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Assistente familiare CERCASI

 

Un lavoro delicato, non per tutti e soprattutto al femminile. Chi sono le “badanti” di oggi e come vengono formate.

Tratto dalla rivista 50&Più, numero di giugno

di Luisella Berti

«Non chiamiamole “badanti” termine che deriva da “badare”. Colui o colei che bada, che controlla, che sorveglia. Parliamo invece di assistenti familiari, persone che assistono, non che controllano. Familiari, perché lavorano all’interno di una famiglia assumendo così un ruolo di vicinanza», sottolinea Mauro Cauzer, psicoterapeuta, portavoce dell’Aris (Associazione Ricerca Interventi Studi sull’Invecchiamento). “Badante”, ormai parte del linguaggio comune, forse non rende giustizia ad un ruolo ormai fondamentale all’interno del sistema sociale e familiare italiano. Chi assisterebbe a domicilio coloro che si trovano in una condizione di fragilità, nella stragrande maggioranza dei casi anziani non autosufficienti? Un ruolo che diventerà ancora più preponderante non solo per i tagli al welfare pubblico, ma anche per il futuro demografico che ci aspetta: quello di un Paese dal continuo e progressivo invecchiamento della popolazione.

«Ci sono due dati che mettono ben in evidenza l’importanza del ruolo dell’assistente familiare», spiega Giselda Rusmini, sociologa, ricercatrice all’Irs (Istituto per la Ricerca Sociale) e coordinatrice della redazione www.qualificare.info

«Secondo i dati Inps nel 2013 nell’ambito del lavoro domestico gli occupati in qualità di “badanti” erano 361.517. Ma si tratta di un dato che sottostima la realtà del fenomeno, vista l’ampia fetta di lavoro in nero. Secondo le nostre stime gli assistenti familiari, regolari e non, sono almeno 830mila, ben più dei dipendenti delle Asl che in Italia sono 646mila».

A partire dalla fine degli Anni ’90 gli addetti all’assistenza familiare domestica hanno registrato crescite vertiginose seppur negli ultimi anni, a causa della crisi economica, si è assistito a un rallentamento almeno del lavoro regolare. Altro dato interessante e che riflette la crisi occupazionale è che non sono più soltanto le donne straniere, comunitarie (polacche, romene) o extracomunitarie (indiane, ucraine, ecuadoriane) a prendersi cura dei nostri anziani, ma c’è un ritorno delle donne italiane. Nel 2004, secondo dati Inps, erano 1.115 e nel 2013 ben 55.402. Complessivamente il lavoro di assistente familiare rimane prettamente femminile (gli uomini nel 2004 erano 2.727, nel 2013 32.000). Tra le donne prevale la fascia d’età dai 50 ai 54 anni, segue quella dai 45 ai 49 e dai 55 ai 59 anni. Donne quindi mature, nate negli anni d’oro del baby boom. E per dirla tutta, oltre a non chiamarle/li “badante”, sfatiamo pure il mito che si tratti di un fenomeno tutto italiano. «Esiste nei Paesi dell’area mediterranea - dice Rusmini -, dove per tradizione il servizio di cura è lasciato alle famiglie, nei Paesi scandinavi è meno presente perché l’assistenza è più strutturata».

Riguardo al rapporto di lavoro è regolato dalla Legge n. 339 del 1958 che tutela il lavoro domestico e dal contratto collettivo nazionale. «Attualmente - spiega Rusmini - non c’è nessun requisito per lavorare come assistente familiare, perché di fatto non è richiesta una qualifica particolare». Qualche passo in avanti però è stato fatto.

«In questi anni molte regioni hanno definito degli standard formativi per assistenti familiari. Ad oggi contiamo 14 regioni (tra le quali Lombardia, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Veneto, ndr) con percorsi formativi tra le 100 e le 400 ore. A volte sono organizzati in maniera modulare per facilitare la partecipazione dell’assistente familiare che, per la difficoltà di disporre del tempo necessario, può frequentare inizialmente un modulo formativo e poi più avanti un altro. La tendenza è quindi verso percorsi sempre più modulari e a volte anche a distanza (on-line). Per esempio, la regione Emilia Romagna sta andando verso questa direzione. Mentre c’è una sperimentazione molto interessante in Provincia di La Spezia, con un percorso di formazione personalizzato basato sui bisogni formativi specifici dell’assistente familiare. Da un punto di vista qualitativo il servizio fornito dall’assistente familiare si è elevato negli anni».

Da una ricerca della Fondazione Zancan una delle problematiche segnalate dagli anziani sul servizio fornito dalle “badanti” riguarda la mancanza di un buon rapporto personale, e al tempo stesso le operatrici lamentavano la difficoltà di relazionarsi con l’anziano, oltre che dell’eccessivo carico di lavoro. Proprio sull’aspetto relazionale la 50&Più di Trieste e l’associazione Aris hanno realizzato un corso per assistenti familiari in cui, oltre agli incontri dedicati alla vestizione e all’igiene, alle malattie senili piuttosto che all’alimentazione, tra i temi trattati c’era anche la psicologia e la relazione con l’anziano. Il percorso formativo si è tenuto da gennaio ad aprile 2015, con possibilità di replica a partire da settembre.

