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Imu: chi risiede e dimora in due case diverse, nello stesso comune, può beneficiare dell'aliquota ridotta?


Chi risiede e dimora in due case diverse, ma nello stesso comune, può beneficiare dell'aliquota ridotta per l’abitazione principale?



Risposta a cura di 50&PiùCaaf



DOMANDA

 

Un nostro cliente ha ricevuto un avviso di accertamento Imu nel quale gli viene contestato che, avendo residenza e dimora in due case differenti, ma nello stesso comune, non può beneficiare dell’aliquota ridotta per l’abitazione principale.
Il nostro cliente, legalmente sposato, dimora presso l’abitazione in comproprietà al 50% con la moglie, la quale vi risiede e dimora, mentre lui ha la residenza in un’altra abitazione di cui è proprietario al 100% situata nello stesso comune. 

Grazie  






       
       
   
 
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comunicazione.esterna@50epiu.it

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RISPOSTA

Per la definizione di “abitazione principale”, ai fini della Tasi e dell’Imu la norma di riferimento è l’art. 13 del D.L. n. 201/2011, secondo il quale per abitazione principale si intende  l’immobile nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. 


Il Decreto in sostanza richiede la contemporanea presenza sia della “residenza anagrafica” che della “dimora abituale” per il nucleo familiare ed al contempo prevede che se si possiedono due immobili nello stesso comune non si potrà usufruire dell’agevolazione per entrambi anche se marito e moglie hanno “diviso” le loro residenze.


Tornando al suo quesito, l’accertamento del comune si ritiene fondato in quanto non sussisteva per il medesimo immobile il requisito della residenza anagrafica e dimora abituale. Infatti per l’immobile posseduto al 50% con il coniuge il contribuente ha la dimora abituale ma non ha la residenza anagrafica mentre per l’altro immobile posseduto al 100% ha la residenza anagrafica ma non anche la dimora.


 

Cosa c’è da sapere...

Dal 1 gennaio 2014 sono soggette ad Imu le sole abitazioni principali, e relative pertinenze, cosiddette “di lusso”,  iscritte o iscrivibili in catasto alla categoria catastale:  A/1 - A/8 - A/9.

Per l’abitazione principale il Decreto prevede espressamente la seguente definizione:

l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l'abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile.”.

Il Legislatore in pratica evidenzia due concetti fondamentali: quello dell’unica unità immobiliare e quello della dimora abituale e residenza anagrafica del possessore e del suo nucleo familiare. In riferimento a quest’ultimo punto sembra voglia far riferimento al concetto richiamato dall’art. 43, comma 2, del codice civile secondo il quale “La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale” .  Detto requisito è stato previsto, oltre che per il possessore, anche per il suo nucleo familiare ed inoltre è stato espressamente ribadito che, in presenza di due immobili nel medesimo territorio comunale, in ogni caso solo ad uno di essi potrà essere applicata l’aliquota agevolata e le detrazioni per l’abitazione principale. 

La ratio della norma è di evitare che i coniugi, separando la loro residenza anagrafica in due diversi immobili, potessero usufruire per entrambi delle agevolazioni “prima casa” nell’ambito dello stesso comune, prassi di fatto molto frequente negli anni passati ai fini Ici.  Stante il tenore letterale della norma, che fa espresso riferimento a “immobili diversi situati nel territorio comunale” si ritiene che se i due immobili siano situati in due diversi comuni, ed il “nucleo familiare” sia presente in entrambe le unità immobiliari, le agevolazioni possano spettare, almeno in linea teorica, ad entrambi. 

Si ricorda che, in fase di accertamento i comuni hanno ritenuto, in via generale, sempre “elusivi” simili comportamenti in quanto i coniugi dovrebbero comunque condividere il medesimo tetto coniugale in virtù del disposto  degli articoli 143 e 144 del c.c. secondo i quali “dal matrimonio deriva l’obbligo alla coabitazione” e “I coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa”. Se ne può concludere quindi che simili casi vanno valutati con la massima attenzione e che sia onere del contribuente dare prova  del suo corretto operato dimostrando che l’intento non fosse elusivo.

In proposito la Circolare 3/DF del 18/05/2012 ha precisato che il trasferimento della residenza dei coniugi in comuni diversi, non essendo espressamente vietato dalla norma, deve essere comunque motivato dalla effettiva “necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in altro comune, ad esempio, per esigenze lavorative”.

 

 

Gli esperti di 50&PiùCaaf che rispondono alle vostre domande sono: Marco Chiudioni, Stefania De Agrò, Ada Martino, Romeo Melucci, Giuseppe Russo.


Questa rubrica, curata dai nostri esperti fiscali, risponde al quesito più significativo e di interesse generale pervenuto nel corso della settimana. Se hai una domanda fiscale scrivi
a: comunicazione.esterna@50epiu.it.

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