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Lo stato di SALUTE degli italiani
Aumentano gli anziani che vivono soli. Migliora la speranza di vita e gli uomini guadagnano di più sulle donne. I tagli alla sanità però non aiutano gli italiani nella prevenzione e nella cura.

Aumenta la speranza di vita, ma lo stato di salute del Paese è in peggioramento. Gli stili di vita non migliorano, aumentano le rinunce alla buona alimentazione, l'obesità è in crescita e rimaniamo un popolo di sedentari. Sono alcuni degli aspetti emersi dal Rapporto Osservasalute 2011.

Lo studio, presentato ieri a Roma all'Università Cattolica, è un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni. Pubblicato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma, è coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Italia sempre più vecchia
Confermata la tendenza incessante all’invecchiamento della popolazione italiana, la quota dei giovani sul totale della popolazione è, difatti, contenuta, mentre il peso della popolazione “anziana” (65-74 anni) e “molto anziana” (75 anni e oltre) è consistente.
Nel 2010 la popolazione in età 65-74 anni rappresenta il 10,3% del totale, e quella dai 75 anni in su il 10%. Si confermano regione più vecchia la Liguria (gli anziani di 65-74 anni sono il 13% della popolazione; gli over-75 il 13,9%), regione più giovane la Campania (65-74 anni sono l’8,3% della popolazione; over-75 il 7,6%).

Migliora la speranza di vita
Al 2010 la speranza di vita alla nascita è risultata pari a 84,4 anni per le donne, 79,2 anni per gli uomini.
I dati indicano, per entrambi i generi, una ripresa della crescita della speranza di vita che sembrava essersi arrestata nei 2-3 anni precedenti. Complessivamente, dal 2006 gli uomini hanno guadagnato 0,8 anni, le donne 0,4 anni.
Si continua a erodere il vantaggio delle donne rispetto agli uomini: nel 2006 il vantaggio femminile alla nascita era di 5,6 anni, si riduce a 5,2 anni nel 2010.

Fecondità in stallo
Scompare quella sia pur flebile speranza di crescita riscontrata nelle precedenti edizioni del Rapporto: il tasso di fecondità totale (Tft) è passato, infatti, da 1,42 del 2008 a 1,41 del 2009 e le prime stime sul 2010 sembrano confermare questo trend.
Anche nel 2009, quindi, il Tft è inferiore al livello di sostituzione (ossia quello, circa 2,1 figli per donna, che garantirebbe il ricambio generazionale).

Sempre più anziani soli
A livello nazionale oltre un anziano su quattro (28,3% della popolazione con 65 anni ed oltre nel 2009) vive solo, dato in aumento dal 2008 (27,8%). È in Liguria che tale percentuale raggiunge il suo valore massimo (34,1%). Il valore più contenuto si registra nelle Marche (22,9%), seguono Toscana (23,8%), Abruzzo (25,0%), Veneto (25,2%).

Alimentazione
La dieta mediterranea, una tradizione che deve fare i conti con l'aumento dei prezzi di frutta e verdura. Diminuisce in Italia  il consumo consigliato di frutta e verdura, infatti nel 2009 si registra per la prima volta una flessione della frequenza di coloro che dichiarano di consumare 5 e più porzioni al giorno di “Verdura, Ortaggi e Frutta”. Dalle 5,7 del 2005 si è passati alle 4,8.

Italia in sovrappeso
Continua a crescere, anche se di poco, la percentuale di italiani che ha problemi con la bilancia: nel 2010, oltre un terzo della popolazione adulta (35,6%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (10,3%); complessivamente, il 45,9% dei soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale (era il 45,4% nel 2009).
Anche l’età pesa sulla bilancia: il sovrappeso passa dal 15,7% della fascia di età 18-24 anni a oltre il 45% tra 65-74 anni, mentre l’obesità dal 3% al 16,2%. Nelle persone di 75 anni ed oltre il valore diminuisce lievemente (sovrappeso: 43,2% ed obesità: 13,8%).

