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Italiani sempre più LONGEVI


Un Paese che invecchia, 157 anziani ogni 100 giovani, e in buono stato di salute. Italiani sedentari ma che tornano al museo.
I dati dell'Annuario Statistico 2015.


Italia, il Paese della popolazione longeva, dei proprietari di casa e del mutuo, del dilemma della disoccupazione giovanile, delle vecchie abitudini, della fedeltà all'automobile e alla televisione. Italiani che rimangono sedentari ma che riscoprono i musei. Questi alcuni degli elementi che emergono dall'Annuario statistico 2015 dell'Istat che fa il punto sui diversi aspetti che caratterizzano il nostro Paese. Eccone alcuni.


ITALIA LONGEVA

Prosegue nel 2014 l’incremento della speranza di vita alla nascita: per gli uomini da 79,8 del 2013 a 80,2 anni e per le donne da 84,6 a 84,9. All’interno dell’Unione europea solo Svezia e Spagna hanno una situazione migliore per gli uomini (80,2 anni), mentre per le donne la speranza di vita è più alta esclusivamente in Spagna (86,1), Francia (85,6) e Cipro (85,0) (dati 2013). Al 31 dicembre 2014 l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni) raggiunge il valore di 157,7% da 154,1% dell’anno precedente. Sul territorio, è la Liguria la regione con l’indice di vecchiaia più alto (242,7 anziani ogni 100 giovani) mentre quella con il valore più basso è la Campania (113,4%). Nell’Ue a 28 paesi l’Italia si conferma al secondo posto, preceduta dalla Germania che ha circa 160 anziani ogni 100 giovani.

POPOLAZIONE: POSITIVO IL SALDO MIGRATORIO

Al 31 dicembre 2014 si contano in Italia 60.795.612 residenti (29.501.590 maschi e 31.294.022 femmine), solo 13 mila in più rispetto all’inizio dell’anno. La ripartizione in cui si è registrato il maggiore incremento è il Centro (+0,2%), Sud e Isole risultano invece in calo. È il Nord-ovest l’area geografica con il maggior numero di residenti (16.138.643, 26,5% del totale). Nel 2014 diminuiscono i decessi (598.364 rispetto all’anno precedente 600.744) ed è più consistente la riduzione delle nascite (da 514.308 nel 2013 passano a 502.596 nel 2014). Il saldo migratorio porta in positivo la dinamica della popolazione. Infatti al 1° gennaio 2015 si registrano 92 mila stranieri residenti in Italia (totale circa 5 milioni), più 1,9% sull'anno precedente.

BUONO LO STATO DI SALUTE, DONNE SVANTAGGIATE

Nel 2015, il 69,9% della popolazione ha fornito un giudizio positivo del proprio stato di salute (valore stabile rispetto a un anno prima), più elevato fra gli uomini (73,4%) che fra le donne (66,5%). A parità di età, già dai 45 anni in su le donne appaiono svantaggiate: nella fascia di età 45-54 anni il 72,5% degli uomini si considera in buona salute contro il 68,6 delle coetanee ma le differenze maggiori si hanno tra i 65 e i 74 anni (44,3% contro 36,6%) e i 75 anni e oltre (29,6% contro 21,6%). Tra le regioni italiane le situazioni migliori si rilevano a Bolzano (85,8%), Trento (78,8%) e Valle d’Aosta (72,4%), la peggiore in Calabria (60,8%) e Sardegna (64,7%).

