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Abitazione coniugale e altro immobile ereditato per una quota parte, come comportarsi con il saldo di Imu e Tasi?

Abitazione coniugale e altro immobile ereditato per una quota parte, come comportarsi con il pagamento di Imu e Tasi?

Risposta a cura di 50&PiùCaaf



DOMANDA
Mi rivolgo a voi per un quesito sul pagamento di IMU e TASI. Mia moglie è deceduta il 30 giugno e a succedergli siamo io e mio figlio.

Riguardo l'abitazione dove abito e abitavamo insieme non ho dubbi, essendo casa coniugale non devo pagare IMU dichiarando il 100% di possesso, riguardo la TASI?

Inoltre, mio figlio è residente in un altro appartamento entrato anch'esso nell'asse ereditaria, del quale ha ereditato il 25%, per lui è abitazione principale e non dovrebbe pagare la sua parte quota, io devo pagare la mia parte di IMU pari al 75% o, in analogia alla situazione precedente, non devo corrispondere alcun pagamento?

Grazie 

 

       
       
   
 
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comunicazione.esterna@50epiu.it

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RISPOSTA

Il comma 14 della Legge 208/2015 (Legge di Stabilità 2016) ha introdotto a partire dal 2016 l’esenzione dell’abitazione principale da IMU e TASI ad eccezione delle case di lusso (A/1, A/8 e A/9) che continuano ad essere soggette alle imposte. Tale modifica si riverbera anche sull’applicazione della TASI, in quanto, ai sensi dell’art. 1, comma 675, Legge n. 147/2013, la base imponibile della TASI coincide con quella dell’IMU.

Nel caso in esame, pertanto, il coniuge superstite, che gode del diritto di abitazione sulla casa familiare, non è tenuto a versare l’IMU o la TASI sul predetto immobile, nel quale è residente e continua ad abitare. Qualora non vi sia evidenza del suo diritto di abitazione nelle risultanze catastali è opportuno presentare l’apposita dichiarazione IMU.

Riguardo alla situazione dell’immobile abitato dal figlio, si segnala che la medesima Legge sopra menzionata (al comma 10) ha anche introdotto (in luogo della possibile esenzione prevista dai regolamenti comunali) la riduzione del 50% della base imponibile IMU per gli immobili (fatta eccezione per quelli classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9) concessi in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale.

Una delle condizioni necessarie per poter fruire dell’agevolazione in commento, è la registrazione del contratto di comodato, sia esso scritto o verbale. A tal fine dovrà essere utilizzato il Mod. 69 da presentare all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

Inoltre, è anche necessario che il comodante possieda un solo immobile in Italia e risieda anagraficamente e dimori abitualmente nello stesso comune in cui e' situato l'immobile concesso in comodato. Il beneficio si applica anche nel caso in cui il comodante oltre all'immobile concesso in comodato possieda nello stesso comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale, ad eccezione delle unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Il comodante, infine, deve attestare il possesso dei requisiti mediante presentazione della apposita dichiarazione IMU.

Il Dipartimento delle Finanze, con nota prot. 27267 del 9 giugno 2016 ha precisato che l’agevolazione in questione scatta anche in caso di contratti stipulati fra comproprietari (genitore e figlio).

Si ricorda che qualora il contratto di comodato su beni immobili sia redatto in forma scritta, lo stesso è soggetto, oltre all’imposta di bollo, a registrazione in termine fisso, con l'applicazione dell'imposta di registro in misura fissa pari a 200 euro. La registrazione deve essere effettuata entro 20 giorni dalla data dell'atto, a norma dell’art. 13 del D.P.R. n. 131 del 1986. 

Per quanto concerne i contratti verbali, invece, va ricordato che l'art. 3, comma 1, del D.P.R. n. 131 del 1986, elenca quelli che devono essere sottoposti a registrazione, fra i quali non rientra il contratto di comodato che, pertanto, non è soggetto all'obbligo di registrazione. Tuttavia, si deve considerare che la legge di stabilità per l’anno 2016, nel richiedere espressamente la registrazione del contratto di comodato, ha inteso estendere tale adempimento limitatamente al godimento dell’agevolazione IMU anche a quelli verbali.

In proposito si evidenzia che la norma sopra citata non prevede un termine fisso per la registrazione del contratto verbale di comodato e che la risoluzione 1/DF del 2016 si limita ad affermare che “anche per i contratti verbali di comodato occorre avere riguardo alla data di conclusione del contratto, ai fini della decorrenza dell’agevolazione”.

Ne discende che per poter fruire della riduzione della base imponibile ai fini IMU e TASI il lettore deve senz’altro procedere quanto prima alla registrazione del comodato verbale a favore del figlio, con possibilità di fruire della riduzione della base imponibile IMU e TASI con decorrenza dalla data di conclusione del contratto indicata nel Mod. 69.

A tale riguardo, con la propria nota del 24.02.2016, l’IFEL della Fondazione ANCI ha affermato che - considerato che l’agevolazione per i comodati è subordinata non solo alla registrazione del contratto di comodato ma anche alla condizione che il comodatario abbia la residenza e la dimora abituale nell’immobile ricevuto in comodato - la residenza anagrafica può essere considerata come “data certa” che comprova la data di sottoscrizione del contratto di comodato anche nei riguardi dei terzi, fra cui il Fisco.

Egli dovrà inoltre presentare la dichiarazione IMU entro i termini previsti (30 giugno 2017).
 

Cosa c’è da sapere...

L’art. 1, comma 10, della legge n. 208 del 2015 ha inserito, nel comma 3 dell’art. 13 del D. L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, la lett. 0a) che prevede un ulteriore caso di riduzione della base imponibile dell’IMU.

In particolare, la nuova lett. 0a) stabilisce che la base imponibile dell'IMU è ridotta del 50 per cento per le unità immobiliari, fatta eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo (comodante) ai parenti in linea retta entro il primo grado, vale a dire genitori e figli (comodatari), che le utilizzano come abitazione principale.

La stessa norma prevede come ulteriori condizioni per poter beneficiare della riduzione che:

  • il contratto sia registrato;
  • il comodante possieda un solo immobile in Italia;
  • il comodante risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l'immobile concesso in comodato.

Il beneficio si applica anche nel caso in cui il comodante, oltre all'immobile concesso in comodato, possieda nello stesso comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale, ad eccezione sempre delle unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

Gli esperti di 50&PiùCaaf che rispondono alle vostre domande sono: Marco Chiudioni, Stefania De Agrò, Ada Martino, Romeo Melucci, Giuseppe Russo.


Questa rubrica, curata dai nostri esperti fiscali, risponde al quesito più significativo e di interesse generale pervenuto nel corso della settimana. Se hai una domanda fiscale scrivi
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