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Le pensioni vanno ADEGUATE

Negli ultimi 15 anni il potere di acquisto delle pensioni è diminuito del 30%. Tra le cause, un prelievo fiscale pesante e punitivo al confronto con gli altri Paesi dell'Unione europea. La ricerca Cer e le proposte di 50&Più e Cupla

di Gianni Tel, 50&Più


Il grido di allarme lanciato già da qualche anno alle attuali forze politiche dall'Associazione 50&Più insieme al Cupla (Comitato Unitario Pensionati Lavoro Autonomo) è contenuto in una seconda ricerca commissionata al Cer (Centro Europa Ricerche). Questa nuova indagine, che verrà prossimamente presentata alla stampa e al pubblico, offre ulteriori spunti di grande attualità e costituisce una importante base di riflessione e di proposte. Il blocco delle pensioni con la restituzione assai parziale (meno del 12% del totale), il mancato adeguamento del costo della vita, il repentino innalzamento dell’età pensionabile per le donne, i requisiti di contribuzione per la pensione anticipata ed il progressivo inasprimento della tassazione restano la parte più grave, iniqua e dolorosa introdotta dal legislatore in questi ultimi anni.

Questi provvedimenti stanno comportando un duro sacrificio per tutti i pensionati e pensionandi: è giunto il momento di cambiare rotta ed è sbagliato contrapporre lo Stato sociale alla crescita economica. Anzi, è proprio lo Stato sociale quel motore di sviluppo e di slancio che potrebbe far ripartire il nostro Paese. Gli anziani hanno maggiormente pagato gli effetti della crisi e la ripresa resta lenta se la parte meno agiata, e più numerosa, dei cittadini non ha capacità di spesa. I loro trattamenti pensionistici hanno perso progressivamente valore rispetto al reale costo della vita (anche a causa dei blocchi della rivalutazione automatica e deflazione) e i loro redditi hanno scontato il peso di un fisco più aggressivo a livello locale.

Ma anche l’aumento dei costi per la sanità – a cui come è noto gli anziani sono costretti a ricorrere più ampiamente rispetto ad altre fasce di cittadini – la diminuita disponibilità di prestazioni sociali da parte delle amministrazioni locali e l’aumento dei servizi pubblici, ne hanno eroso le disponibilità economiche spingendoli sempre più ai margini della società. In estrema sintesi sono queste le proposte che si avanzano.


Pensioni basse e povertà


In Italia la metà dei pensionati, circa 7,4 milioni il 44% del totale, vivono in una condizione di semipovertà in quanto hanno redditi da pensione per un importo mensile inferiore a 1.000 euro lordi. Tra queste, sono circa 2,2 milioni le pensioni erogate dall’Inps non superiori al livello minimo che è di 502 euro mensili. Si pone, quindi, da una parte la necessità di un adeguamento dell’importo minimo alleviando le condizioni di assoluta povertà in cui versa una parte importante dei pensionati e, dall’altra parte, agire sui meccanismi di rivalutazione automatica (costa della vita) e di prelievo fiscale per ridare un po’ di capacità di spesa ai pensionati. Nello specifico, per i trattamenti minimi la soluzione potrebbe essere applicare i principi della Carta Sociale Europea, adeguando gradualmente l’importo di dette prestazioni (€ 502 mensili per il 2016) – come esorta il Comitato Europeo dei diritti sociali – al 40% del reddito medio nazionale equivalente (circa € 650 mensili).


Potere di acquisto delle pensioni

Il potere di acquisto delle pensioni ha subito negli ultimi 15 anni una diminuzione del 30%. I dati della ricerca del Cer evidenziano che alla perdita di potere delle pensioni, in misura crescente in funzione dell’importo, si somma anche l’effetto del prelievo fiscale. Si avverte, quindi, la necessità assoluta di un meccanismo più specifico di rivalutazione automatica delle pensioni che sia più adatto a rilevare l’inflazione effettivamente subita dalle famiglie e che rifletta maggiormente le caratteristiche del paniere dei pensionati, in cui sia adeguatamente ampio il peso dei beni alimentari, energetici e dei servizi sanitari e spese per la salute. Inoltre, andrebbe utilizzato l’indice dei prezzi armonizzato per tutti i Paesi Europei (IPCA), abbandonando l’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati (FOI), che negli ultimi quindici anni (vedi grafico) ha registrato una minore inflazione cumulata pari al 4% rispetto all’IPCA.



