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ll padre che si fa carico delle spese di ristrutturazione della casa del figlio, può beneficiare delle detrazioni fiscali?

Il padre che si fa carico delle spese di ristrutturazione della casa del figlio, con il quale andrà ad abitare, può beneficiare delle detrazioni fiscali?


Risposta a cura di 50&PiùCaaf




DOMANDA

Mia moglie ha l'usufrutto di un'abitazione mentre mio figlio ha la nuda proprietà. Attualmente mio figlio ha la residenza in questa abitazione mentre io e mia moglie abbiamo la residenza in un'altra abitazione che stiamo vendendo con l'intenzione di andare ad abitare con nostro figlio. Per fare questo dobbiamo fare dei lavori di ristrutturazione, volevo chiedere posso usufruire della detrazione essendo le spese a carico mio. Il mio commercialista ci ha detto che per usufruire di questa detrazione mio figlio deve trasferire la residenza presso la nostra attuale abitazione.

Non riesco a capire il perché visto che fra tre mesi a fine lavori dovremmo tutti portare la residenza nell'appartamento ristrutturato.

Grazie







       
       
   
 
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RISPOSTA


La detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 16 bis del Tuir spetta ai soggetti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, gli immobili oggetto degli interventi, a condizione che ne sostengano le relative spese. Tra i soggetti che possono usufruire della detrazione sono inclusi:

proprietari o nudi proprietari;

- titolari di un diritto reale di godimento quale usufrutto, uso, abitazione o superficie;

- detentori (locatari, comodatari) dell’immobile;

- familiari conviventi.


In riferimento ai familiari conviventi la Circolare dell’Agenzia delle entrate n. 7/2018 precisa che per familiari si intendono, a norma dell’art. 5, comma 5, del TUIR, il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado. Per fruire della detrazione non è necessario che i familiari abbiano sottoscritto un contratto di comodato essendo sufficiente che attestino, mediante una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, di essere familiari conviventi. Lo status di convivenza deve sussistere già alla data di inizio dei lavori e non è necessario sussista per l’intero periodo di fruizione della detrazione.

La detrazione spetta al familiare per i costi sostenuti per gli interventi effettuati su una qualsiasi delle abitazioni in cui si esplica la convivenza, purché tale immobile risulti a disposizione. La detrazione non compete, quindi, per le spese riferite ad immobili a disposizione di altri familiari (ad

esempio, il marito non potrà fruire della detrazione per le spese di ristrutturazione di un immobile di

proprietà della moglie dato in comodato alla figlia) o di terzi.

 

Tornando al suo quesito la detrazione spetta, in presenza degli altri requisiti, a suo figlio in qualità di proprietario e a sua moglie, in qualità di usufruttuaria, indipendentemente dal fatto se siano, o meno, residenti nell’immobile. Di conseguenza se sua moglie sostiene le spese sarà quest’ultima ad usufruire delle relative detrazioni fiscali nella propria dichiarazione dei redditi.

Al contrario qualora fossero sostenute da lei (“marito”) si ritiene che, nel caso specifico, la detrazione non spetti in qualità di “familiare convivente” in quanto l’immobile in oggetto non è a vostra disposizione ma è adibito a residenza e dimora di vostro figlio.

 

Si ricorda, da ultimo, che hanno diritto ad usufruire della detrazione anche i titolari di un contratto di comodato ad uso gratuito. Il comodato è quel contratto (disciplinato dagli articoli 1803 e seguenti del codice civile) con il quale una parte (comodante) consegna all'altra (comodatario) un bene perché questi se ne possa servire per un tempo o per un uso determinato con l'obbligo poi di restituirlo. Il contratto dovrà essere stipulato prima dell’inizio dei lavori e regolarmente registrato all’Agenzia delle entrate. In merito all’obbligo di registrazione la citata Circolare 7/2018 precisa che “Al fine di garantire la necessaria certezza ai rapporti tributari, la mancanza, al momento dell’inizio dei lavori, di un titolo di detenzione dell’immobile risultante da un atto registrato preclude il diritto alla detrazione, anche se si provvede alla successiva regolarizzazione”.

 


 

Cosa c'è da sapere 


Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 36 per cento (elevato, dal 26 giugno 2012, al 50 per cento) delle spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio realizzati su parti comuni di edifici residenziali e su singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale e relative pertinenze.


Per gli interventi effettuati sulle singole unità immobiliari e/o sulle relative pertinenze, la detrazione spetta per le spese di:

- manutenzione straordinaria;

- restauro e di risanamento conservativo;

- ristrutturazione edilizia.


Per fruire della detrazione è necessario che le spese siano pagate esclusivamente mediante bonifico

dal quale risulti:

- la causale del versamento dalla quale si evinca che il pagamento è effettuato per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio che danno diritto alla detrazione (Articolo 16 bis del TUIR);

- il codice fiscale del beneficiario della detrazione;

- il numero di partita IVA o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato.


    Gli esperti di 50&PiùCaaf che rispondono alle vostre domande sono:
    Marco Chiudioni, Stefania De Agrò, Ada Martino, Romeo Melucci, Giuseppe Russo.


    Questa rubrica, curata dai nostri esperti fiscali, risponde al quesito più significativo e di interesse generale pervenuto nel corso della settimana. Se hai una domanda fiscale scrivi
    a: comunicazione.esterna@50epiu.it.

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