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La pensione può essere ricalcolata



Se sopraggiungano vicende in grado di modificare l'importo della pensione, è possibile presentare domanda per ottenere la variazione dell'assegno pensionistico e ricevere anche eventuali arretrati. Ecco come fare. 

 

A cura di 50&PiùEnasco


Forse non tutti sanno che in determinate situazioni si potrebbe verificare la variazione dell'importo dell'assegno della pensione a causa del sopraggiungere di eventi successivi alla sua prima liquidazione. In questi casi, la normativa prevede la possibilità di ottenere la "ricostituzione della pensione", procedura che dovrebbe realizzarsi d'ufficio, ma che comunque necessita di una formale richiesta da parte del pensionato interessato. 


In queste circostanze l'ordinamento riconosce ai pensionati la possibilità di ottenere, previa domanda, la ricostituzione della pensione. Questo strumento, in sostanza, consente il ricalcolo dell'importo del rateo quando sopraggiungono delle novità che vanno a modificare gli elementi di calcolo della pensione stessa. Tali novità riguardano in linea generale:

- aspetti di tipo contributivo;

- aspetti reddituali;

- aspetti sanitari.

Le modifiche sul piano contributivo sono le cause più frequenti che danno luogo ad un ricalcolo dell'assegno e riguardano soprattutto il calcolo di contributi non presi in considerazione in fase di prima liquidazione della pensione. Possono riferirsi a periodi non ricongiunti, a periodi dei quali non è stato chiesto l'accredito figurativo oppure di contributi volontari non presi in considerazione. Si tratta cioè dell'accreditamento o dell'esclusione di contribuzione non valutata in prima liquidazione, oppure della modifica del valore retributivo e/o contributivo già considerato in prima liquidazione.

Gli aspetti reddituali o quelli sanitari riguardano eventuali riduzioni o incrementi dell'importo dell'assegno riferiti alla variazione dei redditi del beneficiario (si pensi ad esempio se è variato il reddito ai fini del conseguimento delle maggiorazioni sociali o per la pensione ai superstiti) o dalla percentuale di invalidità riconosciuta al beneficiario.

Gli effetti della ricostituzione della pensione devono essere, di regola, ricondotti al momento di decorrenza del medesimo trattamento previdenziale. Il ricalcolo, infatti, va effettuato come se la contribuzione originariamente non considerata fosse esistente al momento del pensionamento e ciò da origine, spesso, anche al diritto di eventuali arretrati.


La domanda di ricostituzione

La ricostituzione della pensione può avvenire in seguito a domanda dell’interessato o su iniziativa dell’Ente previdenziale nei casi in cui la contribuzione viene accreditata d’ufficio senza la necessità di intervento del pensionato. La domanda di ricostituzione non è sottoposta ad alcun limite di decadenza per il riconoscimento del diritto. Essa può essere proposta in ogni tempo dopo il pensionamento e la riliquidazione della pensione dovrà essere, di regola, sempre effettuata con decorrenza dalla data di riconoscimento originario della prestazione.

Ovviamente, in tali circostanze, le somme liquidate a titolo di arretrati sono sempre sottoposte ai termini ordinari di prescrizione. Su questa materia giova ricordare l'intervento particolarmente duro della legge n. 111 del 2011 che ha ridotto, in particolare, per i ratei maturati dal 6 luglio 2011 la prescrizione nel termine di cinque anni (dai dieci della disciplina previgente) dei ratei dei trattamenti pensionistici e delle differenze dovute a seguito di riliquidazioni.

In altre parole, nelle ipotesi in cui la domanda di ricostituzione venga presentata dopo che siano trascorsi cinque anni dalla data di liquidazione del trattamento pensionistico, la riliquidazione del trattamento dovrà avvenire dalla data di decorrenza della pensione, ma le eventuali differenze di ratei saranno dovute dal quinto anno precedente la data di presentazione della domanda di ricostituzione, da considerarsi, quest’ultima, atto interruttivo della prescrizione (tali regole si applicano anche ai casi di ricostituzione d’ufficio). Le novità introdotte dal decreto legge 98/2011, invece, non si applicano al recupero di indebiti pensionistici, per i quali il diritto dell'Inps alla relativa ripetizione si prescrive nel termine di dieci anni a decorrere dal momento in cui è stata effettuata l’indebita erogazione. 


   In evidenza...


Il termine di decadenza per l'azione giudiziaria


Se la domanda di ricostituzione è stata presentata, ma l'Inps non ha risposto o ha rigettato la domanda, l'interessato, come avviene per tutte le domande di prestazioni previdenziali, può presentare ricorso, ma entro un certo limite di tempo. In sostanza l’azione giudiziaria per il riconoscimento del diritto alla ricostituzione dovrà essere esercitata entro tre anni dalla scadenza dei termini previsti per il procedimento amministrativo.

 Se questo non avviene, si avrà diritto, trattandosi di trattamento pensionistico, solo ai ratei riferiti al triennio antecedente la data del deposito del ricorso giudiziario.

 


Per qualsiasi problematica attinente l’argomento trattato, o per altra questione di natura previdenziale, il Patronato 50&PiùEnasco offre tutta la consulenza e l’assistenza necessarie.



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 Gli esperti di 50&PiùEnasco che curano questa Rubrica sono:
 Paolo Daprelà, Filomena Ianni, Mauro Torciano, Daniela Toschetti.


50&PiùEnasco è un Istituto di Patronato e di Assistenza Sociale, presente su tutto il territorio nazionale e fornisce la propria assistenza gratuita nello svolgimento delle pratiche relative a tutte le tipologie di prestazioni erogate da INPS (comprensive di quelle a carico dei lavoratori pubblici - ex INPDAP - e dei lavoratori dello spettacolo - ex ENPALS, ENASARCO, INAIL, Ministero dell'Interno.


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