Aumento degli sportivi, ma l’Italia resta sedentaria
Continua il trend in lieve crescita degli sportivi, già visto nella precedente edizione del Rapporto: nel 2010 il 22,8% della popolazione italiana con età ≥3 anni pratica con continuità, nel tempo libero, uno o più sport (nel 2009 era il 21,5%, nel 2008 il 21,6%).  Il 10,2% degli italiani pratica sport in modo saltuario; il 28,2% dichiara di svolgere qualche attività fisica (fare passeggiate per almeno 2 Km, nuotare, andare in bicicletta etc); è sedentario il 38,3% della popolazione.
Al crescere dell’età, nel range 25-74 anni, aumentano le persone che svolgono qualsiasi tipo di attività fisica (37,6%); dopo i 75 anni, invece, sono segnalati in aumento i soggetti sedentari (68,2%), soprattutto tra le donne.

Alcol – Siamo ben lontani dalla vittoria nella lotta all’alcol. I non consumatori nel 2009 risultano pari al 28,7% della popolazione (29,4% nel 2008), mentre diminuiscono di un punto percentuale gli astemi, cioè coloro che non hanno mai bevuto; gli astemi si riducono tantissimo in Abruzzo (-9 punti percentuali).

Fumo – Nonostante le campagne anti-tabagismo è aumentata la consapevolezza dei rischi del fumo, nel nostro Paese fuma ancora una persona su 4, perlopiù giovani di 25-34 anni. Nel 2010 fuma il 22,8% degli over-14 confermando il trend degli ultimi anni.
Gli uomini smettono più delle donne: nel 2010 fuma il 29,2% uomini, circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2001; invece le donne non smettono di fumare, la percentuale di fumatrici si mantiene invariata (16,9% sia nel 2001 sia nel 2010).
Il vizio è diffuso, soprattutto, tra i soggetti di 25-34 anni (uomini 39,7%; donne 24,4%).
Diminuisce il numero di sigarette fumate al dì: il numero medio di sigarette fumate quotidianamente è 12,7, in netta diminuzione rispetto al 2001 dove erano 14,7.

Disagi degli italiani spesso sfociano in depressione
Anche a causa dell’attuale congiuntura economica negativa che crea un disagio diffuso, l’uso di antidepressivi in Italia è cresciuto di oltre quattro volte in 10 anni.
Oltre al maggior consumo di antidepressivi tout court, si rileva sia in Italia sia negli altri paesi europei una notevole crescita della percentuale di soggetti che hanno ritenuto nell’anno di avere necessità di aiuto psichiatrico e/o psicologico: la richiesta di aiuto è aumentata del 10% negli ultimi 5 anni (studio Eurobarometer), soprattutto tra gli over-40, lavoratori manuali e disoccupati.

I tagli alla sanità. La situazione attuale di crisi rischia di essere ulteriormente peggiorata dalle scelte in ambito di politica sanitaria. "Le ultime manovre economiche realizzate in Italia in risposta alla tempesta finanziaria - dice Ricciardi - hanno portato al ridimensionamento dei livelli di finanziamento dell'assistenza sanitaria già dal 2012; all'introduzione di ulteriori ticket; a tagli drastici nei trasferimenti alle Regioni e alle municipalità dei fondi su disabilità e infanzia".

I tagli non risolvono. "I tagli non riducono l'inappropriatezza di molti interventi sanitari, quindi gli sprechi, né migliorano la qualità delle cure, anzi appesantiscono ancor più le liste di attesa", aggiunge Ricciardi. Un esempio: nel triennio 2007-2010, spiega Ricciardi, "l'effetto dei tagli ai servizi e ai farmaci ha portato a una diminuzione del 3,5% della spesa pubblica per i farmaci, determinando però un incremento della spesa privata per i soli farmaci del 10,7%. E nel futuro sarà sempre peggio: è infatti stimato in 17 miliardi di euro nel 2015 il gap cumulato totale tra le risorse necessarie per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici che presumibilmente il Ssn avrà a disposizione".
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