«La qualità della relazione che si instaura tra l’anziano e l’assistente familiare è un fattore estremamente importante», dichiara Mauro Cauzer, psicoterapeuta, che ha tenuto gli incontri. L’anziano che ha bisogno di un’assistente non è molto autonomo, anzi è piuttosto fragile e di conseguenza esce molto poco da casa, ha pochi contatti con il mondo esterno e dunque il suo universo è molto limitato. Tutto ciò che avviene in questo piccolo mondo assume una dimensione enorme. Ecco perché qualsiasi gesto, qualsiasi mimica e modo di fare dell’assistente familiare diventano fondamentali. Con il nostro corso - prosegue - volevamo insegnare più un saper essere che un saper fare, che pure è necessario».

L’assistente familiare deve imparare a mettersi in relazione con l’anziano, facendo ricorso alla propria sensibilità e all’empatia. «Prima di tutto - prosegue Cauzer - ci vuole rispetto per la persona anziana, rispetto per le sue fragilità, per la sua storia. Consigliamo all’assistente familiare di rivolgersi all’anziano non dando del tu, ma del lei. Il calore umano non necessariamente si esplica in abbracci o baci, ma nelle premure, nella cortesia, nella cura della persona che deve essere data in modo professionale e dunque accurato». Un corso pensato non solo in funzione e a difesa dell’anziano, ma anche dell’assistente familiare. Una figura che può anche essere rifiutata in assenza di un rapporto di fiducia. «Se nasce una buona relazione con l’anziano, l’operatore può lavorare con più entusiasmo e meno fatica».

Le famiglie che hanno bisogno di un assistente famigliare a chi possono rivolgersi? «Sono nati negli anni parecchi sportelli - spiega Rusmini - per l’incontro di domanda e offerta del lavoro privato di cura. Quindi, il primo passo è quello di informarsi se nella propria città c’è uno sportello pubblico dedicato. Lo sportello fornisce un elenco di assistenti familiari selezionate attraverso la verifica dell’esperienza lavorativa, i documenti di soggiorno se assistenti straniere, e nelle regioni dove è previsto un modello formativo regionale viene rilevata anche la partecipazione ai corsi di formazione. Poi, sulla base delle esigenze della famiglia viene fornita una rosa di nominativi, la famiglia incontrerà i candidati, ne sceglierà uno per un periodo di prova e se tutto va bene si proseguirà nel rapporto di lavoro».

Uno sportello informativo non sempre è sufficiente. C’è bisogno di una maggiore integrazione di servizi tra il pubblico e il privato sociale. «Secondo noi - prosegue Rusmini - l’ente pubblico deve continuare a lavorare nella direzione di qualificare il lavoro di cura. Non limitarsi a far incontrare domanda e offerta ma accompagnare il rapporto di lavoro e offrire un servizio più interconnesso tra regioni, comuni, Asl, centri per l’impiego, cooperative sociali, associazioni, patronati. Questa è la strada da percorrere». Se le famiglie sono un po’ meno sole, rimane la nota dolente dei costi di assunzione di un assistente familiare che possono superare, in base alle ore lavorate e se convivente, 1.300 euro al mese. «A livello centrale - rileva Rusmini - le famiglie vanno sostenute rendendo gli gravi fiscali più consistenti».

ASSUNZIONE E BENEFICI FISCALI

Assistenza nel rapporto di lavoro
50&Più Servizi è specializzata nella regolarizzazione e nell’amministrazione del rapporto di lavoro domestico, a norma del Contratto Collettivo Nazionale.

È possibile ricevere assistenza per:

- assunzione, cessazione e variazionerapporto di lavoro;
- prospetti paga;
- calcolo degli istituti (tredicesima, ferie, festività, etc…);
- elaborazione della dichiarazione sostitutiva dei redditi;
- prospetto di liquidazione (Tfr).

Per saperne di più: info.assistentefam@50epiu.it

Agevolazioni fiscali
50&PiùCaaf ricorda i benefici fiscali previsti per l’assunzione di collaboratori domestici o assistenti familiari. Il datore di lavoro può dedurre dal proprio reddito complessivo i contributi previdenziali Inps versati per la quota a suo carico, fino a un importo massimo di 1.549,37 euro l’anno. La deducibilità di tale importo è fissa e non varia in base ai redditi dichiarati. Inoltre, il datore di lavoro può detrarre dall’imposta lorda il 19% delle spese, per un importo massimo di 2.100 euro l’anno (vale a dire 399 euro massimo), sostenute per gli addetti all’assistenza familiare di persone non autosufficienti, anziani e non. La detrazione spetta anche per i familiari non a carico e solo se il reddito complessivo annuo non supera 40.000 euro.

Per saperne di più: www.50epiucaaf.it

UN AUMENTO DI BEN 50 VOLTE

Il ritorno delle italiane

Gli occupati come “badanti”, secondo i dati Inps del 2013, erano 361.517. Rispetto al 2004 c’è stato un balzo in avanti delle italiane passate da 1.115 a 55.402. Un aumento di ben 50 volte, segno della crisi occupazionale.

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