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Riforma del Lavoro: TEMPI stretti
Il Governo preme: l'accordo dovrà esserci entro il 23 marzo. Anticipata al 2015 l'entrata a regime dei nuovi ammortizzatori sociali. Per lunedì prossimo è stato fissato l'incontro con il Premier Mario Monti.

Dall'incontro di ieri le Parti Sociali non si aspettavano un tale aut aut, sia il ministro del Lavoro Elsa Fornero che il Presidente del Consiglio Mario Monti hanno posto un termine alla discussione sulla riforma lavorativa entro il 23 marzo. Il fine ultimo è un accordo condiviso, sebbene l’Articolo 18 resti terreno minato.

Ammortizzatori: dove trovare la copertura?
Resta difficile mettere la parola “fine” sulla ricerca dei fondi per la copertura dei nuovi ammortizzatori sociali. Tanto per iniziare, il Governo avrebbe individuato circa due miliardi di euro, ma non è ancora chiaro da dove usciranno. Il Ministro Fornero ha sottolineato che non saranno sottratti da altri capitoli del welfare.  In realtà, ha fatto notare la leader della Cgil, Susanna Camusso, quella che si prospetta è una spalmatura dei fondi già esistenti su molti altri lavoratori. Quindi, questo non prevedrebbe nulla per i nuovi lavoratori. Con un accorciamento del periodo di transizione, la riforma degli ammortizzatori dovrebbe partire già nel 2012, arrivando a compimento nel 2015, mentre l'ipotesi precedente era al 2017.

Il riordino dei contratti
Difficile muoversi nella giungla dei contratti, siano 46 - come sostiene la Cgil - o molti meno - come ritiene Confindustria. Restano comunque troppi generando precarietà. La riforma dispone che i contratti a termine costino di più tramite l’applicazione di un’aliquota dell’1,4%, un modo per scoraggiare le imprese che dovrebbero trovare allora più conveniente ricorrere all’apprendistato, che consente nei primi tre anni di non pagare contribuzione o di pagarne pochissima (dipende dalla grandezza dell’azienda). Il lavoratore, sottoposto a tale contratto, riceverà una formazione certificata, non sarà licenziato se non per giusta causa o giustificato motivo. Alla fine, l’azienda deciderà se stabilizzarlo a tempo indeterminato o concludere il rapporto.

Quale apprendistato?
Entra in gioco la riforma varata dal governo precedente, con tre forme di apprendistato: base, professionalizzante e alta formazione. Per il suo avvio, entro il 25 aprile, le Regioni devono promulgare leggi di loro competenza. Sull’argomento le Parti Sociali sembrano d’accordo, anche se con qualche distinguo: soppressione delle associazioni in partecipazione e limitazione di co.co.pro. e voucher. Le piccole imprese, dal canto loro, sono contrarie all'aumento dei costi dei contratti a termine.

L’uso degli ammortizzatori
Per il ministro dovranno coprire universalmente i lavoratori su due livelli. Da una parte resta la Cig ordinaria a cui contribuiscono aziende e lavoratori secondo gli schemi attuali. Resta anche la Cig straordinaria, un ripensamento della Fornero dopo le insistenze delle Parti Sociali, ma con un limite: possono usarla solo le aziende che devono ristrutturare - anche pesantemente - ma che non sono destinate alla chiusura.

L’assegno di disoccupazione
Quindi, nessuno scivolo o mobilità si vede all’orizzonte, solo il ricorso all’assegno di disoccupazione condizionato da verifiche. Se il lavoratore non accetta l’impiego offertogli dalle agenzie di collocamento, rischia di perderne il sostegno. In sostanza tutto quello che è previsto anche dalla cassa in deroga dovrebbe confluire in una sorta di Inail per la disoccupazione universale.

L’assicurazione sociale
La vera novità però sarebbe l'assicurazione sociale per l’impiego applicata ai lavoratori dipendenti privati e ai lavoratori pubblici con contratto a tempo determinato. Per usufruirne sono necessari due anni di anzianità assicurativa con almeno 52 settimane lavorative accumulate in tale periodo. La sua durata sarà da 8 a 12 mesi per tutti i lavoratori salendo a 18 per chi ha più di 58 anni di età. Al disoccupato verrà versato un importo massimo di circa 1.119 euro al mese con un abbattimento del 15% dopo i primi 6 mesi e un ulteriore 15% dopo altri 6.

Licenziamenti: il capitolo più delicato
L’Articolo 18 potrebbe non essere più come ora: i tempi delle cause dovrebbero velocizzarsi, ma il diritto al reintegro per chi è stato licenziato subirà delle limitazioni. Resterebbe, per Governo e Confindustria, solo per i licenziamenti discriminatori. In tutti gli altri casi, il lavoratore riceve un indennizzo economico proporzionale all’anzianità di servizio deciso dal giudice o da un arbitro scelto tra le parti. Sembra però esserci disponibilità a rafforzare le tutele per i lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti (oggi escluse dalle tutele dell’Articolo 18).

Perplessità sindacali

Per la Cisl resta ammissibile un’uscita dal diritto al reintegro solo per i licenziamenti con motivi economici. In tal caso verrebbe versato un indennizzo come per i licenziamenti collettivi. Per la Cgil, invece, sono stati fatti solo passi indietro rispetto ai precedenti incontri: l’Articolo non va toccato, ma vanno stabilite norme per accelerare i processi sui licenziamenti, aprendo forse al ricorso all’arbitro.

Il prossimo lunedì è previsto un incontro con il Premier Mario Monti.
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