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L’Italia che ricicla sfida la CRISI
Chi l’avrebbe detto: in Italia il sistema della raccolta differenziata e del riciclo ha retto meglio di altri all’impatto delle crisi. È quello che emerge dall’ultimo Rapporto dell’Istituto di Ricerche “Ambiente Italia”. Le cifre sono davvero interessanti: 33 milioni di tonnellate di materie recuperate, un dato che ci rende - secondo il ministro dell’Ambiente Corrado Clini - leader in Europa dopo la Germania.

La strada da percorrere è ancora tanta e lunga, ma un po’ di luce si comincia a vedere all’orizzonte: i dati forniti dall’ultimo Rapporto Il riciclo ecoefficiente. L’industria italiana del riciclo tra globalizzazione e sfide della crisi - a cura di Duccio Bianchi (Istituto di ricerche Ambiente Italia) e promosso dal “Kyoto Club” e commissionato dal comparto del riciclo imballaggi composto da Cial, Cna, Comieco, Corepla, Rilegno e da Conai - sono molto interessanti.

La raccolta differenziata regge meglio del previsto
Nonostante la crisi stia facendo crollare i consumi e - conseguentemente - la produzione di rifiuti, la quantità di materiali recuperati e avviata al riciclo è rimasta su livelli sostenuti. In tutti i settori si è registrato un aumento del tasso di riciclo e in quei casi in cui l’industria nazionale non ha assorbito le materie derivanti dal recupero, gli esuberi sono stati immessi sul mercato internazionale.

AlIe spalle della Germania
 L’Italia ha strutturato una solida filiera del riciclo e recupera 33 milioni di tonnellate di materie seconde, senza considerare materie inerti e frazione organica. In termini di quantità prodotte siamo poco dietro la Germania, rappresentando uno dei Paesi europei con la più solida base di riciclaggio. La raccolta - in particolare quella differenziata dei rifiuti urbani - ha continuato a crescere, anche in termini quantitativi, in tutti o quasi gli ambiti di raccolta post consumo.

Cosa è accaduto
Nell’industria siderurgica il tasso di riciclo è cresciuto passando dal 77% degli anni precedenti alla crisi, all’83% del 2009, riassestandosi al 79% nel 2010.
Un esempio: la produzione di alluminio primario (cioè puro) tra il 2008 e il 2010 è scesa del 30%, quella di alluminio secondario (riciclato) solo del 5%. La raccolta differenziata e il riciclo degli imballaggi in alluminio nello stesso biennio sono cresciuti del 20%, arrivando nel 2010 a riciclare il 72,4% di quello immesso sul mercato.
Nel 2009 e nel 2010, anche la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica è aumentata, pur in una fase di contrazione di quella immessa sul mercato: ciò ha alimentato l’industria del riciclo nazionale e, in piccola parte, quella europea.
Altra situazione per la carta: la flessione della produzione ha interessato persino il consumo delle materie seconde. Un piccolo incremento del riciclo non è riuscito ad assorbire l’alto livello di raccolta, che è stato assorbito dalla domanda internazionale, in particolare dalla Cina.
Legno e arredamento, da sempre caratterizzati da un consistente riciclo, hanno visto importanti recuperi sia pre che post consumo. In particolare, la raccolta degli imballaggi in legno, rispetto all’immesso al consumo, ha visto nel 2010 un recupero pari al 62,8%.

Il ruolo dei mercati globali

L’esportazione mondiale delle 9 principali materie recuperate vale, secondo i dati del 2010, più di 90 miliardi di dollari e le quantità esportate raggiungono i 200 milioni di tonnellate. Il colosso cinese domina nell’importazione delle materie plastiche, della carta, dell’alluminio e del rame, mentre la Turchia è il principale importatore di metalli ferrosi. Economie emergenti, come India e Indonesia, si affacciano su questo mercato ma con volumi inferiori. Stati Uniti ed economie avanzate europee dominano nell’esportazione. Il fatturato delle attività di riciclaggio delle 7 principali materie riciclabili (vetro, carta, plastica, rame, alluminio, metalli ferrosi, preziosi e altri metalli), è quasi raddoppiato dai 32,5 miliardi di euro del 2004 ai 60,3 miliardi del 2008. Nel 2010 sono inoltre riprese le quotazioni e i consumi a livelli pari e talvolta superiori al 2008.

La situazione in Europa
Grazie al riciclaggio, nel suo complesso l’eco-industria europea ha visto crescere il proprio fatturato dai 232 miliardi di euro del 2004 ai 319 miliardi del 2008. Un valore che rappresenta il 2,5% del Pil europeo e che, dopo le energie rinnovabili, evidenzia l’area più dinamica, con un tasso di crescita pari al 17% annuo. Inoltre, è il più importante settore dell’eco-industria nell’ambito occupazionale con oltre mezzo milione di dipendenti stabilmente impiegati.

I vantaggi ambientali
Differenziare e riciclare non vuol dire solo risparmiare materia, energia, acqua, ma anche evitare emissioni di sostanze tossiche e gas serra. Il riciclo ha evitato - secondo il Rapporto - di immettere nell’atmosfera, nel solo 2010, circa a 53 milioni di tonnellate di CO2, ovvero quasi il 10% del totale delle emissioni di cui è responsabile il nostro Paese in un anno. È un vantaggio che si mantiene anche se le materie da riciclare sono esportate all’estero. Anche i sistemi di raccolta differenziata spinta, come il “porta a porta”, sebbene determinino più emissioni per l’impiego di mezzi, compensano le emissioni con i maggiori benefici del riciclo.
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