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Tassazione dei redditi prodotti all’estero: come presentare la dichiarazione in Italia?

Tassazione dei redditi prodotti all’estero: come presentare la dichiarazione in Italia?



Risposta a cura di 50&PiùCaaf



DOMANDA


Nel 2016 ho lavorato per 6 mesi in Italia e i restanti all’estero (Malta). Voglio presentare la dichiarazione dei redditi per entrambi i periodi lavorativi: quale documentazione devo presentare in Italia per certificare il reddito percepito all’estero?

A Malta ho già proceduto con la tassazione dei redditi riguardo all’ultimo semestre del 2016 e sono risultato pari con lo Stato maltese.

Grazie
 






       
       
   
 
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comunicazione.esterna@50epiu.it

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RISPOSTA

In linea generale il mantenimento della residenza in Italia comporta l’obbligo di pagare le imposte nel nostro Paese anche sui redditi prodotti all’estero, sulla base del principio della world wide taxation (art.3 D.P.R. 22.12.1986, n.917), salvo previsioni particolari contenute nelle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni. Secondo la norma citata, infatti, i soggetti residenti pagano le imposte nel Paese di residenza sulla base dei redditi ovunque prodotti, mentre i soggetti non residenti pagano le imposte nel Paese nel quale lavorano solo sull’ammontare dei redditi ivi prodotti (principio della fonte e della territorialità).

La legislazione fiscale italiana introduce la nozione di “residenza” all’art.2, D.P.R. 917/1986, che considera fiscalmente residenti in Italia le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta, ossia per più di 183 giorni nell’anno d’imposta, sono iscritte nelle Anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice Civile. In caso di trasferimento all’estero si è considerati fiscalmente residenti all’estero solo se ci si sarà iscritti all’AIRE da più di 183 giorni nell’anno d’imposta.

Pertanto, venendo al suo quesito, tranne casi residuali previsti nelle convenzioni contro le doppie imposizioni, dovrà presentare la dichiarazione in Italia, conguagliando i redditi percepiti all’estero con i redditi percepiti in Italia. A tal fine oltre alla Certificazione dei redditi percepiti in Italia (CU 2017), occorre la Certificazione dei redditi percepiti all’estero nell’anno 2016 rilasciata dal datore di lavoro.
La doppia imposizione conseguente al pagamento delle Imposte anche in Italia, oltre che nel Paese estero, viene comunque neutralizzata dall’applicazione dell’articolo 165 del Tuir, secondo il quale le Imposte pagate all’estero a titolo definitivo sono ammesse in detrazione dall’Imposta netta fino alla concorrenza della quota di Imposta italiana corrispondente al rapporto tra redditi prodotti all’estero e reddito complessivo.  

 



Cosa c’è da sapere...

L'art. 51, comma 8 bis, del TUIR prevede che: "... il reddito di lavoro dipendente, prestato all'estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell'arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, può essere determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale".

In particolare, il reddito da dichiarare dovrà essere determinato con riferimento ai redditi delle “retribuzioni convenzionali”, in relazione all’inquadramento e al settore di attività indipendentemente dall’importo indicato nella Certificazione estera: per l’anno d’Imposta 2016 è stato pubblicato in G.U. n. 24 del 30/06/2016, il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero delle Finanze del 25 gennaio 2016, che determina quali sono le retribuzioni da utilizzare suddivise per settori, per qualifica e per fasce.

E’ bene ricordare che, in questo caso, anche le ritenute assolte in via definitiva all’estero vanno rapportate al “reddito convenzionale”. L’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 20 del 13/05/2011, ha anche chiarito che nel caso in cui non sia possibile ricondurre l’attività svolta dal dipendente in uno dei settori economici elencati nel decreto ministeriale, è possibile non applicare il particolare regime delle "retribuzioni convenzionali" ma considerare l’importo che risulta dalla certificazione.  

 



 

Gli esperti di 50&PiùCaaf che rispondono alle vostre domande sono: Marco Chiudioni, Stefania De Agrò, Ada Martino, Romeo Melucci, Giuseppe Russo.


Questa rubrica, curata dai nostri esperti fiscali, risponde al quesito più significativo e di interesse generale pervenuto nel corso della settimana. Se hai una domanda fiscale scrivi
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