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E' possibile trasferire le detrazioni per le spese di ristrutturazione se uno dei coniugi non ha più capienza fiscale?

E' possibile trasferire le detrazioni per le spese di ristrutturazione se uno dei coniugi non ha più capienza fiscale?

Risposta a cura di 50&PiùCaaf


DOMANDA 

Per gli anni d’imposta 2015 e 2016 la detrazione Irpef per le spese di ristrutturazione è stata indicata dal coniuge convivente che ha sostenuto le spese e quindi risulta destinatario delle relative fatture ed ha provveduto al pagamento con bonifico.
Dal 2016 è possibile che del beneficio fiscale possa usufruire la moglie che è l'effettiva proprietaria dell'immobile, poiché il marito non dovrebbe avere capienza fiscale.

Grazie


       
       
   
 
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di 50&Più Caaf, invia una mail a:
comunicazione.esterna@50epiu.it

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RISPOSTA

La misura di ripartizione delle spese di recupero edilizio effettivamente sostenute dal marito in qualità di “familiare convivente” del possessore o detentore dell’immobile sul quale vengono effettuati i lavori agevolati, non può essere modificata in quanto la fattispecie di poter trasferire al coniuge le quote residue per sopraggiunta incapienza, come quella prospettata nel quesito, non è prevista dalla vigente normativa.

Le casistiche ove le quote della detrazione non utilizzate possono essere trasferite ad altri soggetti, sono illustrate a pag. 53 delle istruzioni alla compilazione del mod. 730/2016 e riguardano esclusivamente il caso della vendita o di donazione dell’immobile ed il caso di morte del titolare.


Cosa c’è da sapere...


I casi in cui è possibile trasferire le detrazioni fiscali residue:


Vendita immobile o donazione:

dal 17 settembre 2011, per esplicita previsione normativa (art. 2 commi 12 bis e 12 ter, del Dl 138/2011), in caso di vendita dell’unità immobiliare, le detrazioni non utilizzate in tutto o in parte possono essere ancora fruite dal venditore oppure possono essere attribuite all’acquirente. Pertanto, sarà deciso in sede contrattuale a chi residuerà il diritto alla detrazione. La norma, a regime dal 2012, prevede che per conservare la detrazione in capo al venditore dell’immobile è necessaria un esplicita indicazione nell’atto di vendita (art.16 – bis, comma 8, Tuir) altrimenti la detrazione residua passa all’acquirente. Tali regole si applicano anche ai passaggi gratuiti come le permute e le donazioni (circolare dell’Agenzia delle Entrate n.25/E del 2012)


Trasferimento mortis causa:

ai sensi del comma 5, art.2 della legge n.289 del 2002 viene stabilito che nell’ipotesi di trasferimento mortis causa dell’unità abitativa oggetto di ristrutturazione il beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conserva la detenzione materiale e diretta del bene. Resta fermo che qualora la detenzione dell’immobile venga esercitata congiuntamente da più eredi la detrazione potrà essere ripartita tra gli stessi in parti uguali. In sostanza la detrazione spetta a chi degli eredi può disporre dell’immobile a proprio piacimento quando lo desideri, a prescindere della circostanza che abbia adibito l’immobile a propria abitazione principale. A tale riguardo si precisa che se l’immobile è locato, non spetta la detrazione, in quanto l’erede proprietario non ne può disporre a proprio piacimento; nel caso di più eredi e l’immobile sia libero (a disposizione), ogni erede avrà diritto pro quota alla detrazione; nel caso di più eredi qualora uno solo abiti l’immobile, la detrazione spetta per intero a quest’ultimo, non avendone più gli altri eredi la disponibilità; nel caso in cui il coniuge superstite rinuncia all’eredità e mantiene solo il diritto di abitazione, venendo meno la condizione di erede, non può fruire delle residue quote di detrazione. In tal caso, inoltre, in presenza di altri eredi (figli) neppure questi potranno beneficiare delle quote residue in quanto non avranno la detenzione materiale del bene (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 24/E del 2004) .

La condizione della detenzione del bene deve sussistere non soltanto per l’anno di accettazione dell’eredità ma anche per ciascun anno per il quale si vuole fruire delle residue rate di detrazione. Se, per esempio, l’erede che deteneva direttamente l’immobile ereditato successivamente concede in comodato o in locazione l’immobile stesso, non potrà fruire delle rate di detrazione di competenza degli anni in cui non ha più la detenzione materiale e diretta del bene. Potrà beneficiare delle eventuali rate residue di competenza degli anni successivi al termine del contratto di comodato o di locazione (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 17/E del 24 aprile 2015).


Trasferimento dell’inquilino o del comodatario:

la cessazione dello stato di locazione o comodato non fa venire meno il diritto alla detrazione in capo all’inquilino o al comodatario che hanno eseguito gli interventi oggetto della detrazione, i quali continueranno quindi a fruirne fino alla conclusione del periodo di godimento.

 

Gli esperti di 50&PiùCaaf che rispondono alle vostre domande sono: Marco Chiudioni, Stefania De Agrò, Ada Martino, Romeo Melucci, Giuseppe Russo.


Questa rubrica, curata dai nostri esperti fiscali, risponde al quesito più significativo e di interesse generale pervenuto nel corso della settimana. Se hai una domanda fiscale scrivi
a: comunicazione.esterna@50epiu.it.

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