LAVORO, CRESCE L'OCCUPAZIONE OVER 50

Nel 2014, gli occupati sono stati 22 milioni 279 mila, in crescita di 88 mila unità su base annua (+0,4%). L’incremento, che riguarda sia gli uomini (31 mila unità, +0,2%), sia soprattutto le donne (57 mila unità, +0,6%), ha coinvolto esclusivamente le regioni del Centro e del Nord. Il tasso di occupazione 15-64 anni si attesta al 55,7% (+0,2 punti percentuali in un anno) - valore ampiamente al di sotto del dato medio dell’Ue28 (64,8%) - ma le dinamiche sono molto differenziate in base all’età. Il tasso di occupazione dei 55-64enni sale al 46,2% (3,5 punti percentuali in più rispetto al 2013), anche per effetto del prolungamento dell’attività lavorativa dovuto all’inasprimento dei criteri per accedere alla pensione. L’indicatore si riduce invece tra i più giovani, soprattutto tra i 15-24 e i 25-34enni, tra cui cala rispettivamente al 15,6 e 59,4% (in entrambi i casi -0,7 punti percentuali rispetto al 2013).

UNIVERSITÀ, CALA NUMERO ISCRIZIONI
Più il titolo di studio è alto e maggiore sarà la probabilità di trovare un impiego: l'occupazione passa dal 28% di chi ha solo le elementare al 75,5% dei laureati. Ma molti, una volta presa la maturità, si fermano. Cala, infatti, la quota di diplomati che proseguono gli studi accademici: decide di continuare meno della metà (49,7%).

CASA È DI PROPRIETÀ MA UNA FAMIGLIA SU 5 HA Il MUTUO
Il 71,2% delle famiglie è proprietaria dell'abitazione in cui vive, tra queste hanno un mutuo il 19,3%, quindi quasi una su cinque. Anche se la quota dei possessori scende leggermente (2014 su 2013) resta alta, almeno a confronto con il resto dell'Europa. Ecco che risulta in affitto solo il 18,7%, ma si tratta di una percentuale che varia sul territorio: nel Nord Ovest è doppia rispetto alle Isole.

4,5 MILIONI CAUSE PENDENTI, BOOM FURTI IN CASA

Il carico dell'arretrato nel settore civile, pur registrando un calo del 3,3%, costituisce un vero e proprio 'tappo' con 4 milioni e mezzo di cause da smaltire, e nel settore penale le cose non vanno meglio con l'aumento dei reati che più destano allarme sociale, come i furti in casa, o il sovraffollamento delle carceri, una piaga non ancora superata.

PIÙ DI 7 ITALIANI SU 10 PRANZANO A CASA
Il pasto veloce consumato fuori casa sembra ancora non prendere piede in Italia. Secondo l'Istat nel 2015 il pranzo costituisce ancora il pasto principale nella gran parte dei casi (67,2% della popolazione), e molto spesso (73,4%) è consumato tra le mura domestiche. Si fa sempre più largo l'abitudine a fare una colazione adeguata, non limitandosi alla tazzina di caffè. Ma l'italiano tipo non è ancora un salutista doc: solo uno su tre fa sport.

SI FERMA CADUTA LETTORI E AUMENTANO VISITE NEI MUSEI

La cultura torna di moda, tanto che nel 2014 il numero di ingessi negli istituti museali italiani è aumentato del 6,7% rispetto all'anno precedente, raggiungendo quasi 41 milioni di presenze. Soprattutto, nel 2015 si ferma la discesa dei lettori sia di giornali che di libri. Dopo anni di trend decrescente, spiega l'Istat, quest'anno è risultata stabile la percentuale dei lettori di giornali, anche se l'attività riguarda comunque meno della metà della popolazione (47,1%). Lo stesso vale per i libri, dove la quota si ferma un pochino sotto (42%).

La televisione rimane il medium più amato dagli italiani: la guarda il 92,2% della popolazione di tre anni e più (91,1% nel 2014). Il piccolo schermo attira spettatori in tutte le fasce di età, ma i più accaniti fruitori sono i giovanissimi di 6-14 anni (95,3%) e i 65-74enni (96,5%). L’ascolto della radio interessa invece il 57,9% della popolazione, in lieve crescita rispetto al 2014. I programmi radiofonici hanno le maggiori audience fra le persone di 25-44 anni (72,4).

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