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Il saldo Imu e Tasi 2018



La scadenza è entro il 17 dicembre. Tutte le riduzioni ed esenzioni: dagli affitti a canone concordato al comodato d’uso gratuito, dagli alloggi sociali agli immobili dei pensionati residenti all’estero.

a cura di 50&PiùCaaf

Entro il prossimo 17 dicembre, e non il 16 poiché cade di domenica, va effettuato il versamento del saldo IMU 2018. A tal fine vanno considerate le aliquote deliberate e in vigore per il 2018, pubblicate dal Comune sul sito delle Finanze entro il 28 ottobre 2018.

Per individuare le modalità di determinazione dell’IMU dovuta nonché i relativi termini di versamento va fatto riferimento all’art. 9, comma 2, D.Lgs. n. 23/2011, ai sensi del quale l’IMU va versata: “per anni solari proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso; a tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno quindici giorni è computato per intero”. Il comma 3 del citato art. 9 specifica anche che l’IMU deve essere versata in 2 rate di pari importo (50%):
  • la prima, a titolo di acconto, entro il 16.6, applicando quanto deliberato ed in vigore per l’anno precedente;
  • la seconda, a titolo di saldo, entro il 16.12, applicando quanto deliberato ed in vigore per l’anno cui si riferisce il tributo.

E’ possibile versare l’IMU in un’unica soluzione entro il 16.6 considerando quanto deliberato dal Comune per l’anno d’imposizione (2018), fermo restando che non può escludersi che il Comune apporti modifiche entro il termine di approvazione del bilancio di previsione.

Il presupposto impositivo dell’IMU è costituito dal possesso di un immobile ubicato in Italia a titolo di proprietà o altro diritto reale (ad esempio, uso, usufrutto e abitazione).
In presenza di diritti personali di godimento, il soggetto passivo IMU è individuato nel proprietario / titolare del diritto reale sull’immobile.

L’imposta è dovuta anche dai soggetti non residenti che possiedono un immobile in Italia nonché dai proprietari di immobili concessi in locazione / comodato, mentre non è dovuta dai residenti in Italia per gli immobili all’estero (per i quali va assolta l’IVIE).
 
L’IMU si paga sugli immobili diversi dall'abitazione principale, e sue pertinenze di categoria C/2, C/6, C/7, nel limite massimo di una per ciascuna categoria catastale. L’esenzione per l’abitazione principale, non riguarda le abitazioni cosiddette “di lusso” (A/1, A/8 e A/9) che continua a scontare sia l’IMU che la TASI, ove previsto.

Preme rammentare che ai fini IMU per abitazione principale si intende l’immobile nel quale risultano sia la residenza anagrafica che la dimora abituale del possessore e dei suoi familiari. 
Se il nucleo familiare ha dimora abituale e residenza anagrafica in immobili diversi, ubicati nello stesso Comune, l’esenzione IMU si applica soltanto ad un immobile. Se, invece, il nucleo familiare ha dimora abituale e residenza anagrafica in immobili diversi ubicati in Comuni diversi, l’esenzione IMU è applicabile a ciascun immobile in cui risulta la residenza anagrafica e la dimora abituale del proprietario e dei suoi familiari.
Qualora, la famiglia risieda e dimori abitualmente in un’abitazione costituita da più unità immobiliari (ad esempio, 2 appartamenti contigui), l’esenzione IMU è riconosciuta soltanto per un’unità immobiliare a meno che l’interessato non provveda alla “fusione catastale”. 

E’ possibile fruire dell’esenzione IMU per gli immobili assimilati all’abitazione principale, se non di lusso, ovvero dell’aliquota ridotta e della detrazione prevista per l’abitazione principale, se di lusso, nel caso:
  • delle unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà / usufrutto da anziani / disabili residenti in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, purché non locata, in tal caso l’assimilazione ad abitazione principale deve essere prevista  dalla delibera comunale);
  • dell’unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari; rientrano in tale “categoria” anche le unità di dette cooperative destinate a studenti universitari soci assegnatari, anche in assenza della residenza anagrafica;
  • dei fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali;
  • della casa coniugale assegnata all’ex coniuge a seguito di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • dell’immobile, non locato, posseduto dal personale delle Forze armate, Polizia, Vigili del fuoco e carriera prefettizia (non sono richieste la dimora abituale e residenza anagrafica);
  • dell’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà / usufrutto da cittadini italiani non residenti in Italia, iscritti all’AIRE e già pensionati nel rispettivo Stato di residenza, a condizione che l’unità abitativa non risulti locata o concessa in comodato. 
È preclusa la possibilità per il Comune di stabilire ulteriori ipotesi di assimilazione all’abitazione principale ferma restando la possibilità di fissare un’aliquota agevolata per le unità immobiliari possedute da italiani all’estero non equiparabili all’abitazione principale.

