il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado. Per fruire della detrazione non è necessario che i familiari abbiano sottoscritto un contratto di comodato essendo sufficiente che attestino, mediante una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, di essere familiari conviventi. Lo status di convivenza deve sussistere già alla data di inizio dei lavori e non è necessario sussista per l’intero periodo di fruizione della detrazione (Circolare Agenzia entrate n. 7/2018).

Per rispondere alla sua seconda domanda le confermiamo che se lei risiede e dimora con suo padre e l’immobile acquistato è a vostra disposizione (cioè non è locato e nemmeno abitato da terze persone) sussistono i requisiti per consentire a suo padre di usufruire della detrazione fiscale in qualità di “familiare convivente” a condizione che ne sostenga le spese e le fatture siano a lui intestate. Risulta irrilevante che suo padre sia anche titolare di partita Iva in quanto possono fruire della detrazione in oggetto tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno nel territorio dello Stato (Circolare 24.02.1998 n. 57, paragrafo 2).

Come evidenziato dalla Circolare n. 7/2018 non è necessario che lo status di convivenza permanga per l’intero periodo di fruizione della detrazione e, di conseguenza, suo padre potrà continuare ad usufruire della detrazione fiscale anche se, dopo i lavori, lei trasferirà la residenza anagrafica nel nuovo immobile.

 

 

Cosa c'è da sapere 

La detrazione spetta al familiare per i costi sostenuti per gli interventi effettuati su una qualsiasi delle abitazioni in cui si esplica la convivenza, purché tale immobile risulti a disposizione. La detrazione non compete, quindi, per le spese riferite ad immobili a disposizione di altri familiari (ad esempio, il marito non potrà fruire della detrazione per le spese di ristrutturazione di un immobile di proprietà della moglie dato in comodato alla figlia) o di terzi. Non è invece richiesto che l’immobile oggetto dell’intervento sia adibito abitazione principale del proprietario o del familiare convivente (Circolare 12.06.2002 n. 50, risposta 5.1e Circolare 10.06.2004 n. 24, risposta 1.10).


Ferme restando le altre condizioni, la detrazione spetta anche se le abilitazioni comunali all’esecuzione dei lavori sono intestate al proprietario dell’immobile e non al familiare che usufruisce della detrazione (Risoluzione 12.06.2002 n. 184).


La variazione della titolarità dell’immobile sul quale sono effettuati gli interventi di recupero del patrimonio edilizio prima che sia trascorso l’intero periodo per fruire della detrazione comporta, nei casi più frequenti, il trasferimento della detrazione.


Ciò non accade nell’ipotesi in cui la detrazione spetti al familiare convivente del proprietario dell’immobile che, pertanto, potrà continuare a detrarre le rate residue delle spese sostenute anche nell’ipotesi in cui l’unità immobiliare, sulla quale sono stati eseguiti gli interventi, venga ceduta (Circolare Agenzia entrate n. 7/2018).

 

 Gli esperti di 50&PiùCaaf che rispondono alle vostre domande sono: 

Marco Chiudioni, Stefania De Agrò, Ada Martino, Romeo Melucci, Giuseppe Russo.


Questa rubrica, curata dai nostri esperti fiscali, risponde al quesito più significativo e di interesse generale pervenuto nel corso della settimana. Se hai una domanda fiscale scrivi
a: comunicazione.esterna@50epiu.it.

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