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LONGEVITA’: welfare a rischio
ll Fondo Monetario Internazionale lancia l’allarme longevità: l’allungamento della vita media rischia di far saltare tutte le previsioni per le spese della previdenza e l’assistenza sociale.

La longevità progressiva della popolazione mondiale rappresenta un serio rischio per la sostenibilità dei bilanci pubblici  a causa dell'incremento delle spese pensionistiche. Lo sottolinea il Fondo monetario internazionale nel quarto capitolo del Global Financial Stability Report, lanciando un appello ad agire ora con le riforme perché "il rischio longevità è già alle porte e più viene ritardata una efficace azione correttiva, più sarà difficile affrontarla".

Viviamo più anni: basti pensare che nel 1950 l’aspettativa media della vita nel mondo era di 48 anni, mentre nel 2010 è salita a 70. Meglio ancora va in Europa e nei paesi più sviluppati, dove è passata dai 40 anni del 1750 agli 80 di oggi. Ora questa situazione dal punto di vista finanziario può avere conseguenze molto ampie.

Più 50% l’aumento della spesa

Secondo il Fondo Monetario Internazionale se la durata della vita entro il 2050 dovesse aumentare di 3 anni in più rispetto a quanto previsto oggi «il già ampio costo dell'invecchiamento aumenterebbe del 50%». La società avrebbe, quindi, bisogno di risorse aggiuntive pari all'1 o al 2 per cento del Pil.

Se tale "problema" di longevità - spiega l'Fmi - fosse accaduto oggi e la società volesse continuare a garantire queste extra-risorse per i prossimi quaranta anni, le economie avanzate avrebbero dovuto mettere da parte il 50 per cento del Pil realizzato nel 2010 e le economie emergenti il 25 per cento, per alcune decine di migliaia di miliardi di dollari".

Le  possibili soluzioni
L’istituzione di Washington raccomanda di affrontare la questione su più versanti: intanto i governi dovrebbero prendere atto di questo rischio; al momento solo pochi Paesi o enti pensionistici lo fanno adeguatamente. I rischi andrebbero  suddivisi tra persone e sistemi pensionistici mentre «si potrebbero usare i mercati per trasferire questi rischi» dai piani previdenziali a sistemi più idonei a gestirli.

Secondo l’istituto di Washington, inoltre, «una riforma essenziale» sia quella di procedere ad «un aumento dell'età pensionabile in parallelo all'aumento delle speranze di vita». Nel caso in cui non sia possibile agire su questo versante bisogna permettere «flessibilità sulle prestazioni» agli enti pensionistici: «Dove non si possono alzare contributi o età pensionabili, le prestazioni potrebbero dover essere abbassate» dichiara l'Istituto.

Le misure adottate
L’Italia è tra quei Paesi che «hanno compiuto passi per limitare la loro esposizione al rischio longevità» (per conoscere le novità della riforma pensionistica clicca qui). Alcuni governi – come Finlandia, Germania, Giappone e Portogallo – lo hanno fatto collegando l'aumento medio della vita ai benefici previdenziali.  Altri – come Danimarca, Francia e Italia – hanno trasferito alcuni dei rischi della longevità sugli individui, legando le aspettative di vita all'età della pensione, dice il rapporto. Nessun Paese però è al riparo anche perché al problema della sostenibilità dei sistemi pensionistici c’è anche la scarsità degli investimenti finanziari sicuri.

Ricchezza e investimenti
A preoccupare il Fondo Monetario internazionale c’è anche la continua restrizione del numero di attività finanziarie ritenute sicure, oramai soprattutto limitata ai titoli di stato di maggiore qualità (come quelli tedeschi) di cui c'è una crescente domanda. Questa situazione può avere implicazioni negative sulla stabilità del sistema finanziario a livello globale», si legge nel rapporto. «L'eccesso di domanda per attività finanziarie ritenute sicure può aumentare i picchi di volatilità di breve termine e portare potenzialmente alla creazione di nuove bolle», spiega il rapporto.

Le famiglie italiane sono le quinte al mondo per ricchezza finanziaria in rapporto al Pil nominale con il 234% (calcolata su fondi pensioni, contributi pensionistici, assicurazioni e tutte le altre attività finanziarie), davanti a Francia, con il 197 per cento e Australia, con il 190 per cento del Pil. Meglio solo Stati Uniti (339 per cento), Giappone (309 per cento), Regno Unito (296 per cento) e Canada (286 per cento).
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