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Riforma del LAVORO al  Senato
Una Riforma del lavoro che arriva in un momento sociale ed economico delicatissimo. Nei 3 anni di crisi i giovani hanno perso un milione di posti di lavoro. Aumenta l’occupazione per il over 55, ma solo grazie all’allungamento dei tempi per l’accesso alla pensione. Il punto sul nuovo ddl che prevede anche incentivi all’assunzione degli over 50 disoccupati da più di 12 mesi.

Dopo la firma del presidente Giorgio Napolitano, il disegno di legge (ddl) sulla Riforma del mercato del lavoro inizia domani il suo iter parlamentare al Senato. La Riforma rivoluziona il sistema degli ammortizzatori sociali, revisiona l’articolo 18, punta sui contratti a tempo indeterminato e penalizza quelli a termine.  L'arrivo del testo svela anche i dettagli sulla copertura finanziaria della riforma:  1,7 miliardi per il 2013 e oltre due miliardi per gli anni successivi (2.225 milioni a regime nel 2021) risorse che saranno finanziate attraverso il taglio di alcune deduzioni e detrazioni a partire da quelle sulle locazioni per i proprietari che non applicano la cedolare secca, riduzione di spesa di Inail e Inps.

La riforma approda in Senato proprio in un periodo in cui il mercato del lavoro è in grande sofferenza. Secondo i dati annunciati dall’Istat,  nel 2011 i giovani occupati, tra i 15 e i 34 anni, sono diminuiti di oltre un milione di unità rispetto al 2008, passando da 7,1 milioni a 6 milioni e 56.000 nel 2011. A pagare lo scotto più alto della crisi sono stati i giovanissimi (15-24 anni) con oltre 300mila posti di lavoro persi.

Crescono del 15%, invece, gli occupati over 55. Non certo per politiche di incentivi all’occupazione ma semplicemente per i nuovi requisiti anagrafici e contributivi che spostano in avanti l’accesso alla pensione.

La Riforma, così come approdata in Senato, sta riscuotendo una serie di critiche anche molto dure dalle parti sociali. Le imprese fanno quadrato. Dopo la levata di scudi contro il nuovo testo elaborato dal governo, in particolare contro il reintegro in caso di licenziamento per motivi economici, Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia, Ania, e le altre organizzazioni imprenditoriali, si sono date appuntamento mercoledì per fare il punto e decidere la strategia da seguire durante l'iter parlamentare del ddl.

La riforma del lavoro targata Fornero non piace nemmeno ai Sindacati. La Uil prevede 200mila licenziamenti nei prossimi mesi, la CGIL plaude alla nuova versione sull’articolo 18, ma considera le misure del governo deludenti perché non favoriscono l’occupazione giovanile. Il segretario CGIL, Susanna Camusso, ha fatto notare che rimangono sostanzialmente  le 46 tipologie di contratto e che la riforma degli ammortizzatori sociali tutela gli stessi lavoratori di prima.

I punti salienti della riforma secondo l’ultima versione presentata in Senato.

L’articolo 18
La revisione dell’articolo 18 prevede: reintegro in caso di licenziamento discriminatorio, con estensione della tutela anche alle aziende con meno di 15 dipendenti; 2) indennizzo da 12 a 24 mensilità per i licenziamenti economici (in caso di “manifesta infondatezza” o meglio, come suggerisce il premier Mario Monti, per “manifesta insussistenza” del licenziamento per motivi economici il giudice può stabilire il reintegro); 3) scelta del giudice tra indennizzo (12/24 mesi) e reintegro (quest’ultimo solo nei casi più gravi) per quelli disciplinari. In sintesi, il giudice interviene nei “licenziamenti ingiustificati di carattere discriminatorio”. Prima del licenziamento, inoltre, il datore di lavoro avrà l’obbligo di comunicarne l’intenzione, i motivi e le “eventuali” misure di assistenza alla ricollocazione. I dipendenti del comparto statale resteranno al di fuori di tutte queste applicazioni, sebbene sia stata annunciata a breve una riforma dell’assetto lavorativo nel comparto della Pubblica Amministrazione.

