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VIDEOGIOCHI anche a 60 anni
L'associazione dell'attività fisica con l'esercizio “mentale” richiesto nel gioco virtuale stimola fattori neurotrofici preziosi per il cervello.

Gli anziani e i videogiochi? Una recente ricerca ha scoperto che i videogiochi possono essere di grande aiuto nelle persone anziane per sviluppare alcune abilità, come quelle della memoria e della reattività, della velocità di elaborazione e dell’orientamento nello spazio.

Lo studio, elaborato da ricercatori della facoltà di neuroscienze e psicologia presso l’University of Illinois at Urbana-Champaign ha preso in considerazione un gruppo di anziani che negli ultimi due anni non aveva mai giocato a videogiochi, la metà dei quali sono stati invitati a giocare a Rise of Nations, un noto e diffuso gioco di strategia in tempo reale, per un periodo di 24 ore in totale nell’arco di 8 settimane.

I benefici riscontrati
I test realizzati hanno rilevato che le persone che hanno giocato al gioco di strategia risultavano aver migliorato le loro prestazioni in diversi aspetti, memoria, ragionamento e, in particolare, in quelle abilità che vanno sotto la categoria dei processi di controllo esecutivo, come la capacità di pianificazione, di programmazione, di affrontare situazioni ambigue ed il multitasking inteso come la capacità di eseguire più di un compito contemporaneamente.

Secondo i ricercatori, con l’invecchiamento diminuisce la capacità di sviluppare alcune di queste abilità, e la fatica di esercitarle fa sì che esse vengano sempre meno applicate. Giocare ai videogiochi quindi permetterebbe di esercitarsi proprio in quelle capacità che per gli anziani più facilmente vengono meno.
Non è la prima ricerca che sperimenta l’influenza dei videogiochi ed il loro potenziale di mantenere allenato il cervello negli anziani. Recentemente, infatti, le ricerche si sono orientate anche sulle potenzialità che alcuni giochi, come la Wii, che possano in qualche modo sviluppare anche capacità ed abilità fisiche.

I videogiochi interattivi
Si tratta dei cosiddetti “exergames”, ovvero giochi interattivi in cui l'esercizio fisico è praticato in un ambiente virtuale tridimensionale: questi giochi, infatti, oltre a mantenere in forma gli anziani e divertirli, hanno un effetto positivo considerevole sulle loro capacità cognitive. Lo dimostra una ricerca pubblicata sull'American Journal of Preventive Medicine condotta da medici dell'Union College di Schenectady a New York.

Il Cybercicle Study ha coinvolto 101 volontari dai 58 ai 99 anni che a casa loro avevano una cyclette; le biciclette di alcuni sono state equipaggiate di uno schermo virtuale in modo che durante la pedalata i partecipanti fossero “immersi” in un tour tridimensionale nel quale gareggiavano contro un altro ciclista. In media ognuno “giocava” tre volte alla settimana.

Le sfide  “in bicicletta”
Dopo tre mesi di gare virtuali, i “cyberciclisti” hanno ottenuto punteggi migliori ai test di funzionalità cognitiva e avevano una ridotta progressione verso il deficit cognitivo lieve (meno 23 per cento) rispetto ai partecipanti che avevano pedalato su biciclette normali, senza lo schermo virtuale. Non c'erano differenze nella frequenza, nell'intensità o nella durata delle sessioni di esercizio.

“Pedalare in un “ambiente virtuale tridimensionale” come quello proposto dagli schermi, anticipare le curve, competere con un altro ciclista richiede qualcosa in più rispetto al semplice pedalare su una cyclette: occorrono maggiore attenzione, maggior capacità decisionale, più concentrazione. Tutte caratteristiche che dipendono dalle funzioni cerebrali esecutive e che abbiamo visto migliorare” – dice Anderson-Hanley, la psicologa dell'Healthy Aging and Neuropsychology Lab che ha coordinato lo studio.

Gli effetti neurologici
“Nei cyberciclisti abbiamo anche trovato un incremento nei livelli plasmatici di BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Growth Factor, un fattore associato alla plasticità cerebrale che secondo alcuni è potenziata dall'esercizio fisico), e ciò suggerisce che l'associazione dell'attività fisica con l'esercizio “mentale” richiesto nel gioco virtuale possa stimolare fattori neurotrofici preziosi per il cervello” continua la psicologa.
Chiedendo ai partecipanti che ne pensavano dell'esperienza di cyberciclismo, i ricercatori hanno raccolto commenti entusiasti: piaceva molto sia l'ambiente 3D che la competizione con un altro ciclista. E tutto ciò ovviamente aiuta a praticare con regolarità il “gioco”.
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