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L’IMPRESA di fare la spesa
Il prezzo degli alimenti non si ferma. Difficile la scelta tra qualità e prezzo. Ma l’esperienza conta.

Quello che attraversiamo è stato definito il momento di più profonda stagnazione e riduzione dei consumi dall’ultimo dopoguerra. E forse non è un caso che già da un’indagine statistica, Donna e alimentazione, condotta dall’Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, emergeva che le donne over 50 erano quelle (insieme - guarda un po’! - alle giovani mamme) più attente nell’alimentazione dei propri cari e quindi nel fare la spesa. Su un campione di 500 donne dai 30 ai 60 anni le over 50 si piazzano bene, dimostrandosi esperte, implacabili lettrici di etichette, mentre una donna su quattro non lo fa. Inoltre, manifestano tutta l’intenzione (e l’attenzione) di offrire alla propria famiglia un’alimentazione equilibrata e sana con i pasti preparati in casa. Questo a fronte di un 60% del campione intervistato che sa perfettamente quanto sia importante un’alimentazione sana, ma che in parte non riesce ad esprimere la propria consapevolezza di consumatore.

E solo con una buona dose di esperienza, ma anche di tempo e pazienza, è possibile un’alimentazione di qualità ad un prezzo ragionevole. Certo gli ostacoli non mancano.

Lo stipendio non ce la fa
Ormai ce ne è abbastanza per “far correre” il carrello della spesa, per farlo “impennare”, mentre le buste paga si lasciano dietro potere di acquisto. La forbice tra inflazione e retribuzioni si allarga, mentre il paniere dei prezzi al consumo vede entrare nuove voci di spesa, quasi tutte legate alla nuove tecnologie - segno dei tempi! -, e la corsa del prezzo degli alimenti sembra non fermarsi. Nel solo mese di aprile, secondo gli ultimi dati Istat di aprile, i prezzi dei prodotti acquistati più frequentemente sono aumentati del 4,7% su base annua: un valore superiore al tasso d'inflazione, fermo al 3,3%. Un balzo record che ha sfondato anche i dati negativi del 2008, annus horribilis.

Tutta colpa del costo dell’energia ma non solo...
Già ad aprile scorso l’Ufficio Studi della Confcommercio confermava che l’andamento dei prezzi sentiva l’influenza dei prodotti energetici (la benzina è aumentata su base annua del 20,8%), comprimendo l’intero sistema produttivo (non solo i trasporti) e innalzando il prezzo dei beni acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie. A ciò si sommano gli effetti degli interventi fiscali dell’ultimo periodo che erodono il potere d’acquisto delle famiglie, l’87% delle quali - secondo l’ultimo Rapporto Confcommercio-Censis - sta rivedendo le spese alimentari scegliendo magari offerte speciali o prodotti meno costosi. Il reddito e i consumi delle famiglie sono lontani dai livelli pre-crisi, situazione che ostacola la formazione della domanda interna in grado di stimolare le imprese.

Anche per Coldiretti dietro gli aumenti record c’è lo zampino del caro carburanti che ha finito con lo svuotare i nostri carrelli di un 2% di prodotti alimentari. Già lo scorso anno, causa l’abbassamento del potere di acquisto, le famiglie avevano ridotto le spese alimentari dell’1,3%.

L’associazione dei consumatori Codacons, commentando i dati Istat, avverte: per una famiglia media il carrello della spesa sarà più caro di 671 euro. I prezzi attuali tradotti in termini di costo della vita vogliono dire che una famiglia di tre persone spenderà, per andare al mercato a fare la spesa di tutti i giorni, 635 euro in più all’anno, mentre per una famiglia di quattro persone l’aumento sarà di 686 euro all’anno.

I prezzi non sono l’unico problema
I prezzi corrono è vero, ma non sono l’unico ostacolo che si incontra. Nonostante tutto, è difficile per il consumatore distinguere tra qualità e prezzo, finendo col preferire magari per motivi economici un’alimentazione abitudinaria, basata sempre sugli stessi prodotti. Già nel 2000 il Libro Bianco della Sicurezza alimentare, presentato dalla Commissione europea, chiedeva alle aziende di dare ai consumatori informazioni essenziali e accurate per permettere loro di fare scelte consapevoli. Tanto più che nel corso degli anni i consumatori hanno continuato a manifestare una crescente attenzione per i valori nutrizionali e maggiore trasparenza delle etichette alimentari.

Arriva l’Efsa
Per fare chiarezza su come e cosa devono scrivere le aziende sulle etichette dei loro prodotti, la Commissione europea ha istituito sin da Gennaio 2002 l’Efsa, European Food Safety Authority (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), con il compito di monitorare persino le pubblicità ingannevoli e l’irregolare attribuzione di benefici o meno ai prodotti, anche se il compito più importante è la salvaguardia della sicurezza alimentare dei cittadini europei.

Consumatori consapevoli?
A novembre 2011 un nuovo Regolamento europeo (N. 1169/2011) ha dettato nuove norme sulle etichette alimentari. Tra le novità, l'obbligo dell'origine anche alle carni suine, avicole e ovi-caprine, oltre a quanto già accade per le carni bovine, il miele, l'olio d'oliva, la frutta fresca e gli ortaggi. Tale regolamento sarà applicato attraverso un percorso di circa tre anni.

Inoltre, il regolamento ribadisce che le informazioni riportate in etichetta devono essere precise, chiare e facilmente comprensibili per il consumatore. A tale scopo vengono indicate anche le dimensioni dei caratteri da utilizzare: le indicazioni obbligatorie che appaiono sull’etichetta dovranno essere stampate in caratteri tipografico minimo di 1,2 mm (o 0,9 mm su imballaggi dalle dimensioni ridotte ), in modo da favorire una reale leggibilità di tutte le informazioni riportate. Le diciture obbligatorie, le indicazioni nutrizionali e quelle relative all’origine dovranno essere nello stesso campo visivo della denominazione di vendita. Dovrà essere data anche evidenza agli allergeni nella lista degli ingredienti.

Etichetta nutrizionale obbligatoria
Tra le informazioni obbligatorie da mettere in etichetta troviamo l’etichetta nutrizionale (prima era facoltativa). L’etichetta nutrizionale dovrà riportare le seguenti voci: valore energetico, la quantità di grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale grassi.

Il regolamento CE n. 1169/2011 continuerà a consentire l’uso di etichette non conformi ai requisiti generali indicati sino al 13 dicembre 2014. Dopo questa data ogni prodotto dovrà essere confezionato con un nuovo tipo di etichetta, mentre gli alimenti confezionati nel periodo antecedente, anche se con etichette non più conformi cioè con una “leggibilità” generica, saranno commercializzati sino al loro esaurimento.

Il nuovo Regolamento europeo dovrebbe facilitare già l’attenta lettura delle etichette alimentari delle donne over 50 e agevolare chi ancora non se ne cura troppo. Nel mentre, per il buon acquisto valgono tre semplici regole: evitare la fretta, attenzione alle etichette, e un pizzico di esperienza.
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