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Dichiarazione di successione: i figli debbono pagare l'Imu dell'immobile abitato dal coniuge superstite?

Dichiarazione di successione: i figli debbono pagare l'Imu dell'immobile abitato dal coniuge superstite?

 

Risposta a cura di 50&PiùCaaf




DOMANDA

La domanda è inerente al pagamento dell'Imu da parte degli eredi pur non abitando nell'immobile in questione. Nell'immobile abitavano due coniugi di cui avevano il 100% di proprietà e come abitazione principale. Non ci sono altre proprietà. 

 

Alla morte di uno dei coniugi, il coniuge superstite, ovviamente, ha continuato ad usufruire in toto dell'immobile in cui ha sempre vissuto abitualmente.

Dopo un mese dalla morte del coniuge, è stata presentata la dichiarazione di successione in quanto presenti tre figli, che non abitano in questo immobile e sono proprietari di altri immobili (ma come prima casa) in comuni diversi.  


La domanda è la seguente: gli eredi della dichiarazione di successione, devono pagare l'Imu pur non essendo titolari del diritto di usufrutto, usi, abitazione ecc.? 


Grazie







       
       
   
 
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di 50&Più Caaf, invia una mail a:
comunicazione.esterna@50epiu.it

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RISPOSTA


In linea generale, sono soggetti passivi dell'Imposta municipale propria (Imu) il proprietario di immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell'impresa, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi (articolo 9, comma 1, Dlgs 23/2011).


Ciò premesso, in tema di successione, ai sensi dell'art. 540 del c.c., comma 2, al coniuge superstite, anche quando concorre con altri chiamati all’eredità, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni.


Pertanto, venendo al suo quesito, in tutti i casi in cui cade in successione l'unità immobiliare che costituiva la residenza della famiglia, al coniuge superstite compete il diritto di abitazione sull'intero immobile, a prescindere da quali siano gli altri eredi. Il coniuge, quindi, titolare di tale diritto è il solo soggetto passivo ai fini Imu e Tasi, mentre i figli ereditano l’immobile come "nudi proprietari" e sono estranei al rapporto d’imposta.


Trattandosi di abitazione principale, in conclusione, il coniuge superstite, al quale è riservato il diritto di abitazione, che risiede e dimora abitualmente nell’immobile non versa né Imu né Tasi, sempreché tale immobile non sia classificato nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

 

Cosa c'è da sapere 

L’Imu si paga sugli immobili diversi dall'abitazione principale, e sue pertinenze di categoria C/2, C/6, C/7, nel limite massimo di una per ciascuna categoria catastale. L’esenzione per l’abitazione principale, non riguarda le abitazioni cosiddette “di lusso” (A/1, A/8 e A/9) che continuano a scontare sia l’Imu che la Tasi, ove previsto.


Ai fini Imu per abitazione principale si intende l’immobile nel quale risultano sia la residenza anagrafica che la dimora abituale del possessore e dei suoi familiari.

Se il nucleo familiare ha dimora abituale e residenza anagrafica in immobili diversi, ubicati nello stesso Comune, l’esenzione Imu si applica soltanto ad un immobile. Se, invece, il nucleo familiare ha dimora abituale e residenza anagrafica in immobili diversi ubicati in Comuni diversi, l’esenzione Imu è applicabile a ciascun immobile in cui risulta la residenza anagrafica e la dimora abituale del proprietario e dei suoi familiari.

Qualora, la famiglia risieda e dimori abitualmente in un’abitazione costituita da più unità immobiliari (ad esempio, 2 appartamenti contigui), l’esenzione IMU è riconosciuta soltanto per un’unità immobiliare a meno che l’interessato non provveda alla “fusione catastale”.

 

E’ possibile fruire dell’esenzione Imu per gli immobili assimilati all’abitazione principale, se non di lusso, ovvero dell’aliquota ridotta e della detrazione prevista per l’abitazione principale, se di lusso, nel caso:

- dell'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà / usufrutto da anziani / disabili residenti in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, purché non locata, in tal caso l’assimilazione ad abitazione principale deve essere prevista dalla delibera comunale);

- delle unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari; rientrano in tale “categoria” anche le unità di dette cooperative destinate a studenti universitari soci assegnatari, anche in assenza della residenza anagrafica;

- dei fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali;

- della casa coniugale assegnata all’ex coniuge a seguito di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;

- dell’immobile, non locato, posseduto dal personale delle Forze armate, Polizia, Vigili del fuoco e carriera prefettizia (non sono richieste la dimora abituale e residenza anagrafica);

- dell’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà / usufrutto da cittadini italiani non residenti in Italia, iscritti all’AIRE e già pensionati nel rispettivo Stato di residenza, a condizione che l’unità abitativa non risulti locata o concessa in comodato. 

Gli esperti di 50&PiùCaaf che rispondono alle vostre domande sono:
Marco Chiudioni, Stefania De Agrò, Ada Martino, Romeo Melucci, Giuseppe Russo.


Questa rubrica, curata dai nostri esperti fiscali, risponde al quesito più significativo e di interesse generale pervenuto nel corso della settimana. Se hai una domanda fiscale scrivi
a: comunicazione.esterna@50epiu.it.

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