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IMU e TASI in scadenza



Il versamento della prima rata è fissato per il 16 giugno mentre il saldo è per il 16 dicembre. Anche per quest'anno rimane la riduzione del 50% dell'Imu per chi concede l'immobile in comodato d'uso gratuito a genitori o figli. Esenzione di Imu e Tasi per i fabbricati colpiti dal terremoto.


a cura di 50&PiùCaaf

Il prossimo 16 giugno scade il versamento dell’acconto Imu e Tasi per l’anno 2017. L’Imu e la Tasi, sono dovute in due rate: la prima va versata entro il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre. Per il calcolo della prima rata di acconto il versamento è effettuato sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente. Per il saldo, al 16 dicembre, il conguaglio dovrà essere calcolato sulla base della delibera pubblicata dal Comune sul portale del Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF) entro il 28 ottobre di ciascun anno.
Dopo i continui cambiamenti normativi degli ultimi anni, quest'anno non ci sono novità sostanziali  sul versamento dell’Imposta Municipale Unica (IMU) e della Tassa sui Servizi Indivisibili (TASI).

I proprietari dovranno pagare l’Imu e la Tasi sugli immobili diversi dall'abitazione principale, mentre sono esenti gli immobili adibiti ad abitazione principale e sue pertinenze di categoria C/2, C/6, C/7, nel limite massimo di una per ciascuna categoria catastale. L’esenzione non riguarda le abitazioni principali cosiddette “di lusso” (A/1, A/8 e A/9) che continueranno a scontare sia l’Imu che la Tasi, ove prevista.

L’esenzione di Imu e Tasi vale solo se l’immobile costituisce abitazione principale per il proprietario (usufruttuario o il titolare di altro diritto reale) o anche per l’inquilino o comodatario. La Tasi, in questi ultimi due casi, è comunque dovuta dal proprietario nella percentuale fissata dal Comune.

Per espressa previsione normativa, per abitazione principale si intende: “L’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”.

Il Legislatore in pratica evidenzia due concetti fondamentali: quello dell’unica unità immobiliare e quello della dimora abituale e residenza anagrafica del possessore e del suo nucleo familiare.

Questo requisito è stato previsto, oltre che per il possessore anche per il suo nucleo familiare, ed inoltre è stato espressamente ribadito che, in presenza di due immobili nel medesimo territorio comunale, in ogni caso solo uno di essi potrà essere considerato “abitazione principale”.

Dal 2016 per gli immobili dati in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado (genitori-figli), adibiti ad abitazione principale, è prevista la possibilità di ridurre del 50% la base imponibile su cui calcolare l’Imu.

La riduzione Imu si applica, infatti, per le unità immobiliari, fatta eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda un solo immobile in Italia e risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato; il beneficio si applica anche nel caso in cui il comodante oltre all’immobile concesso in comodato possieda nello stesso comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale, ad eccezione delle unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9…”.

Si tratta di una disposizione che limita il beneficio ad un numero esiguo di casi, nello specifico:

- l’agevolazione è prevista solo ai parenti in linea retta di primo grado (genitori/figli);
 -
il contratto di comodato (anche verbale) tra il proprietario dell’immobile (comodante) e il genitore/figlio (comodatario) deve essere registrato;
 
-
l’immobile per il comodatario deve costituire la propria abitazione principale (è necessario, pertanto, il doppio requisito della “residenza anagrafica” e della “dimora abituale”);

- è necessario presentare la dichiarazione Imu entro il 30 giugno dell’anno successivo (per il 2016 va presentata entro il 30/6/2017).


Il comodante deve, quindi, possedere un solo immobile in Italia (quello dato in comodato al genitore/figlio) e al contempo deve risiedere e dimorare abitualmente nello stesso Comune ove è ubicato l’immobile, oppure, in alternativa, anche due immobili ma entrambi ubicati nel medesimo comune di cui uno destinato a propria abitazione principale e l’altro a quella del comodatario (genitore/figlio); gli immobili non devono essere accatastati alle categorie A1, A8, A9.

Sebbene la norma richiama in maniera generica il concetto di “immobile”, la Risoluzione del MEF n. 1/DF del 17/02/2016 ha chiarito che, ci si deve riferire ad immobili ad uso abitativo. Pertanto il possesso di altri immobili ad uso non abitativo (ad esempio pertinenze dell’abitazione, magazzini, negozi, uffici, terreni) non impedisce di usufruire dell’agevolazione.

E’ importante sottolineare che se l’immobile è in comproprietà, ed uno solo dei comproprietari è in possesso dei requisiti previsti dalla norma, l’agevolazione spetta solo a quest’ultimo per la sua quota di possesso (ad esempio se l’altro comproprietario è titolare di un terzo immobile abitativo o è dato in comodato al genitore di uno solo dei comproprietari).

Fermo restando l’obbligo di registrazione, l’agevolazione spetta prendendo a riferimento la data del contratto di comodato e non quella di registrazione. Anche per i contratti di comodato “verbale” occorre fare riferimento alla data di conclusione del contratto.

Anche i terreni agricoli non scontano la Tasi. L’esenzione dell’Imu, invece, è riconosciuta soltanto per i terreni agricoli: a) ricadenti in aree montane e di collina delimitate, individuate in base ai criteri dell’allegato alla Circolare del Ministero delle Finanze n. 9 del 14 giugno 1993, se nella Lista accanto al nome del Comune non è riportata alcuna annotazione l’esenzione opera su tutto il territorio comunale, ed al contrario, se è riportata l’annotazione parzialmente delimitato (sintetizzato con “Pd”) la non applicazione dell’imposta opera per i terreni ubicati in una parte delimitata del territorio comunale; b) posseduti e condotti da coltivatori diretti / IAP iscritti alla previdenza agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione; c) ubicati nei Comuni delle isole minori di cui alla Legge 448/2001 - Allegato A; d) ad immutabile destinazione agro-silvo-pastorale, a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile. Sono, quindi, abrogate le disposizioni del D.L. n. 4/2015 in merito ai criteri di ubicazione e di esenzione dei terreni.

 

   Cosa c'è da sapere...

L'esenzione di Imu e Tasi per i fabbricati colpiti dal terremoto

La Legge 45/2017 (legge di conversione del terzo decreto «sisma» Dl 8/2017) ha stabilito l'esenzione dall'Imu e dalla Tasi dei fabbricati ubicati nei Comuni terremotati distrutti o oggetto di ordinanze sindacali di sgombero, a causa dell'inagibilità totale o parziale degli stessi, per effetto degli eventi sismici.

Per l’anno 2017 l'esenzione opera a condizione che l'ordinanza sindacale sia emanata entro il 30 giugno 2017 o che il contribuente presenti una dichiarazione relativa alla distruzione del fabbricato o alla sua inagibilità totale o parziale al Comune, che entro 20 giorni trasmette copia dell'atto di verifica all'agenzia delle Entrate (articolo 48 del Dl 189/2016).

L'esenzione viene meno con la definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati e comunque non oltre il 31 dicembre 2020.

 

 

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