 I nuovi ammortizzatori sociali

Saranno  1,8 miliardi di euro: è questa la cifra necessaria per permettere nei prossimi anni l’avvio ed il completamento della Riforma. Inizialmente il nuovo sistema doveva entrare a regime nel 2015, poi l’opposizione dei sindacati ha spostato di due anni il termine di applicazione. La nuova Riforma non prevede indennità di disoccupazione o di mobilità: il Governo ha scommesso sull’Aspi, un sussidio di disoccupazione universale. Sparisce anche l’indennità di mobilità, erogata nei licenziamenti collettivi delle aziende industriali con più di 15 dipendenti, ma già i sindacati dal canto loro hanno proposto il suo mantenimento almeno per coloro che perdono il lavoro dopo i 60 anni, una sorta di scivolo verso la pensione. L’uso della Cassa integrazione straordinaria viene limitato stralciando la cessazione di attività come causale, ma estendendola comunque alle imprese del commercio tra i 50 e i 200 dipendenti, alle agenzie di viaggio sopra i 50 e alle imprese di vigilanza sopra i 15. E per le aziende che non possono usufruirne è in arrivo un fondo di solidarietà, la cui contribuzione sarà per 2/3 a carico del datore di lavoro e per il rimanente terzo del lavoratore.

Contratti a termine: la stretta
Restando preminente nella filosofia del Governo il progetto di rafforzare la diffusione del contratto a tempo indeterminato, quello a termine è stato penalizzato con un contributo aggiuntivo dell’1,4% - da sommare all’1,3% attuale e recuperabile fino ad un massimo di 6 mesi in caso di stabilizzazione - che le aziende dovranno versare per il finanziamento dell’Aspi. I contratti a termine, inoltre, non prevedono proroghe oltre i 36 mesi. Inoltre, il periodo di intervallo fra un contratto a termine e un altro è stato portato da 10 a 60 giorni per quelli che durano meno di 6 mesi e da 20 a 90 giorni per quelli che durano di più. Solo i contratti stagionali o sostitutivi non vengono inclusi in questa dinamica “dissuasoria”, distinzione che ha fatto tirare un sospiro di sollievo ad artigiani e commercianti, ovviamente preoccupati delle eventuali ricadute sui costi del lavoro. Parere positivo anche da parte di Confcommercio - Rete Imprese per l’Italia.

Partite IVA
Dato l’aumento delle partite Iva soprattutto tra i giovani (+22% a gennaio), il Governo ha dichiarato guerra ai contratti atipici che nascondono lavori subordinati. L’Italia risulta in cima alla classifica europea per lavoratori in proprio senza dipendenti: 1,4 milioni sotto i 40 anni, cioè il 15% degli occupati. L’abuso viene individuato tramite tre parametri di riferimento: durata della collaborazione superiore a 6 mesi in un anno, ricavi oltre il 75% sul totale dei corrispettivi, postazione fissa nella sede istituzionale del committente. Le norme saranno molto più severe, a cominciare dall’obbligo di assunzione per i datori di lavoro che riscontrino queste tre situazioni, anche disgiunte. Ma anche le altre forme contrattuali verranno verificate, e cioè stage (standard minimi di uniformità sul territorio nazionale), associazione in partecipazione (stipulabili solo tra familiari di primo grado o coniugi), contratti a tempo determinato e d’inserimento, part-time (in alcune condizioni il lavoratore potrà richiedere l’eliminazione delle clausole di elasticità sull’orario d’impiego), a chiamata, co.co.pro., a progetto (sarà più stringente la definizione del progetto e verranno eliminate alcune categorie di definizione - se il progetto non c’è, il contratto diventa a tempo determinato - e sarà più alta l’aliquota per la gestione separata Inps al 33% nel 2018), lavoro accessorio e apprendistato (un meccanismo legherà l’assunzione di nuovi apprendisti alla stabilizzazione del 50% di quelli assunti nell’ultimo triennio), tirocini e voucher (operatività sottoposta a regime orario). In tal modo si difende solo quella flessibilità utile ad affrontare fluttuazioni economiche e riorganizzazioni aziendali.