Come noto, per gli immobili concessi in comodato ad un familiare in linea retta di primo grado (genitori e figli) l’art. 1, comma 10, Finanziaria 2016, ha previsto la riduzione del 50% della base imponibile IMU con la conseguente eliminazione della possibilità, da parte del Comune, di assimilare detti immobili all’abitazione principale. A tal fine è necessario che:
  • l’immobile costituisca l’abitazione principale del comodatario (sua dimora abituale e immobile nel quale risulta la residenza anagrafica);
  • il comodante non possieda in Italia altri immobili abitativi (eccetto la propria abitazione principale);
  • il comodante risieda anagraficamente e dimori abitualmente nello stesso Comune in cui è ubicato l’immobile concesso in comodato. In altre parole, l’abitazione principale del comodante (di proprietà o meno) e l’immobile concesso in comodato devono essere nello stesso Comune;
  • sia l’immobile concesso in comodato che l’abitazione principale del comodante siano non di lusso ossia non accatastati A/1, A/8 o A/9;
  • il contratto di comodato sia registrato presso l’Agenzia delle Entrate;
  • sia presentata la dichiarazione IMU attestante il possesso di detti requisiti.
Ai sensi dell’art. 13, comma 6-bis, DL n. 201/2011, per gli immobili locati a canone concordato di cui alla Legge n. 431/98, l’ammontare dell’IMU dovuta, così come risultante dall’applicazione dell’aliquota fissata dal Comune, è ridotto del 25%, va quindi versato il 75%.

Riguardo ai “ruderi”, cioè le costruzioni che presentano danni tali da rendere permanentemente inabitabile o inagibile l’unità immobiliare, registrate al Catasto nella categoria “F2 – unità collabenti” non sono considerati fabbricati e quindi non sono soggetti ad IMU come tali.
L’imposta rimane comunque dovuta con riferimento all’area di sedime se questa risulta edificabile in base agli strumenti urbanistici.

Ai sensi dell’art. 1, comma 13, Finanziaria 2016, sono esenti IMU i terreni agricoli:
  • ricadenti in aree montane e di collina in base ai criteri individuati dalla CM 14.6.93, n. 9;
  • posseduti e condotti da coltivatori diretti / IAP iscritti alla previdenza agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione;
  • ubicati nei Comuni delle isole minori di cui all’Allegato A della Legge n. 448/2001;
  • ad immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.
A riguardo, infine, della dichiarazione IMU relativa alle situazioni o variazioni verificatesi nel 2018 si evidenzia che va presentata al Comune entro il 01 luglio 2019, poiché il 30 giugno 2019 cade di domenica.

   
   Cosa c'è da sapere...

Il presupposto impositivo della TASI è rappresentato dal possesso i Italia, o anche la detenzione, a qualsiasi titolo, di fabbricati e di aree edificabili. A differenza dell’IMU, per gli immobili concessi in locazione, oppure in comodato, è infatti dovuta la TASI:

  • dall’inquilino, oppure dal comodatario, nella misura, stabilita dal comune nel regolamento, compresa fra il 10 e il 30 per cento dell'ammontare complessivo dell’imposta totale. Se il Comune non ha fissato detta percentuale, la TASI va imputata per il 10% a carico del detentore e per il 90% a carico del proprietario;

  • dal proprietario, tenuto a corrispondere la “restante parte” del tributo.

In caso di detenzione temporanea di durata non superiore a 6 mesi nel corso dell’anno, la TASI è dovuta esclusivamente dal possessore a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie.

L’art. 1, comma 14, della legge Finanziaria 2016 ha riconosciuto l’esenzione TASI per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, esclusa quella di lusso (A/1, A/8 e A/9), così come individuata ai fini IMU. Nel caso in cui l’immobile costituisca abitazione principale per il detentore, la TASI è dovuta soltanto dal proprietario, nella percentuale fissata dal Comune, ovvero nella misura del 90% se il regolamento o anche la delibera comunale non disciplina tale aspetto.

In analogia con l’IMU è prevista la riduzione del 50% della base imponibile disposta dall’art. 1, comma 10, Finanziaria 2016 per gli immobili concessi in comodato ad un familiare in linea retta di primo grado (genitori e figli).

 

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