Fonte: Centro Europa Ricerche

N.B. In particolare, l’ISTAT produce tre diversi indici dei prezzi al consumo:
- per l’intera collettività nazionale (NIC)

- per le famiglie di operari e impiegati (FOI)

- l’indice armonizzato europeo (IPC


Riequilibrio della pressione fiscale

 

Oltre alla riduzione del cuneo fiscale già prevista solo per i lavoratori dipendenti, che con una retribuzione mensile di 1.500 euro hanno recuperato 80 euro mensili in più, è necessario ridurre la pressione fiscale anche ai pensionati. Limitare l’intervento ai soli lavoratori dipendenti resta una misura ingiusta e assolutamente non in linea con l’obiettivo dichiarato dall’Esecutivo di sostegno sociale e di rilancio dei consumi.

 

Con l’ultima legge di stabilità l’allineamento delle detrazioni (No Tax Area) dei pensionati a quella dei dipendenti è stato molto parziale. Per un pensionato di almeno 75 anni il risparmio fiscale massimo è pari a € 114 annui in corrispondenza di un reddito pari a € 8.000, poi decresce fino ad annullarsi per redditi pari o superiori a € 15.000.

 

Se poi si guarda al periodo 2011-16 le pensioni basse e medio basse (fino a 4 volte il minimo Inps) hanno registrato, al netto del prelievo fiscale, una perdita del potere di acquisto tra il 3% e il 9%, una caduta del reddito reale da attribuire totalmente alla politica fiscale e, in particolare, al mancato recupero del drenaggio fiscale e all’aggravio delle addizionali regionali e comunali.

 

Su questo versante fiscale è necessario essere più incisivi rispetto al timido allineamento delle detrazioni di base dei pensionati realizzato quest’anno. Per i redditi medio-bassi (tra 8 e 26.000 euro) la persistente disparità delle detrazioni e l’esclusione dei pensionati dal Bonus IRPEF (€ 80 mensili) causano un maggior onere medio sulle pensioni pari al 5,7 %. Un pensionato con un reddito di € 15.000 viene gravato di un’imposta personale di oltre € 100 al mese rispetto a un dipendente di pari reddito.

 

D’altronde il trattamento fiscale dei nostri pensionati risulta pesante e punitivo rispetto a quanto avviene nel resto dell’Europa. Il confronto in pratica non esiste: su una pensione, ad esempio, pari a 1.5 volte il trattamento minimo (9.750 euro lorde annue) il pensionato italiano paga le imposte (che decurtano di oltre il 9% la sua pensione), mentre altrove (Germania, Francia, Spagna e Regno Unito) non è previsto alcun prelievo.

C’è da considerare, poi, che la Corte dei Conti ha recentemente evidenziato che, nel nostro Paese, già con le riforme del 2007 (Damiano) e 2011 (Fornero) è previsto un risparmio previdenziale di oltre 30 miliardi di euro l’anno e per

almeno 15 anni.

Occorre dunque ridurre la pressione fiscale anche sui pensionati privilegiando le fasce basse di reddito. In aggiunta sarebbe opportuno diminuire il peso degli adempimenti a carico dei contribuenti, accelerare la messa in campo di nuovi strumenti per colpire l’evasione e l’elusione fiscale, gli sprechi di spesa, la corruzione e le tante ruberie, l’economia criminale e mafiosa.

 

LE RICHIESTE AL GOVERNO: ripartizioni eque e nuove ricchezze

È tempo, ed è urgente adesso, che cessi l’insensibilità politica e si spenda grande attenzione per i nostri anziani, visto che quote sempre più estese stanno scivolando verso una condizione di preoccupazione, scoraggiamento e di povertà inaccettabile.

E’ giunto il momento che i grandi decisori politici e i media smettano di sottolineare proposte che rischiano di generare inutili contrasti sociali – tra percettori di pensioni medio alte e percettori di pensioni minime, tra giovani ed anziani, tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi – facendo così diventare centrale il tema “dove tagliare” anziché quello del “come alimentare la crescita”.

Oggi, una cosa deve essere chiara a tutti. I pensionati italiani hanno abbondantemente già dato, l’impegno richiesto all’attuale Governo è quello di legiferare con grande equità e giustizia nella ripartizione dei sacrifici. E’ importante porsi ben altri obiettivi: non più politiche pseudo-distributive ma è necessario creare nuove ricchezze, altrimenti non ci sarà più nulla da distribuire

 





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