Incentivi assunzioni per gli over 50

L’articolo 53Incentivi all’occupazione per i lavoratori anziani e le donne nelle aree svantaggiate” prevede che in relazione ad assunzioni effettuate dal 1° gennaio 2013, con contratto di lavoro dipendente, a tempo determinato, in somministrazione, che riguardino lavoratori di età non inferiore a 50 anni, disoccupati da oltre 12 mesi, viene riconosciuta la riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro, per una durata di 12 mesi. Nell’ipotesi in cui l’iniziale contratto di assunzione sia trasformato a tempo indeterminato, la riduzione si prolunga fino a 18 mesi successivi la data di assunzione. Analogo prolungamento è riconosciuto quando l’assunzione sia fin dall’inizio effettuata a tempo indeterminato.
L’articolo prevede che le agevolazioni siano previste anche, nel rispetto del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione europea, del 6 agosto 2008, per le assunzioni di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali comunitari e nelle aree svantaggiate annualmente individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nonché alle assunzioni di donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti.

L’Aspi

L’assicurazione Sociale per l’Impiego sosterrà il reddito dei lavoratori che perdono il posto. Possono usufruirne tutti i lavoratori (dipendenti, apprendisti e persino artisti) purché abbiano maturato due anni di anzianità assicurativa e nell’ultimo biennio abbiano lavorato almeno 52 settimane. L’assegno coprirà al massimo un tetto di 1.119 euro lordi al mese, sarà calcolato sul 75% massimo della precedente retribuzione con un calo del 15% ogni sei mesi. È prevista una fase in cui si passerà dagli attuali 8 a 12 mesi di copertura, mentre sarà già di 12 mesi per i lavoratori fino a 54 anni di età e di 18 mesi per gli over 55. Il datore di lavoro, dopo il licenziamento, dovrà poi versare all’Inps mezza mensilità ogni 12 mensilità di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.

I lavoratori temporanei
L’Aspi sostituirà anche l’indennità di disoccupazione per i lavoratori temporanei, una sorta di mini-Aspi con criteri di accesso diversi: saranno necessarie almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi (mobili), rispetto agli attuali 78 giorni di lavoro con minimo 2 anni di anzianità assicurativa. L’assicurazione sarà pagata nel periodo di disoccupazione e non l’anno successivo come accade ora.

E i lavoratori over 58?
I nuovi ammortizzatori sociali e la recente riforma pensionistica potrebbero creare loro notevoli difficoltà. Un’azienda in crisi porrebbe per primi proprio loro nella lista degli esuberi e, scomparsa l’indennità di mobilità, resterebbero coperti per un periodo di appena 18 mesi che difficilmente li condurrebbe alla pensione. La Riforma prevede che in caso di esodo concordato di lavoratori anziani cui mancassero 4 anni al pensionamento, la loro tutela verrebbe garantita da un’indennità i cui costi sarebbero a carico dei datori di lavoro.

Copertura finanziaria: Tasse e tagli
La copertura finanziaria della Riforma è stata individuata dal Governo con la riduzione delle deduzioni sulle auto aziendali, il taglio da 15 a 5% dello sconto forfait previsto per chi dichiara con l'Irpef i redditi derivanti dalla locazione di immobili (non tocca a chi applica la cedolare secca). Viene inoltre aumentata di due euro la tassa di imbarco aereo e ridotta la deduzione sulla tassa al servizio sanitario nazionale, pari al 10,5%, che si applica sulle assicurazioni Rc auto.

L’inps e l’inail dovranno ridurre le loro spese di funzionamento a partire dal 2013 per  rispettivamente  72 e 18 milioni di euro. Riduzione di spesa pari a 10 milioni di euro  per l’Amministrazione  autonoma dei Monopoli di Stato.


In allegato il testo del Disegno di legge.
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